Lo sport non solo forgia il carattere delle persone, ma lo rivela anche!!!
Molto spesso lo sport si è macchiato (e ahimè continua a farlo) di fatti e fattacci di cui si fa fatica a sentirsi fieri. Comportamenti anti sportivi, poco etici, furbetti, maliziosi, opportunistici e talvolta addirittura truffaldini.
Qualcuno dice che lo sport è anche fatto di queste cose, che non siamo tutti uguali e che, soprattutto, l’unica cosa che veramente conta è vincere! Per cui, vale tutto… o quasi!
In parte è vero! Nello sport agonistico l’importante è vincere. Il secondo non viene ricordato… Sono logiche che conosco benissimo. Chi chiede il mio aiuto in qualità di coach, lo fa perchè vuole vincere, ed io alleno la sua mente a fare tutto il possibile a tale scopo, ma esiste sempre un limite.
Ammettere un errore, denunciare una irregolarità a proprio svantaggio non è contemplato nella logica della vittoria ad ogni costo e ha senso interrogarsi su quanto ciò sia giusto oppure no, tuttavia lungi da me emettere giudizi e sentenze in merito e mi limito a segnalare due diversi “modelli del mondo”.
Già, perchè si tratta proprio di due diverse visioni del mondo e dello sport nello specifico. Se da una parte è vero che lo sport educa le persone al sacrificio, al lavoro duro, alla competizione, ecc. dall’altra parte è altrettanto vero che lo sport da alle persone l’opportunità di manifestarsi. Ognuno con le proprie prerogative personali: forza interiore, grinta, sensibilità, correttezza e quant’altro.
Con tutti gli esempi negativi che riempiono le colonne dei rotocalchi sportivi, ogni tanto, spicca qualche episodio che varrebbe la pena segnalare anche sui giornali (ma che ovviamente nessuno si fila).
Qui in basso un breve video di un gesto che ci fa ben sperare nell’animo leale delle persone. Vale la pena di vederlo.
Racconta di una gara podistica in cui, a pochi metri dall’arrivo, il corridore in testa si ferma pensando di aver già superato il traguardo, e il corridore dietro di lui, sopraggiungendo alle sue spalle, non lo supera e lo spinge a tagliare il traguardo per primo.
La domanda che mi faccio è: si sarebbe comportato nello stesso modo se si fosse trattata di una finale olimpica? A te l’ardua sentenza, io non lo so, ma preferisco rimanere con il dubbio e con questa immagine di altri tempi nella mente.
Sport e etica a braccetto: siamo disposti ad accettare e pagare i prezzi che comporta?
In questi giorni si parla molto di etica nel calcio. Cesare Prandelli, CT della nazionale, lascia fuori Balotelli per le sue intemperanze in campo (leggi qui). Il Varese calcio lega i contratti ad un codice etico (leggi qui). Gli articoli sulle controversa dichiarazione di Gigi Buffon sul gol-non gol nella partita Juve-Milan di qualche giorno fa… (leggi qui)
… insomma per un motivo o per l’altro si parla di etica e… l’Italia si divide. C’è chi dice sì e chi dice no. C’è chi ritiene certi episodi al limite della decenza e chi invece li ritiene normali o comunque accettabili nel mondo del calcio.
Non entro nel merito di cosa sia per me giusto o sbagliato, ancorchè mi senta di parteggiare per coloro che sono abbastanza stufi di certi atteggiamenti. Voglio però invitarre a riflettere sul fatto che l’etica, ahimè, spesso male si accompagna con il business e con la “legge del risultato ad ogni costo”. Non sono rassegato, intendiamoci, e apprezzo enormemente gli sforzi di Prandelli, del Varese e di chiunque voglia promuovere uno sport valoriale, anche perchè se qualcuno non prende posizioni nette e non agisce di conseguenza, non si potrà mai cambiare la situazione.
Detto ciò, sono curioso di sapere se queste persone avranno la forza di seguire le proprie intenzioni anche quando (e se) i risultati volteranno le spalle. Ad esempio. Non convocare Balotelli, che per quanto sia una testa calda è indubbiamente uno dei giovani di magior talento, potrebbe penalizzare fortemente le performance della nazionale. E allora mi chiedo, se Prandelli avrà la forza di seguire la propria linea di condotta (che ripeto apprezzo e condivido pure) anche in caso di sconfitte sul campo. Questa mia riflessione è quantomai attuale visto che la nazionale (priva appunto di Balotelli) ha appena perso l’amichevole con gli Stati Uniti. I giornali hanno immediatamente sottolineato la cosa (leggi qui).
