Che tu faccia sport oppure no, Impara dai Campioni può aiutarti a diventare Campione nella tua vita personale (privata e professionale).
Lo sport è una straordinaria metafora di vita. Questa è una frase che dico molto spesso e nella quale credo profondamente.
Oltre a rappresentare bene le dinamiche della vita credo anche che lo sport possa aiutare le persone a educarsi e a temprarsi. Lo sport forma il carattere delle persone e nello stesso tempo lo rivela anche. Attraverso lo sport si impara a conoscere meglio se stessi e ci si può allenare a vincere e a perdere; a stare con le altre persone collaborando con esse per il raggingimento di uno stesso obiettivo; a dare il massimo di sè, anche quando si è stanchi morti; a non mollare mai fino a quando i giochi sono davvero finiti… potrei continuare a oltranza a elencarti i benefici educativi che possono scaturire da una sana pratica sportiva.
Non c’è situazione in cui sono impegnato nella quale non esorti le persone a praticare un qualsiasi sport. Primo per un motivo di salute e vitalità, secondo, proprio per motivi educativi. Lo sport può insegnarci molto. Purtroppo molte persone non comprendono questo passaggio. Si limitano a pensare che a loro non serve a nulla, che non gli piace farlo e che non hanno nulla da imparare dall’esperienza sportiva. Grande presunzione… grande errore!
Il corso IMPARA DAI CAMPIONI, che parla appunto di cosa e come imparare dai grandi campioni dello sport, ti aiuta a declinare nella tua vita reale (privata e professionale) i loro segreti del successo. Che tu lo creda o no, puoi diventare immediatamente il campione della tua vita e realizzare ciò che desideri maggiormente.
Dai un’occhiata al video qui sotto. E’ un estratto del corso Impara dai Campioni del 30-31 ottobre 2010 tenutosi a Roma.
Spero vivamente che possa ispirarti a decidere di essere dei nostri nella prossima edizione del corso, che sarà a Milano il 5-6 marzo 2011.
Per ulteriori informazioni e per iscriverti clicca sul seguente link.
http://www.ekiscoaching.it/imparadaicampioni/
Kaizen, coaching e voglia di imparare.
Quest’anno ho in programma di frequentare diversi corsi di aggiornamento. Dopo tanti anni (più di 20) in questo settore non ho ancora perso la curiosità e il desiderio di apprendere cose nuove e di mettermi costantemente in gioco e ho motivo di pensare che non mi passerà mai. Quanto sentii per la prima volta il termine Kaizen, non sapevo certo quale impatto avrebbe avuto nella mia vita. Sono felice di esserne stato contagiato.
La cosa molto curiosa, che mi piace da morire, è che l’idea di andare a seguire questi corsi mi galvanizza, mi eccita, mi dà una carica interiore pazzesca. Mi piace pensare che anche chi si iscrive ai miei seminari provi le stesse cose. Non so se sia così, ma è’ bello pensare di generare questo effetto sulle persone.
Ricordo nel 1990, a Gorizia. Al tempo ero istruttore dei corsi di Memoria e di lettura veloce e la maggiorparte degli allievi erano giovani studenti alla ricerca di strategie per “imparare ad imparare”. Quel weekend, all’inizio del corso, si presentò una signora leggermente “fuori target”: aveva 74 anni.
Ricordo anche il suo nome, si chiamava Elvira Orr ed era un’ex insegnante. Quando si presentò davanti a tutti gli allievi del corso, disse di essere profondamente attratta dall’idea di poter imparare delle strategie per studiare meglio. La entusiasmava l’idea di imparare delle cose nuove. Curioso no? Io facevo una fatica incredibile per convincere gli studenti a investire tempo e denaro per fare il corso e lì c’era una ex insegnante di oltre 70 anni più motivata che mai ad imparare!
Diede a tutti una bella lezione di umiltà e saggezza. Per i ragazzi che erano al corso fu un’opportunità straordinaria. Ricordo che alla fine del corso partecipò al saggio finale facendo un esercizio mnemonico di altissimo livello.
Io avevo 24 anni e ricordo come fosse ieri, commentando con i miei collaboratori, che dissi: “vorrei arrivarci anche io alla sua età con la sua stessa voglia di imparare.”
