Quando il Mental Coaching va contro corrente e ti aiuta a rallentare anzichè spingere sull’acceleratore.
Chi mi ingaggia come Mental Coach mi chiede quasi sempre di andare più veloce, di ottenere di più, di migliorare le performance, di incrementare i guadagni, di aumentare i profitti, ecc. Ed io, senza falsa modestia, penso proprio di essere bravo nel fare questo.
Tuttavia, sono il primo a sollecitare i miei clienti nel trovare un giusto equilibrio tra performance e godimento; tra impegni professionale e famigliari. Spesso correre verso gli obiettivi ci impedisce di godere dei fantastici momenti che la vita ci offre.
Ti invito a riflettere per qualche istante.
Immagina di essere in autostrada mentre di fretta ti rechi ad un appuntamento. Il tuo unico obiettivo è arrivare a destinazione il prima possibile. Il viaggio è solo un veicolo per raggiungere il tuo scopo. Non ti interessa guardare il paesaggio attorno a te, goderti il viaggio, anzi, potrebbero distrarti.
Ora invece immagina di fare una bella sgambata in bicicletta tra le stradine di campagna, senza una vera meta da raggiungere. Semplicemente una “passeggiatina” su due ruote per passare la giornata. In questo caso non ti sentiresti attratto dal paesaggio? Non ti godresti il solo fatto di stare all’aria aperta?
Ecco, nella vita credo che sia importante vivere entrambe le situazioni. Ci sono momenti in cui è importante realizzare obiettivi, e momenti in cui ci si gode il momento, ovunque noi siamo e qualsiasi cosa facciamo.
Purtroppo però… eh sì, c’è un però! La vita frenetica che viviamo oggi porta ad uno sbilanciamento incredibile. E’ sempre più complicato non farsi travolgere dai ritmi incalzanti e dalla frenesia collettiva.
Oggi mi è arrivata una email da un’amica contenente un file, “guardacaso” (se credi alla casualità:-)), proprio inerente a questo tema. Non ci ho pensato due volte e ho deciso di condividerne il contenuto affinchè anche tu potessi beneficiarne.
Si tratta di una poesia molto bella che, pare, sia stata scritta da un’adolescente malata terminale di cancro. Non ho verificato la veridicità della fonte, ma a poco importa. La realtà è che la poesia è molto bella e… fa pensare! Spero anche che faccia agire.
DANZA LENTA
La vita non è una corsa. Prendila piano. Ascolta la musica.
Hai mai guardato i bambini in un girotondo? O ascoltato il rumore della pioggia quando cade a terra?
O seguito mai lo svolazzare irregolare di una farfalla? O osservato il sole allo svanire della notte?
Faresti meglio a rallentare. Non danzare così veloce. Il tempo è breve.
La musica non durerà.Percorri ogni giorno in volo? Quando dici “Come stai?” ascolti la risposta?
Quando la giornata è finita ti stendi sul tuo letto
con centinaia di questioni successive che ti passano per la testa?Faresti meglio a rallentare. Non danzare così veloce Il tempo è breve.
La musica non durerà.Hai mai detto a tuo figlio, “lo faremo domani?” senza notare nella fretta, il suo dispiacere?
Mai perso il contatto,
con una buona amicizia che poi finita perchè
tu non avevi mai avuto tempo di chiamare e dire “Ciao”?Faresti meglio a rallentare. Non danzare così veloce Il tempo è breve.
La musica non durerà.Quando corri cosi veloce
per giungere da qualche parte
ti perdi la metà del piacere di andarci.Quando ti preoccupi e corri tutto
il giorno, come un regalo mai aperto . . . gettato via.
La vita non è una corsa.
Prendila piano.
Ascolta la musica.
Incoerenza o ragionevolezza?
Sul New York Times ha pubblicato un articolo molto particolare i cui contenuti sono poi stati riportati anche su La Stampa. Nella Waldorf School of Peninsula, nella Silicon Valley, l’imperativo è: “ricordati di dimenticare a casa il tuo iPad!”.