Educare le persone all’etica quando non sono abituate a seguirne una, è decisamente difficile. Costa. Costa in termini di energie, sforzi, tempo e… ahimè in questi casi anche denaro. Rinunciare al talento per privilegiare l’atteggiamento può richiedere prezzi prestazionali e di risultati molto alti. Credo che ne valga la pena ovviamente, ma solo se si guarda in avanti con un’ottica di lungo periodo. Sul breve può diventare fortemente penalizzante. Avremo la forza di resistere e di pagare il prezzo?
Io tifo per Prandelli & co. Sogno un calcio, e più in generale, uno sport più etico e, perchè no, formativo, come lo sport dovrebbe comunque essere.
La realtà e l’esperienza insegnano che dove c’è business l’etica non è ben vista, ma questo non deve essere una scusa per non darsi da fare in quella direzione. Anzi! Per me è aberrante che dei giocatori si vendano le partite. Eppure, questo è un cancro che prospera e che si nutre di persone che personalmente reputo stupide e di bassa autostima che si lasciano convincere.
Il comportamento dei giocatori e degli operatori dello sport (allenatori, dirigenti, giornalisti ecc.) influenzano quello degli appassionati, legittimando o condannando qualsiasi comportamento anche da parte dei tifosi. Giustificare comportamenti violenti in campo, e poi condannare quelli sugli spalti è un’incoerenza che non porta a nulla. Aria fritta.
A cosa serve stupirsi o indignarsi di fronte a comportamenti irresponsabili di calciatori e tifosi quando gli stessi giornalisti si comportao da scalmanati? Guarda questo:
E allora, avanti tutta con l’etica. Dicevo all’ultimo Beautiful Day: “Dovremmo sforzarci tutti di comportarci in maniera un po’ più etica”.
Si torna al passato! Finalmente una bella iniziativa dal mondo del calcio.
<<Pari>>
<<Io dispari>>
<<Bim, bum, bam.. 2 +3 = 5. Dispari. Scelgo per primo io!>>
Tutto iniziava così. In un giardino, in una piazzetta o in una strada poco trafficata. Due bimbi, i capitani, che si accordavano per scegliersi i componenti della squadra. I pali fatti con le maglie e i giubbotti ammucchiati a terra; niente fuori gioco; ma soprattutto… niente arbitro. Fallo, punizione, rigore, fuori, alta, rete… tutto deciso “a buon senso”.
Nel gruppo c’era ovviamene chi voleva sempre aver ragione, chi discuteva e chi lasciava stare; chi si arrabbiava e chi calmierava gli animi. Tanto alla fine si trovava sempre un equilibrio e ci si divertiva come dei matti. Ogni tanto si bisticciava, ma il giorno dopo tornavamo lì a giocare di nuovo, magari nella stessa squadra. Tutto iniziava e moriva lì.
A pensarci oggi sembrano passati mille anni e i ragazzini di oggi sembrano così… diversi da come eravamo noi. Immaginare una partita di calcio autoarbitrata sarebbe pura utopia…
… e invece no! Gianni Rivera, responsabile del settore giovanile scolastico della FIGC, ha istituito per la categoria pulcini (8-10) anni, le partite autoarbitrate. Proprio come si faceva una volta all’oratorio. Se funzionava una volta, funzionerà anche adesso.
I bambini sono bambini e devono divertirsi. Non ho dubbi sul fatto che a quella età riusciranno a gestirsi. Difatti il propblema non sono i bambini. Il problema sono I GENITORI! Affermazione decisamente forte, ma lo dico con cognizione di causa. In qualità di Mental Coach sportivo lavoro spesso con atleti giovani, e molte volte l’influenza dei genitori, ancorchè mossa a fin di bene e inconsapevole, fa più danni della grandine.
In alcuni sport più che in altri (e il calcio è uno di questi) le aspettative dei genitori sono tali da generare nel ragazzo tensioni e pressioni che non dovrebbero esistere in quella fase. La cosa curiosa è che i genitori affermano di non interferire assolutamente, nel bene e nel male. Ritengono di essere neutrali, di essere meramente degli accompagnatori, eppure, quando mi capita di assistere alle gare insieme a loro… beh, lasciamo perdere.
Sono curioso di sentire le reazioni degli adulti fuori dal campo, quando i bambini decideranno per una cosa piuttosto che per un’altra. Si sentiranno commenti, teste che si squotono e braccia al cielo… mentre i bambini avranno già ripreso a correre e a divertirsi.
Che bella lezione sarebbe!
Spero ardentemente che l’inizuativa produca esiti positivi affinchè si possa creare una nuova tendenza e ritrovare nello sport quello spirito agonistico sano e formativo che lo sport dovrebbe sempre avere. Quantomento con i bambini.
