Muore Steve Jobs. Il fondatore della Apple lascia definitivamente “la mela morsicata” e si trasforma in farfalla.
Quest’uomo ha contribuito concretamente a cambiare il mondo. E’ stato (e lo rimarrà per sempre) uno degli esempi più tipici del sogno americano. Due ragazzi, un garage, e un’idea brillante da sviluppare, tutto il resto è storia.
Un visionario, appassionato, instancabile, perfezionista… Ovunque sia andato, ha creato successi a livello mondiale.
Non esiste possessore di Mac che non lo abbia amato. E’ riuscito a trasformare il computer in un “amico” semplice ed intuitivo, in grado di lavorare con e per te. E’ riuscito a renderli stilisticamente piacevoli, colorati. Ha tolto loro di dosso quell’alone grigio e opaco che li rendeva tristi. Li ha fatti sorridere!
Ha creato una filosofia, un modo di vivere e lavorare; ha creato una comunità planetaria. Chi usa il Mac lo sa.
Ha messo un paio di cuffiette nelle orecchie di mezzo mondo, con all’altro capo del filo un aggeggino (colorato anch’esso) chiamato iPod.
Ha rivoluzionato il mondo della telefonia con l’incredibile iPhone e le sue infinite applicazioni.
Ha convinto milioni di persone a leggere il giornale e i libri sul suo iPad.
Ha divertito e commosso milioni di bambini (genitori compresi) con il primo (e poi il secondo e il terzo) Toy Story, il primo lungometraggio d’animazione completamente sviluppato in grafica computerizzata, realizzato dalla Pixar. Eh sì, se non lo sapevi qui c’è il suo zampino. Nel 1995, quando ancora Google non esisteva e le connessioni a Internet erano… pressochè inesistenti, Steve Jobs aveva già intuito le potenzialità e le possibilità offerte da un nuovo modo di fare grafica. Che vista lunga che aveva quell’uomo.
Quando lo richiamarono in Apple per risollevarne le sorti, lui si inventò l’oggetto di culto più venduto al mondo: l’iPod e poi … tutto il resto.
Dio solo lo sa cos’altro avrebbe fatto quest’uomo.
Ah, tra l’altro, inizio a credere che Dio abbia preferito portarselo su con lui per… questo non mi è dato proprio di saperlo.
Mi piace ricordare steve Jobs per quel suo straordinario e memorabile discorso motivazionale ai neo laureati della Stanford University.
Dal mio punto di vista, una lezione di life e business coaching strepitosa.
Nella testa di Steve Jobs
Ho appena finito di leggere un libro molto interessante dal titolo “Nella testa di Steve Jobs” di Leander Kahney ed. Sperling & Kupfer.
Te lo suggerisco vivamente, soprattutto se sei interessato a comprendere alcuni meccanismi che hanno fatto della Apple ma soprattutto dei suoi ultimi prodotti come i nuovi computer Mac, l’iPod, l’iPhone, degli oggetti di culto.
Già perchè possedere un Mac è diverso dall’avere un pc, quantomeno questo è ciò che percepiscono i milioni di fans della mela.
Ma torniamo al libro e al suo protagonista: Steve Jobs.
Il profilo che si evince dalla lettura non è quello di un leader come normalmente viene definito nei migliori corsi di formazione che puoi frequentare. Chissà quante volte avrai visto il filmato del suo discorso alla Stanford University (“Connecting the dots” nda) e chissà a quante volte avrai pensato: io vorrei avere un capo così.
Beh, leggendo il libro forse ci ripenseresti su. Già, perchè pare proprio che non si tratti della persona più facile con cui avere a che fare, ma forse, questo è un prezzo da pagare per avere vicino un vero genio.
L’attenzione maniacale per i dettagli e il suo comportamento irascibile hanno reso letteralmente scemi i suoi ingegneri.
Mi sono rimasti in mente alcuni punti chiave, se ti va li condivido volentieri con te:
Attenzione ai dettagli (come già detto). In un prodotto Apple nulla è a caso, neanche l’imballo.
Semplicità. Le cose devono essere fatte “a prova di scemo”. Facili e intuitive.
Esperienzialità. Possedere un Mac è un’esperienza multi sensoriale. Comincia dal suo acquisto, prosegue con il toglierlo dall’imballo per poi continuare con il suo utilizzo quotidiano.
Libro da leggere.


