La scuola, di matrice Steineriana, non prevede infatti l’uso di alcun apparecchio elettronico o computer per le classi elementari e medie. Usano lavagne e gesso, scrivono con matite e pastelli, lavorano a maglia, studiano la poesia e l’arte in genere attraverso l’esperienza e il gioco; vanno nei campi a coltivare l’orto e a pigiare l’uva, per rimanere “ancorati alla terra” e alle cose basiche della vita. Iniziano le lezioni con la ritmica e i conti li fanno dividento una torta o attraverso strumenti rudimentali costruiti da loro stessi. Usano strumenti naturali in legno e attribuiscono la stessa importanza delle materie scientifiche e umanistiche anche a quelle artistiche e creative. Cantano in classe, fanno Euritmia, affrontano la spiritualità con naturalezza e senza dogmi di sorta.
Insomma direi uno stile didattico e di apprendimento leggermente “controtendenza”…
Ma non è tanto questa la cosa curiosa che mi fa chiedere se si tratta di incoerenza o di ragionevolezza, quanto il fatto che la stragrande maggioranza degli alunni di questa scuola è rappresentata dai figli di manager che lavorano nelle più famose aziende in campo informatico. Dalla Apple a Google, si sa, la Silicon Valley accoglie la più alta concentrazione di aziende del settore informatico del mondo.
Ma come, uomini e donne che vivono per l’elettronica e la sostengono e la sviluppano in tutte le aree della vita, che ci credono… preferiscono tenere i loro figli lontani dai computer? Com’è possibile? perchè?
Sono persone incoerenti con quello che fanno nel lavoro o c’è quache ragione sensata per optare per una scuola così particolare?
Per quanto mi riguarda, seguo il pensiero di Steiner da un po’ di tempo ed anch’io ho optato per la scuola Waldorf per i miei due bimbi. Eppure, se mi segui da un po’ lo saprai, sono un appassionato della Apple e faccio costante e assiduo uso di Internet e dei sistemi informatici più all’avanguardia.
Sarò incoerente o ragionevole?
A te l’ardua sentenza.
Paolo Pizzi medaglia d’oro nella spada ai mondiali di scherma. E dire che doveva smettere di fare sport!
Una carriera senza grandi successi quella di Paolo Pizzi, quanto meno fino ad oggi. Contro i pronostici della vigilia infatti si è portato a casa il titolo più prestigioso nella competizione mondiale di spada.
Ogni volta che vedo qualcuno realizzare un sogno mi sento bene, mi nutro della loro felicità. Cerco di immaginare cosa si deve provare in una situazione di quel tipo e mi emoziono fino a commuovermi. Anche perchè mi viene da pensare a tutti gli allenamenti e ai sacrifici ai quali avrà sicuramente dovuto sottoporsi per arrivare a quei livelli di performance; immagino la trepidazione nel momento in cui ha capito che avrebbe potuto farcela… MAGIA PURA! So perfettamente che il successo non arriva per caso, ed è per questo che mi incuriosisce professionalmente sapere come è riuscito ad arrivare fino a lì.
Nel lavoro di Mental Coaching cerco sempre di modellare e trasferire le strategie di successo dei campioni per renderle accessibili e fruibili da chiunque e non solo nello sport.
Mi incuriosisco e leggo, in un articolo sulla Gazzetta dello Sport, che a 13 anni gli avevano diagnosticato un tumore. I medici gli consigliarono di interrompere l’attività sportiva. Evidentemente scelse di continuare a fare ciò che amava e… il tempo e la vita hanno deciso di premiarlo.
Che bella storia di successo… che bella storia di vita. In mezzo a tante notizie disastrose, terremoti, omicidi e crisi economiche mondiali, non dimentichiamoci che c’è spazio anche per i sogni che si avverano, per la felicità, per la speranza… che si parli di sport, di salute o di vita quotidiana, a patto che non si smetta mai di crederci e di impegnarsi al 100% dando tutto se stessi.
E tu? Che ne pensi? Qual è la tua storia di successo?
Tutti ne abbiamo una!
In montagna a lezione di coaching.
Ho sempre scelto il mare alla montagna. Nonostante ami camminare, la vacanza d’estate non era tale se non c’era il mare di mezzo. La montagna in inverno, per sciare, e il mare in estate. Conto sulla punta delle dita di una mano, le volte che sono stato in montagna d’estate per fare delle escursioni e camminare. Una di queste l’ho proprio fatta pochi giorni fa, e mi è piaciuta talmente che mi sono ripromesso di farne con continuità.
Come oramai saprai, amo fare collegamenti tra le esperienze di vita quotidiana e la crescita personale. Credo profondamente che la vita continui ogni giorno a darci lezioni preziosissime, a volte mascherate da semplici “faccende da sbrigare” e altre volte mascherate da attività più impegnative. Il coaching che amo fare, si nutre di questi parallelismi.