Sarebbe l’opportunità per insegnare loro a responsabilizzarsi, insegnare a non scaricare le proprie frustrazioni sugli altri (gli arbitri), a non simulare, a trovare un equilibrio sociale e di gruppo… ci sono svariate implicazioni positive che sarebbe un peccato perdere.
Forza allora… andiamo a giocare!
ABC del Coaching: a scuola da Alonso.
Alla domanda “Come si mantiene la voglia di non mollare di fronte allo strapotere della Red Bull?”
Alonso risponde: “Il metodo è molto semplice: devi illuderti di poter vincere. L’illusione tiene in vita la speranza e motiva tutto il gruppo. Il mondiale non è ancora finito e se io e Massa cominciamo a vincere, si risucchiano punti”.
La linguistica non è perfetta ma il succo è assolutamente centrato. Pensando di potercela fare si riesce ad attingere a risorse in più e lui, da Campione quale è, lo sa benissimo. Linguisticamente, nella nostra lingua il termine illusione lascia un po’ intendere che non si potrà realizzare. Per noi illudersi di qualcosa significa presupporre poi una delusione. In realtà il termine in oggetto può avere un’accezione completamente diversa legata al pensare a qualcosa in maniera tanto convincente da credere che si tratti della realtà! Questo a prescindere da ciò che avverrà in seguito. In questo caso significherebbe usare la mente in maniera strategica assecondandone la sua natura immaginativa.
Noi sappiamo che la mente umana non distingue cose vividamente immaginate da cose realmente vissute. Qualsiasi cosa che riusciamo a credere in maniera profonda si può trasformare nella nostra realtà soggettiva, e noi sappiamo bene il potere che questa ha sulla nostra stessa vita.
Tutti i grandi Campioni dello sport hanno sperimentato sulla propria pelle il potere immaginativo e creativo della loro mente, chi in maniera consapevole e chi no, ma un campione che si rispetta, anticipa sempre nella propria mente ciò che vuole realizzare.
Come lo direbbe Alonso: si illude di potercela fare… e spesso ci riesce!
Partite truccate, scommesse e doping… il lato oscuro dello sport.
Amo lo sport.
Lo pratico da sempre, lo guardo con passione e, grazie al mio lavoro, ne approfondisco la conoscenza nelle sue infinite discipline. Adoro l’odore della canfora negli spogliatoi e la sensazione dell’adrenalina prima, durante e dopo le gare.
Potrei scrivere a lungo elencando tutte le ragioni per le quali sento lo sport come una parte entusiasmante dell’esperienza della vita; ragioni che infiammano il cuore di milioni di appassionati in tutto il mondo.
Ovviamente, come ogni cosa, non è fatta solo di aspetti positivi. Nulla è positivo o negativo per sua natura, invece tutto è sia positivo che negativo. Il simbolo del Tao rappresenta magnificamente questo concetto. Esiste un equilibrio universale che regola ogni cosa al quale niente e nessuno può sfuggire.
Nello sport ad esempio, che tutti riconoscono come strumento per il benessere fisico, esistono aspetti e risvolti che di salutare hanno ben poco. Nello sport agonistico si porta il fisico così vicino al limite che spesso lo si supera, arrecando danno all’organismo: traumi, rotture, lesioni, affaticamenti, ecc.
La maggior parte degli atleti professionisti a fine carriera sono fisicamente “distrutti”. Lo sport agonistico non fa bene alla salute.
Il doping è l’estrema frontiera oltre la quale incontrare la possibilità di ottenere performance oltre ogni immaginazione. Recuperi prodigiosi, prestazioni eccellenti e allenamenti a ritmi al limite dell’umano. Una sirena decisamente suadente alla quale diventa difficile resistere. Ci sono caduti atleti straordinari, uomini e donne di indiscusso talento che però hanno ceduto alla tentazione.
La parte oscura dello sport. Tutta quella zona d’ombra che esiste anche se non si vede e che rende lo sport un’attività meno nobile di qualnto la si voglia descrivere. Mi verrebbe da dire: beh solo tra i professionisti. Solo tra coloro che dalle proprie prestazioni ci guadagna fior di quattrini; e invece non è così. Il doping è largamente diffuso anche tra i dilettanti e amatori.
In questi giorni si è fatta un pochino di luce su un’altra zona d’ombra: le scommesse e gli incontri “truccati”. In questo caso si parla di calcio. Nomi illustri, calciatori eccellenti che si mettevano d’accordo per definire in anticipo il risultato finale delle partite e guadagnare così dalle scommesse.