Ora ho “solo 45 anni” e devo ammettere che quella voglia la sento alla grande.
Mi passerà mai?
Il potere della voce
La comunicazione umana avviene attraverso tre canali fondamentali: il canale verbale (le parole), il canale paraverbale (la voce) e il canale non-verbale (il corpo) – cosa che ormai sanno anche i quadri attaccati ai muri delle pareti di casa nostra.
Il primo canale, quello delle parole, è ricco di pubblicazioni e seminari in merito. La PNL, la scuola di Paolo Alto e tantissimi altri ricercatori/autori hanno contribuito a studiare, codificare e divulgare modelli linguistici di ogni genere. Dal Milton Model, ai truismi, dal dialogo ipnotico al metamodello, ecc.
Anche il terzo canale è stato esaustivamente esplorato. Esistono pubblicazioni e corsi sul linguaggio del corpo, sulla comunicazione non verbale e sull’uso della fisiologia per gestire gli stati d’animo.
L’unico canale che è stato poco battutto dal mondo della formazione, del coaching e della terapia è invece quello relativo all’uso della voce.
Normalmente, nei corsi di comunicazione e di public speaking, viene appena spolverato, e liquidato con pochi e superficiali suggerimenti per migliorare l’uso del volume e delle pause. Punto!
Posto che la voce rappresenta ben il 38% del significato della comunicazione, e che in realtà presenta molteplici sfumature, non riesco a spiegarmi come mai sia stato così snobbato.
Da qualche mese mi sono affidato all’aiuto di un voice coach proprio perchè ritengo fondamentale riuscire a usare la voce in maniera eccellente e ciò che sto scoprendo è fantastico. Ognuno di noi può imparare a usare la propria voce in maniera assolutamente efficace e ruscire così a comunicare in modo speciale con le altre persone. Già proprio così, ho detto speciale.
Oggi mi capita di andare al cinema e di fare attenzione ai dialoghi come non avevo mai fatto prima e, facendo un rapido raffronto con la vita di tutti i giorni, scopro che oltre il 95% della gente usa la voce in maniera “disastrosa”.
Mi permetto di dire ciò, perchè anche io ero tra queste persone, ancorchè qualcosa lo avessi già appreso e sviluppato grazie alla natura del mio stesso lavoro. Stare di fronte alla sala e, soprattutto, aver avuto dei bravi maestri a cui modellarmi, mi hanno permesso di imparare a usare la voce in maniera appena appena più consapevole ma comunque lontano dall’eccellenza.
Proprio in questi giorni, ho organizzato un corso sulla voce all’interno della mia azienda e, oltre a divertirci come dei matti, stiamo imparando ad esprimere noi stessi e le nostre potenzialità anche attraverso questo strumento eccezionale che è la nostra voce.
Alla riscoperta delle proprie radici.
Ogni anno io e i miei fratelli (Marco, Fabio e Luca) ci ritroviamo per passare 4 giorni di vacanza insieme. Senza famiglie al seguito. Solo noi. L’abbiamo istituito da una decina d’anni ed è diventato un appuntamento a cui non vorrei mai rinunciare.
Ognuno ha la propria vita, il proprio lavoro, la propria famiglia; io vivo anche a centinaia di km da Torino e le occasioni per vedersi tutti insieme e riuscire a dedicarci un po’ di tempo sono davvero poche, sicchè ne approfittiamo d’estate.
Ci aggiorniamo sulle novità personali, sulla famiglia, sui progetti; ricordiamo il passato, le vecchie amicizie, i posti… ed ovviamente ci godiamo la spiaggia, il sole, il mare.
Quest’anno abbiamo anticipato alla seconda settimana di agosto – quella appena finita – e abbiamo deciso di istituire un’altro incontro, ma questa volta invernale, sulla neve.
Un week-end all’anno ci ritroveremo sulle piste per divertirci ancora una volta tutti insieme.
Noi ci amiamo molto, nel senso più fraterno del termine, e nonostante ci si veda poco continuiamo ad avere grande feeling tra di noi. Più passa il tempo e più mi accorgo che sono stati importanti per me, che lo sono tutt’ora e che lo saranno sempre.