Sta di fatto che mi lascio coinvolgere volentieri nell’organizzazione di questa “simpatica spedizione”: eravamo tre adulti, tre bimbi e un cane. Arriviamo al rifugio “Battisti” dopo un’ora e mezza di camminata. Prendiamo alloggio, e ci andiamo a fare una bella passeggiata fino al lago Bargetano, dopodichè si rientra in rifugio.
Il giorno dopo si parte per la cime del monte Cusna. Sono “solo 2121 m” non si tratta di un ottomila, intendiamoci, ma quando guardi un monte da lontano, soprattutto se lo vedi immerso nelle nuvole e scuro per l’ombra, incute sempre un po’ di timore. Il primo pensiero che abbiamo avuto tutti, essendo alle prime armi, è stata “troppo lunga, e difficile arrivare lassù in cima”. Non abbiamo avuto il coraggio di dirlo apertamente, ma lo abbiamo pensato tutti.
In quei pensieri la mia voce interna mi ha tranquillizzato: “lo fanno tutti, anche i bambini, quindi… è solo questione di mettersi in marcia”. E così abbiamo fatto. La camminata è stata abbastanza lunga e, per un primo tratto (1h 15 min), la vetta del monte non si vedeva nemmeno perchè coperta da un crinale. Questo è stato un bene perchè sennò ci avrebbe ricordato il pensiero iniziale. Così, il nostro obiettivo è stato subito portarci alle pendici del crinale. Dopodichè, il secondo obiettivo è stato salire sul crinale. Ripido e un po’ faticoso (soprattutto per i bimbi) ma alla fine siamo stati premiati dall’incantevole vista. Da una parte i monti delle Alpi liguri e dall’altra le colline e le valli del reggiano: la pietra di Bismantova, il Ventasso, ecc.
A quel punto vediamo di nuovo la vetta del Cusna, e ci ricordiamo che l’obiettivo è sempre là, ancora distante. Individuiamo due punti intermedi: la stazione finale di una seggiovia, e una punta roccio
sa da aggirare abbastanza bruttina da vedere. La cartina la indicava con lo spettrale nome di: “La roccia della morte”. Meglio non chiedersi il perchè… Proseguiamo. La punta del Cusna è sempre più in ombra e appare abbastanza impervia da raggiungere. Mi chiedo come sia possibile che ci facciano arrivare dei bambini… mah! Forse sono io che vedo qualcosa che non è come sembra, e mi dico: “prosegui, arrivaci quantomeno ai piedi”.
Superiamo la roccia e la seggiovia. A questo punto dobbiamo passare lateralmente da una cima che si trova proprio a fianco della nostra meta ultima. Il sentiero è stretto e alla sinistra c’è un dirupo abbastanza preoccupante… penso ai bimbi. Chiedo loro di fare attenzione e, sempre con tranquillità e motivazione, ci portiamo avanti fino ai piedi della cima. Alla fine ci troviamo proprio di fronte all’obiettivo e, dopo aver camminato per due ore e mezzo, non abbiamo la minima intenzione di fermarci qui.
Fortunatamente ci sono due vie per raggiungere la vetta: una diretta dove si arrampica una parete esposta e una più semplice che aggira il monte e sal
e da dietro. Ci avevano caldamente sconsigliato la prima (riservata ai più esperti) così decidemmo di prendere la strada più lunga ma più sicura. Altri 40 minuti e alla fine… siamo sulla vetta del monte.
I bimbi sono elettrizzati, e stranamente anche io mi sento nello stesso modo. Si tratta di un monte piuttosto basso e con un percorso a zero difficoltà eppure la sensazione era davvero forte. Avevamo conquistato un obiettivo che ci sembrava quasi impossibile da giù! E allora, mentre sono lì in cima, penso alla vita di tutti i giorni; a come sembrino irraggiungibili gli obiettivi quando li guardi da lontano. Penso a quante persone si scoraggino ancor prima di cominciare e per questo motivo non si mettono nemmeno in marcia.
Nella disceva per tornare al rifugio, penso a cosa ci ha permesso di arrivare alla meta, nonostante le perplessità iniziali e ne traggo alcuni punti che ritrovo essenziali anche nella vita:
- Ci siamo comunque messi in marcia. Alla peggio avremmo fatto una bella passeggiata sul crinale e visto un panorama fantastico.