Stiamo parlando di persone privilegiate per il solo fatto di poter fare un lavoro che corrisponde anche alla loro passione, che in molti casi guadagnano cifre imbarazzanti e comunque decisamente superiori alla media della popolazione; che hanno popolarità, ecc. In apparenza, persone di successo, ricche e felici. Poi si viene a sapere che scommettono sulle partite (e fin qui tutto legale) e che si adoperano per manipolare l’esito delle partite, per poi finire in manette sottoposti al ludibrio pubblico… della serie: piccoli criminali crescono.
Non mi sento indignato per due motivi: Primo, nulla di nuovo. Non si conoscevano nomi e fatti precisi, ma si tratta di cose che, più o meno, tutti sapevano. Certo che non ne hai la prova fino a quando non “scoppia la bomba”, ma nell’ambiente si sanno.
Secondo, fortunatamente le persone che alimentano questa parte oscura sono poche rispetto a coloro che vivono lo sport in maniera più “romantica”. Certo che quando accadono fatti così eclatanti si muovono giornali e tv e il baccano si fa sentire di più.
Mi spiace. Dico solo che mi dispiace.
Mi spiace per le persone coinvolte e per le loro famiglie. Mi spiace per lo sport in generale. Mi spiace che persone comunque privilegiate cerchino strade fraudolente e scorciatoie per realizzare obiettivi economici che potrebbero raggiungere in altro modo.
A me comunque piace pensare allo sport in altro modo. Piace pensare ad una Schiavone che a oltre 30 anni raggiunge la seconda finale di fila del Roland Garros, e anche se questa volta non è riuscita a conquistare il titolo, ha lottato con tutte le sue forze e con lealtà, riconoscendo alla fine anche i meriti della propria antagonista. Mi piace pensare a tutti i grandi campioni che hanno dato molto allo sport (e non solo al mondo sportivo) in modo etico e onesto. Questi sono gli esempi che ho voluto prendere a modello per creare il programma del corso IMPARA DAI CAMPIONI.
Vita da coach: uno dei privilegi di un bravo mental coach.
Siamo in piena estate e oggi, finalmente, parto anch’io per le vacanze.
MI sposto con la family verso le belle acque toscane in maremma, a rinfrescare un po’ le idee.
Prima di partire però, ho pensato di pubblicare questo breve filmato che ho registrato proprio ieri presso il circuito privato della Ferrari a Fiorano (MO) mentre Fernando Alonso stava girando in pista.
Uno dei vantaggi/privilegi dell’essere un mental coach è che hai la possibilità di frequentare ambienti difficilmente accessibili dalla moltitudine delle persone, ma di grande interesse – soprattutto se ti occupi di sport.
Spero che possa esserti in qualche modo di ispirazione.
Non so bene se il posto in cui risiederò avrà copertura sufficiente per continuare a postare sul blog, in caso affermativo, continuerò a scrivere con la gratificante illusione che tu abbia piacere a leggermi anche in piena estate.
Anyway, ti auguro una buona estate, ovunque tu vada e qualsiasi cosa tu faccia.
Ti auguro tutto il meglio.
Cesare Prandelli mental coach.
Cesare Prandelli, nuovo CT della nazionale italiana, parla di “Italia di qualità“.
Nella sua prima conferenza stampa da neo ct Prandelli spiega che tipo di squadra vuole creare.
La cosa interessante è che non parla solo di tattiche di gioco e qualità tecniche dei giocatori, anzi. Si sofferma principalmente su alcuni aspetti che sono piuttosto familiari a noi coach.
“Dobbiamo arrivare a questo appuntamento – dice Prandelli – con una squadra che abbia una propria identità, un gruppo orgoglioso di rappresentare l’Italia, forte e convinto dei propri mezzi”.
In poche righe ha condensato svariati temi legati al mental coaching.
Parla di Identità, quindi di avere una immagine di se stessi ben definita e rappresentativa del gruppo che si creerà. Un’identità forte permette di rimanere coerenti con quanto ci si è impegnati a fare.
Parla di gruppo e vuole che questo si senta orgoglioso di vestire la maglia azzurra. Questo permetterà, una volta indossata quella maglia e ciò che rappresenta, di poter disporre di risorse interiori aggiuntive e inaccessibili diversamente.
Parla di essere forti, e sicuramente fa riferimento alla forza interiore. Questo è uno “stato risorsa” che aiuterà ad affrontare le paure e le ansie che si possono generare nei momenti importanti.
Infine parla di essere convinti. Non poteva mancare una menzione alle convinzioni, sapendo che rappresentano la base su cui appoggia l’agire umano. Credere in se stessi aiuterà i singoli e il gruppo a dare il meglio di se e a puntare verso il massimo risultato possibile.