Ho avuto il privilegio di avere una bella famiglia – nonostante i genitori separati da quando avevo 6 anni – e di avere tre fratelli stupendi. Mi sento privilegiato e riconoscente per il mio retroterra familiare, ne riconosco l’influenza benefica nel mio carattere e nella mia intera vita. Se non avessi avuto un’infanzia di questo tipo, oggi con le strategie che conosco, mi adopererei immediatamente per “ricostruirmene una su misura”.
Come dice Bandler: <<non è mai troppo tardi per avere una bella infanzia>>.
Web Coaching – Segnale di Azione n°6: il senso di Colpa
Il senso di colpa è una brutta bestia. Conosco persone che vivono nel rimorso e si distruggono per cose accadute anni e anni prima. La nostra religione dice che siamo nati con l’eredità di un peccato
originale di cui siamo macchiati tutti e che ci dobbiamo sentire in colpa. Non lo credo.
Personalmente mi piace parlare di responsabilità piuttosto che di colpe. Preferisco sentirmi responsabile di qualcosa ma non colpevole. Assumersi le responsabilità delle proprie azioni e delle proprie decisioni è importante, il senso di colpa è un’altra cosa.
Vivere nel senso di colpa è un atteggiamento ed è molto debilitante.
Ecco il messaggio che si nasconde dietro al senso di colpa: Tu hai violato uno dei tuoi criteri fondamentali
Ecco la soluzione: Prendi atto di aver “solo” violato una tua convinzione o regola e impegnati a non violarlo più in futuro, oppure prendi in considerazione il fatto di cambiare la convinzione in oggetto. Cerca d’immaginare in che modo diverso potresti reagire alla stessa situazione conformemente ai tuoi criteri fondamentali. Elimina il senso di colpa e procedi.
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Rimani sintonizzato perché il prossimo segnale di azione che
tratterò è: la Inadeguatezza
Web Coaching – Segnale di Azione n°10: la Solitudine
La vita è uno sport di squadra e noi pare proprio che siamo degli “animali sociali”. Non basta stare fisicamente vicino a qualcuno per non sentirsi soli, bisogna anche saper creare relazioni con le
persone. Relazioni professionali, amicali, familiari, sociali, amorose eccetera.
Molte persone arrivano a sentirsi sole nella loro vita proprio perché non hanno saputo creare relazioni basate sulla profonda e genuina amicizia, sull’affetto, sulla stima, sull’onestà e sullo stare bene insieme.
Ecco il messaggio che si nasconde dietro alla sensazione di solitudine: Devi creare legami migliori con le persone
Ecco la soluzione: Riconosci il fatto che puoi legare con qualcuno immediatamente, ci sono persone sensibili e degne dappertutto. Individua il tipo di legame che cerchi e passa subito all’azione. Ricordati che la solitudine significa che tu tieni davvero agli altri e che hai bisogno di starci insieme.
Web Coaching – Segnale di Azione n°8: lo Stress
Quando la pressione psicologica ed emozionale diventa eccessiva tutta la nostra vita sembra perdere di valore. Le giornate perdono colore e i problemi diventano, poco alla volta, cose troppo grandi da poter superare. In questi casi facciamo anche difficoltà a recuperare energia dal riposo, anch’esso contaminato dai pensieri stressanti e ossessivi.
Non c’è molto da spiegare circa lo stress. Sono sicuro che anche tu, come tutte le persone, hai sperimentato qualche volta cosa significhi sentirsi stressato.
In questi casi, è giunto il momento di rivalutare alcune cose e di riprendere in mano le redini della situazione. Sali sul ponte di comando e dirigi la tua nave dove realmente vuoi.
Ecco il messaggio che si nasconde dietro la sensazione di stress: Devi riconsiderare le cose più importanti.
Ecco la soluzione: Fermati un istante e riprendi il controllo della tua vita. Decidi cosa è più importante per te, nella tua vita, nel tuo lavoro, nelle relazioni, eccetera. Dai priorità alle cose che devi fare in modo tale da dedicare il giusto tempo a ciò che realmente è importante per te. Affronta prima le cose di maggior priorità e poi via a via scendi di importanza.
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Rimani sintonizzato perché il prossimo segnale di azione che
tratterò è: la Frustrazione
Web Coaching – Segnale di Azione n°3: il Dolore
Cercare di evitare il dolore è istintivo e nello stesso tempo illusorio. Il dolore è parte del gioco della vita.