- Non ci siamo demotivati o scoraggiati a vicenda. Nonostante tutti avessimo pensato alla possibilità di non farcela (anche per i bimbi), nessuno a cercato di “dissuadere gli altri dall’impresa.
- Ci siamo fissati piccoli obiettivi di volta in volta: il crinale; la seggiovia; la roccia della morte, ecc.
- Quando incontravamo persone di ritorno dalla vetta, attingevamo sempre più fiducia.
- Tutti eravamo motivati dall’idea di arrivare in vetta.
Sono convinto che se nella vita riuscissimo sempre ad avere questo atteggiamento, potremmo conquistare un sacco di “vette” in più.
Ci vediamo sulla vetta! Buona camminata.
Webinar: I Pilastri Fondamentali del Successo.
Ieri sera si è svolto il primo seminario on-line di Ekis e ho avuto l’onore di esserne il trainer.
Devo dire che ci sono state un po’ di difficoltà perchè in apertura abbiamo avuto seri problemi con la piattaforma che, nel momento di cominciare, ha bloccato l’ingresso dei partecipanti nella sala conferenze.
Ecco, potrei usare questo esempio per spiegarti come vanno gestiti gli stati d’animo nei momenti di difficoltà… Devo dire con grande orgoglio e senza modestia che siamo stati molto lucidi, veloci e “freddi” nel trovare velocemente una soluzione al problema e tutto ciò senza farci prendere dal panico!! Ora che ci penso a freddo mi rendo conto che, gestita diversamente, il problema poteva condurre ad una irrecuperabile debacle.
Ma ce l’abbiamo fatta e, come nei migliori film a lieto fine, il seminario si è svolto regolarmente ed è andato benissimo.
Mentre parlavo ho avuto dei flash mentali spettacolari. Pensavo al fatto che ero a casa mia, in maniche di camicia, shorts e infradito che conducevo un seminario di fronte a cinquanta persone che, a loro volta, si trovavano probabilmente nella stessa medesima situazione. Fantastico, non lo trovi geniale?
Voglio esplorare ulteriormente questa possibilità per erogare servizi formativi e di crescita personale, perchè sono convinto che possa offrire un valore aggiunto al mio lavoro.
Tu che ne pensi? Ti va di dirmi la tua?
Se eri presente al webinar lascia un commento sulla serata, e se ti va, dammi anche un tuo feedback. Lo accetto volentieri.
E ora… appuntamento a Padova sabato e domenica 25-26 giugno per l’ultima edizione tenuta da me personalmente di:
IMPARA DAI CAMPIONI
Il seminario in cui potrai modellare le strategie dei grandi campioni dello sport
per diventare campione della tua vita!
Fare chiarezza dentro di sè. Questo è il punto da cui iniziare per diventare gli unici padroni della propria vita.
Qualche giorno fa, stavo ragionando tra me e me, alla faccia di chi non crede al dialogo interno
.
Ragionavo sul fatto che moltissime persone mi scrivono per darmi feedback sui libri, sui corsi e sul materiale che metto a disposizione sttraverso il web e per raccontarmi delle loro vite, tra successi, problemi e disavventure varie. Fino a qui tutto ok. Leggo e rispondo volentieri a tutte le email anche se con un po’ di ritardo, ma la cosa che mi ha scatenato i pensieri è la difficoltà che spesso le persone hanno nel decidere.
Oggi, che lo crediamo o no, possiamo disporre di un’incredibile opportunità di scelta, in tutti i campi. Nel lavoro, nelle relazioni, nel tempo libero, nella salute… possiamo scegliere cosa e come fare tra una miriade di opportunità, eppure, le persone non decidono e si sentono confuse. Mi dicono di avere poca chiarezza interiore e di aver paura di fare la cosa sbagliata.
Hanno paura di sbagliare, di non poter recuperare l’errore, di fare soffrire le persone e se stressi. Temono di rovinare tutto, senza capire che sbagliare è parte della vita e che solo chi sta fermo non sbaglia.
Il punto è proprio la chiarezza interiore.
