Incoerenza o ragionevolezza?
Sul New York Times ha pubblicato un articolo molto particolare i cui contenuti sono poi stati riportati anche su La Stampa. Nella Waldorf School of Peninsula, nella Silicon Valley, l’imperativo è: “ricordati di dimenticare a casa il tuo iPad!”.
La scuola, di matrice Steineriana, non prevede infatti l’uso di alcun apparecchio elettronico o computer per le classi elementari e medie. Usano lavagne e gesso, scrivono con matite e pastelli, lavorano a maglia, studiano la poesia e l’arte in genere attraverso l’esperienza e il gioco; vanno nei campi a coltivare l’orto e a pigiare l’uva, per rimanere “ancorati alla terra” e alle cose basiche della vita. Iniziano le lezioni con la ritmica e i conti li fanno dividento una torta o attraverso strumenti rudimentali costruiti da loro stessi. Usano strumenti naturali in legno e attribuiscono la stessa importanza delle materie scientifiche e umanistiche anche a quelle artistiche e creative. Cantano in classe, fanno Euritmia, affrontano la spiritualità con naturalezza e senza dogmi di sorta.
Insomma direi uno stile didattico e di apprendimento leggermente “controtendenza”…
Ma non è tanto questa la cosa curiosa che mi fa chiedere se si tratta di incoerenza o di ragionevolezza, quanto il fatto che la stragrande maggioranza degli alunni di questa scuola è rappresentata dai figli di manager che lavorano nelle più famose aziende in campo informatico. Dalla Apple a Google, si sa, la Silicon Valley accoglie la più alta concentrazione di aziende del settore informatico del mondo.
Ma come, uomini e donne che vivono per l’elettronica e la sostengono e la sviluppano in tutte le aree della vita, che ci credono… preferiscono tenere i loro figli lontani dai computer? Com’è possibile? perchè?
Sono persone incoerenti con quello che fanno nel lavoro o c’è quache ragione sensata per optare per una scuola così particolare?
Per quanto mi riguarda, seguo il pensiero di Steiner da un po’ di tempo ed anch’io ho optato per la scuola Waldorf per i miei due bimbi. Eppure, se mi segui da un po’ lo saprai, sono un appassionato della Apple e faccio costante e assiduo uso di Internet e dei sistemi informatici più all’avanguardia.
Sarò incoerente o ragionevole?
A te l’ardua sentenza.
Muore Steve Jobs. Il fondatore della Apple lascia definitivamente “la mela morsicata” e si trasforma in farfalla.
Quest’uomo ha contribuito concretamente a cambiare il mondo. E’ stato (e lo rimarrà per sempre) uno degli esempi più tipici del sogno americano. Due ragazzi, un garage, e un’idea brillante da sviluppare, tutto il resto è storia.
Un visionario, appassionato, instancabile, perfezionista… Ovunque sia andato, ha creato successi a livello mondiale.
Non esiste possessore di Mac che non lo abbia amato. E’ riuscito a trasformare il computer in un “amico” semplice ed intuitivo, in grado di lavorare con e per te. E’ riuscito a renderli stilisticamente piacevoli, colorati. Ha tolto loro di dosso quell’alone grigio e opaco che li rendeva tristi. Li ha fatti sorridere!
Ha creato una filosofia, un modo di vivere e lavorare; ha creato una comunità planetaria. Chi usa il Mac lo sa.
Ha messo un paio di cuffiette nelle orecchie di mezzo mondo, con all’altro capo del filo un aggeggino (colorato anch’esso) chiamato iPod.
Ha rivoluzionato il mondo della telefonia con l’incredibile iPhone e le sue infinite applicazioni.
Ha convinto milioni di persone a leggere il giornale e i libri sul suo iPad.
Ha divertito e commosso milioni di bambini (genitori compresi) con il primo (e poi il secondo e il terzo) Toy Story, il primo lungometraggio d’animazione completamente sviluppato in grafica computerizzata, realizzato dalla Pixar. Eh sì, se non lo sapevi qui c’è il suo zampino. Nel 1995, quando ancora Google non esisteva e le connessioni a Internet erano… pressochè inesistenti, Steve Jobs aveva già intuito le potenzialità e le possibilità offerte da un nuovo modo di fare grafica. Che vista lunga che aveva quell’uomo.
Quando lo richiamarono in Apple per risollevarne le sorti, lui si inventò l’oggetto di culto più venduto al mondo: l’iPod e poi … tutto il resto.
Dio solo lo sa cos’altro avrebbe fatto quest’uomo.
Ah, tra l’altro, inizio a credere che Dio abbia preferito portarselo su con lui per… questo non mi è dato proprio di saperlo.
Mi piace ricordare steve Jobs per quel suo straordinario e memorabile discorso motivazionale ai neo laureati della Stanford University.
Dal mio punto di vista, una lezione di life e business coaching strepitosa.
Nella testa di Steve Jobs
Ho appena finito di leggere un libro molto interessante dal titolo “Nella testa di Steve Jobs” di Leander Kahney ed. Sperling & Kupfer.
Te lo suggerisco vivamente, soprattutto se sei interessato a comprendere alcuni meccanismi che hanno fatto della Apple ma soprattutto dei suoi ultimi prodotti come i nuovi computer Mac, l’iPod, l’iPhone, degli oggetti di culto.
Già perchè possedere un Mac è diverso dall’avere un pc, quantomeno questo è ciò che percepiscono i milioni di fans della mela.
Ma torniamo al libro e al suo protagonista: Steve Jobs.
Il profilo che si evince dalla lettura non è quello di un leader come normalmente viene definito nei migliori corsi di formazione che puoi frequentare. Chissà quante volte avrai visto il filmato del suo discorso alla Stanford University (“Connecting the dots” nda) e chissà a quante volte avrai pensato: io vorrei avere un capo così.
Beh, leggendo il libro forse ci ripenseresti su. Già, perchè pare proprio che non si tratti della persona più facile con cui avere a che fare, ma forse, questo è un prezzo da pagare per avere vicino un vero genio.
L’attenzione maniacale per i dettagli e il suo comportamento irascibile hanno reso letteralmente scemi i suoi ingegneri.
Mi sono rimasti in mente alcuni punti chiave, se ti va li condivido volentieri con te:
Attenzione ai dettagli (come già detto). In un prodotto Apple nulla è a caso, neanche l’imballo.
Semplicità. Le cose devono essere fatte “a prova di scemo”. Facili e intuitive.
Esperienzialità. Possedere un Mac è un’esperienza multi sensoriale. Comincia dal suo acquisto, prosegue con il toglierlo dall’imballo per poi continuare con il suo utilizzo quotidiano.
Libro da leggere.


