Spesso la volontà di evitare una forte sensazione di dolore porta a evitare di vivere tutte le possibili esperienze potenzialmente generatrici di sofferenza.
Per esempio, se in passato hai provato dolore (di qualsiasi tipo ed entità) parlando di fronte ad un pubblico di colleghi di lavoro, in futuro è facile che l’istinto ti diriga ad allontanarti da tutte le esperienze simili in grado di farti rivivere quelle stesse emozioni.
Difficilmente una persona riesce a circoscrivere l’esperienza dolorosa a quel giorno, in quella circostanza, con quelle persone, eccetera. La mente generalizza e ti conduce a tenerti alla lontana da tutte le esperienze simili, con la conseguenza di perdere molte opportunità di crescita e miglioramento.
Il dolore non va evitato, va vissuto e lasciato andare; va trasformato in un segnale d’azione positivo.
Ecco il messaggio che si nasconde dietro il dolore: Una tua aspettativa non ha avuto un riscontro pratico.
Ecco la soluzione: Se il dolore è dovuto da un senso di perdita, accorgiti che forse non hai perso nulla. Forse hai una percezione errata della vicenda. Cambia i significati.
Se è coinvolta un’altra persona, comunica a questa i tuoi pensieri, in maniera elegante e strategica.
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Rimani sintonizzato perché il prossimo segnale di azione è: la Rabbia
Come le emozioni considerate negative possono trasformarsi in veri e propri Segnali D’Azione
Tanto per cominciare devi comprendere che tutte le emozioni umane
contengono un messaggio positivo. Anche le emozioni più
indesiderate quali il dolore, la solitudine, la rabbia, la tristezza ecc.
possono essere costruttive se impari a comprenderle.
La questione è che devi evitare di abbatterti a causa dell’effetto
di queste emozioni negative, ma piuttosto caricarti e cercare di
scoprire il messaggio che si cela dietro di esse.
Si tratta quindi di imparare a comprendere questi Segnali di Azione
che forniscono informazioni molto importanti su noi stessi, sulla
situazione che sta accadendo e su come sfruttare meglio le nostre
risorse.
Rimani sintonizzato perchè nei prossimi post, ti svelerò come poter trasformare le più comuni emozioni depotenzianti in veri e propri Segnali di Azione.
Cominceremo con l’emozione del Disagio.
Web Coaching – Segnale di Azione n°4: la Rabbia
Una delle cose più brutte che si possa vedere è una persona in preda alla rabbia: straparla, diventa aggressiva, volgare, cattiva…
Di solito una sfuriata rabbiosa porta con sé sensazioni postume di vergogna e di colpa per come ci si è comportati, e questo la dice lunga.
Tutto sommato, una sfuriatina, chiamiamola così, non rappresenta l’aspetto peggiore della rabbia. Il primato va senza ombre di dubbio, alla rabbia che viene tenuta in caldo e portata con sé nel tempo. Chi nutre sensi di rabbia prolungati nel tempo si danneggia in maniera ben più massiccia.
La rabbia produce cattive energie e queste cattive energie rimangono nel nostro corpo e vengono anche trasmesse alle persone vicine e all’ambiente circostante.
La rabbia tende a somatizzarsi e ad influenzare il nostro organismo e il sistema immunitario.
Anche in questo caso la rabbia, come tutte le emozioni di cui stiamo parlando, ha uno o più aspetti positivi. Usata bene, la rabbia può stimolare alla reazione, può motivare ad agire e a prendere finalmente decisioni in merito a cose importanti della nostra vita.
Ecco il messaggio che si nasconde dietro la rabbia: Una tua regola o una tua convinzione importante, è stata violata da te o da qualcun altro.
Ecco la soluzione: Accorgiti del fatto che potresti aver male interpretato l’intera situazione, che la tua rabbia nei confronti della persona che ha trasgredito alla tua regola potrebbe derivare
dal fatto che questa persona non sa cosa sia importante per te (anche se tu credi che dovrebbe saperlo).
Inoltre considera che le tue regole potrebbero non essere quelle giuste. Metti in dubbio che ci sia stata la volontà di farti un torto o mancarti di rispetto.
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Rimani sintonizzato perché il prossimo segnale di azione è: la Delusione



