Una persona che sa chiaramente dentro di sè ciò che vuole e ciò che non vuole è più risoluta. Distinguere nettamente le priorità nella propria vita è un punto fondamentale per il successo e la realizzazione di ognuno di noi. E’ come stare lungo una strada i cui margini sono ben definiti. Sai che non intendi oltrepassare quei limiti e andare fuori strada; sai quando curvare e quando accelerare lungo i rettilinei. Questo non esclude la possibilità di cambiare strada un giorno, ma quando questo avverrà, ne sarai consapevole e potrai decidere se tornare lungo la strada di prima o cominciare un nuovo percorso di vita.
Come diceva Carlos Castaneda in uno dei suoi fantastici libri, devi solo accertarti che “la strada abbia un cuore“. Per fare ciò devi conoscere bene i tuoi valori, i tuoi obiettivi e scopi, e la priorità delle cose che per te sono importanti. Solo così potrai davvero riconoscere la tua strada e percorrerla con tutta la passione che hai, sicuro che ti porterà esattamente dove dovrai essere. Ti dirò di più: non solo dovresti conoscere i tuoi valori, la tua missione e obiettivi ecc, ma possibilmente dovresti anche poterteli scegliere tu! Proprio così, invece di prendere per buoni quelli che ti hanno trasmesso, hai la possibilità di scegliere autonomamente. Io sono passato attraverso questo processo di crescita e posso garantirti che ti consegna il potere di fare della tua vita l’esperienza che tu vuoi davvero vivere.
Ho registrato un piccolo momento di questo mio dialogo con me stesso… guardalo se vuoi e dimmi cosa ne pensi.
E’ morto Jack La Lanne. Ai nostri tempi sarebbe stato un coach eccezionale.
Circa quindici anni fa, durante un corso di formazione negli Stati Uniti, mi parlarono di questa persona. Allora aveva circa 80 anni e a guardarlo sembrava un signorotto piuttosto in forma di, si e no, una sessantina di anni.
Io al tempo ero in procinto di fare un cambiamento molto importante nella mia vita: diventare vegetariano.
Come spesso accade, il suo esempio arrivò al momento giusto per contribuire definitivamente alla mia decisione.
Ricordo che dissi a me stesso: vorrei arrivare anche io ad essere così a 80 anni.
Jack La Lanne, rappresentava un esempio straordinario di passione assoluta per la cura del corpo attraverso l’esercizio fisico e una dieta sana, equilibrata a base di verdure, frutta
e pesce. Negli anni ’50 curava una trasmissione televisiva attraverso la quale ha insegnato a migliaia di americani a preferire una sana alimentazione a base di verdure fresche, centrifugati e succhi piuttosto che cedere al fast food.
Per farti capire meglio il personaggio ti do qualche dettaglio in più circa il suo stato di salute e vitalità.
All’età di sesssantanni, nuotò dall’isola di Alcatraz fino a Fisherman’s Warf ammanettato trainando un’imbarcazione.
All’età di 70 anni nuotò per un miglio e mezzo ammanettato e trainando 70 barche con 70 uomini a bordo.
Si alimentava con attenzione e faceva esercizio ogni sacrosanto giorno. Sicuramente, oggi, sarebbe stato uno straordinario coach!
Un esempio troppo motivante per Livio di quei tempi per non prenderlo a modello.
Bene, ne sono felice perchè in questi qiundici anni di vegetarianesimo e di cura particolare nell’alimentazione e nell’esercizio fisico, credo di aver vissuto a livelli di vitalità altissimi. Non nascondo che mi piacerebbe fare altrettanto, se non meglio, per i prossimi 15 anni. Il mio è un impegno vero e proprio e se ti va di fare altrettanto, ti invito a venire al corso Vitality Coaching, dove spiego come fare tutto ciò.
Purtroppo la notizia da cui il titolo, è che Jack si è spento per insufficienza respiratoria per via di una polmonite alla veneranda età di 96 anni.
Non so te, ma a me, il suo esempio, continua ad ispirare motivazione. Come spesso accade, le gesta meritorie e straordinarie acquistano ancora più forza dopo la scomparsa dei loro protagonisti.
E tu? Tutto sommato non è male come esempio di longevità e vitalità, non trovi?
Grazie Jack.
La più bella sessione di Coaching che sia mai stata fatta.
Si dice che i bimbi, fino a circa 3 anni, siano ancora in stretto contatto con il mondo spirituale da cui sono provenuti. Vedono e parlano con gli angeli, non lo sapevi?
Appena nati, abbiamo bisogno di tempo per ritrovarci in questo corpo e per comprendere le leggi che governano il mondo materiale.