Pensando a queste parole ho pensato a due cose:
- sono una conferma di come gli aspetti mentali siano fondamentali e imprescindibili per fare un lavoro eccellente. Anche il mondo del calcio è consapevole del valore di questi aspetti.
- l’intenzione di Prandelli è ottima ma tra il dire e il fare… Mi chiedo come intende agire per creare questi presupposti, posto che sono tutto meno che scontati.
Io un’idea ce l’avrei…
Raggiungere il successo è difficile ma confermarlo lo è ancora di più!
Molto spesso ho sentito dire dai grandi campioni che la parte difficile non è raggiungere il successo, ma il confermarlo, e questo accade non solo nello sport ovviamente.
Chi lotta per arrivare in alto, si presuppone che parta dal basso e di conseguenza ha poco da perdere e tutto da guadagnare. Chi invece si trova in una posizione di rilievo e deve confermare il proprio status ha a che fare con il peso delle aspettative e, viceversa, ha sempre più cose da perdere che da gudagnare.
Dal punto di vista del coaching mentale, posso dire che si tratta di due lavori differenti: uno per affermarsi, e l’altro per confermarsi. Le motivazioni e gli stimoli possono cambiare.
Comunque sia è sempre meglio prepararsi in anticipo. Intendo dire che mentre mi preparo mentalmente a realizzare l’obiettivo, dedico tempo e risorse anche a prepararmi a gestire l’obiettivo una volta raggiunto; o meglio a gestire me stesso una volta raggiunto l’obiettivo. Questo significa prevedere tutti gli aspetti – positivi e negativi – che fanno parte della nuova situazione che si viene a creare una volta raggiunto l’obiettivo.
Non fare ciò sarebbe come insegnare ad una persona a raggiungere la vetta di una montagna senza spiegarle poi come fare a discenderla.
Quando lavoro con qualcuno con l’obiettivo di raggiungere un grande obiettivo, faccio sempre riflettere sulle conseguenze (chiamiamole negative) dovute al raggiungimento dell’obiettivo. Già, proprio così! Può sembrare strano ma ha senso anche prepararsi alle ripercussioni negative del successo.
Di solito tra queste ripercussioni, ci sono l’appagamento, il cambio di motivazioni, la responsabilità, le aspettative e, soprattutto, l’interruzione di modulo.
Il recente esempio della Schiavone che dopo la strepitosa vittoria di Parigi ha raccolto solo sconfitte tanto inattese quanto il suo successo francese, dimostra con chiarezza che confermare di essere “una numero uno” è davvero difficile. In pochi riescono a farlo e non è solo una questione di talento – in questo caso tennistico.
COACHING CHAT: Allena il tuo corpo in modo facile e sano.
Martedì 30 Giugno
dalle ore 22 alle 23
ci sarà la prossima sessione di Coaching Chat
“ALLENA IL TUO CORPO”
Rimanendo in linea con le ultime sessioni di Coaching Chat in cui abbiamo trattato l’alimentazione e il benessere, vorrei continuare su questa traccia e dare continuità al tema per rispondere all’entusiastico feed back che mi è arrivato da coloro che hanno ascoltato le ultime registrazioni.
Il tema è sempre quello della vitalità e del benessere.
Questa volta parleremo specificamente di allenamento fisico.
Lo faremo con un personal trainer d’eccezione: Marco Caggiati, direttore del sito www.allenamentofitness.com e ideatore del metodo “7 Minutes Project Manager”
Parleremo di cosa e come è importante allenare il proprio corpo; di quali sport sono più o meno indicati al fine di raggiungere i propri obiettivi di vitalità; di quali attrezzature servirsi, ecc.
Partecipare alla Coaching Chat è facile e GRATUITO.
Non devi fare altro che prenotare il tuo posto nella sala conferenze virtuale mettendo i tuoi dati nel form che trovi più in basso e seguire le istruzioni. Tutto qui!
Prenotandoti per la diretta avrai la possibilità di seguire la Coaching Chat in diretta – Martedì 30 a partire dalle ore 22 – oppure la possibilità di scaricarne la registrazione anticipatamente rispetto gli altri.
Metti il tuo nome (non serve il cognome) e la tua email per prenotare il tuo posto nella sala conferenze virtuale.
Se vuoi rivolgere a Marco delle domande in merito al tema trattato, fallo tranquillamente scrivendo a questo indirizzo e mail:
liviocoach@gmail.com
ed io le sottoporrò direttamente a lui.
Ci vediamo in sala conferenze.
Ciao