Crescendo, ci siamo passati tutti, ci ambientiamo così bene che perdiamo quasi completamente il contatto con il mondo spirituale, a tal punto, da convincerci che non esista nemmeno.
Beh, dopo l’esperienza di due bimbi e tante letture molto interessanti sull’energia e la spiritualità, mi sto convincendo sempre di più che per avvicinarci di nuovo a quel campo purico da cui proveniamo, abbiamo bisogno di ritrovare il bimbo che è in noi. Non mi riferisco solo all’aspetto ludico e divertente e tantomeno all’irresponsabilità che caratterizza i più piccoli. Intendo il bimbo che sperimenta senza giudizio; che piange e ride praticamente nello stesso momento; che ama incondizionatamente e si lascia amare; che si stupisce e che crede anche a ciò che non vede.
Si, ci vorrebbe proprio una bella sessione di coaching per ritrovare il bimbo che è in noi.
Bene, eccoti uno spuntino. Goditelo perchè dura davvero poco e passa un’incantevole giornata.
Si stava meglio quando si lavorava la terra…
Cosa fai se desideri fare un minestrone? 
Probabilmente andrai al supermercato a comprare un paio di zucchine, qualche carota, un porro, del sedano e qualche altro ingrediente per poterti mettere ai fornelli. Questo nella migliore delle ipotesi, perchè altrimenti ti fiondi nel reparto surgelati a prenderne uno già fatto.
I miei nonni, quando volevano fare un minestrone, andavano nell’orto a prendere ciò di cui avevano bisogno, e quando non ce l’avevano lo chiedevano al vicino che ne aveva coltivzioni intere.
La nostra generazione è cresciuta senza il passaggio diretto dalla terra alla tavola. Per noi il passaggio è dal negozio (bottega o supermercato) a casa nostra. I campi, la natura, la terra… non sono cose che ci riguardano.
Ci ragionavo qualche giorno fa e realizzavo quanto questo scollegamento visivo ed esperienziale con la natura sia dannatamente pericoloso. Se da una parte è una gran comodità, perchè ci permette di ottenere senza sforzo la materia prima per poterci cibare, dall’altra ci toglie sensibilità riguardo alla terra e alla vera fonte del nostro nutrimento.
In pochi conoscono le verdure e i frutti di stagione della propria terra. Ci propongono arance quasi tutto l’anno e uva e ananas in ogni stagione.
Spesso mangiamo cibi inquinati e trattati chimicamente solo perchè costano poco e sono facilmente accessibili nel primo scaffale del supermercato vicino a casa. Eppure, oramai è abbastanza risaputo che il nostro stato di salute dipende fondamentalmente da ciò che mangiamo.
Ho trovato una rivista che reputo seria e decisamente utile per cominciare ad assumersi qualche responsabilità in merito. Se ci tieni veramente alla tua salute e a quella della tua famiglia, ti suggerisco di mettere tra i preferiti del tuo browser di navigazione il seguende indirizzo Internet.
http://www.valorealimentare.it/
La rivista si chiama Valore Alimentare.
Credo che valga la pena dedicare un po’ di tempo ad informarsi sul reale valore nutritivo dei cibi e su come procurarsi cibo sano e nutriente.
Riflessioni a voce alta sul 2010 e sul 2011.
Buon anno!
Oggi è il primo gennaio 2011. Il primo giorno di un’intero anno che è appena cominciato.
Come una maratone lunga, dura, ma anche entusiasmante che ha appena avuto inizio.
E’ doveroso partire carico, motivato e con la determinazione giusta altrimenti… meglio non mettercisi nemmeno.
Come ogni anno, si chiude un ciclo e se ne apre uno nuovo. E’ la vita che si snoda inesorabile e passa come un filo sottile tra le dita della mano. In questi giorni sembra rallentare per qualche istante, giusto come se volesse darti la possibilità di rendertene conto, ed io colgo l’occasione per tirare due somme. Mi fermo, penso, rifletto analizzo… la mia vita, il mio lavoro…
Quest’anno mi sono però avventurato un po’ più in là… e la mia riflessione ha oltrepassato i confini del mio orticello personale e familiare.
Ho deciso di registrare queste riflessioni “a voce alta” per condividerle con te.
Se vorrai potrai condividere anche tu le tue con me e con le altre persone che leggono il blog.
Buon ascolto e… ancora tanti auguri per un magnifico 2011.
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