Ecco un’idea per portare il tuo business e la tua vita a livelli da “medaglia d’oro”. Te lo insegnano i grandi Campioni dello sport.
Quando per la prima volta mi misi in testa l’idea di creare un corso per modellare i grandi campioni dello sport non immaginavo di realizzare un programma tanto efficace e pragmatico come quello di IMPARA DAI CAMPIONI 2012 -- The Challenge. Non dico tanto per dire, è la verità.
Mi occupo di mental coaching nello sport da molti anni ed ho lavorato con centinaia di atleti, osservandoli da vicino e aiutandoli a produrre performance eccellenti nei momenti importanti. Conosco da vicino le dinamiche mentali che mettono in atto in quei momenti, nel bene e nel male e, posso garantirti che spesso sono le stesse che si innescano nella vita di tutti i giorni e nell’ambito professionale.
Un atleta professionista può elevarsi a rango di campione solo quando è in grado di esprimere l’eccellenza. Vale lo stesso anche nel lavoro e nella vita non credi anche tu? Puoi diventare campione nel tuo lavoro e nella tua vita solo quando sai esprimere il massimo di te. Impiegando al meglio le tue risorse riuscirai a misurare il tuo vero valore e a capire quindi fino a dove potrai spingerti.
Lascia che ti rivolga qualche domanda da coach.
- Conosci le tue potenzialità? Le hai mai allenate oltre il limite?
- Sai come fare per impiegarle al 100%?
- Hai chiarezza sul perchè ottieni i risultati che ottieni?
- Conosci i tuoi punti di debolezza e i punti di forza? Sai come limitare i primi e sfruttare gli ultimi?
- Sei cosciente di quanto tu in primis determini la qualità dei risultati che ottieni?
Rispondi alle domande in tutta coscienza e valuta le risposte che hai dato. Come sono? Sei soddisfatto delle tue risposte? Hai mai pensato che potresti trovare risposte convincenti a queste domande nelle esperienze agonistiche dei campioni dello sport? Osservando, indagando, approfondendo e sperimentando le loro esperienze, potresti apprendere dei segreti di cui ancora ignori le potenzialità.
Osservando una competizione sportiva con gli occhi di un coach, potresti renderti conto di tante sfumature che potrebbero arricchirti moltissimo. Mi rendo conto però che non sempre si hanno il tempo la voglia e le capacità per farlo. Magari addirittura lo sport nemmeno ti interessa…
Questo è uno dei motivi che mi hanno spinto a creare questo programma. Il lavoro di osservazione, studio, calibrazione, ecc. l’ho già fatto io e ti metto a disposizione i risultati. Al corso, on l’aiuto dei coach Ekis, ti aiuterò io a metterli in pratica e a declinarli nella tua realtà lavorativa e privata. Non c’è bisogno che tu sia o sia stata una persona sportiva, non serve. Ciò che serve invece è semplicemente impegno nel migliorare.
Credimi, lo sport può essere una maestra di vita straordinaria.
Non ci credi? Leggi cos’hanno detto gli allievi dell’ultimo corso svolto a Milano.
Non male eh???? E ora invece apri un pochino la porta della sala e dai una sbirciatina a cosa è successo durante il corso.
Lasciami infine condividere questa esperienza di successo vissuta nello sport coaching. A conferma che le cose non capitano a caso. Venerdì ho svolto una sessione di mental coaching con la squadra di skating a rotelle di Albinea. Una seduta prima della partenza per Padova per affrontare i campionati Italiani (già vinti anche l’anno scorso, eheheh). Alla fine della seduta l’allenatrice Giovanna Galuppo mi commentava lo splendido clima del team. Tutti concentrati, carichi, consapevoli, motivati. Preparati quindi dal punto di vista fisico, tecnico e mentale. Lo stato ideale per presentarsi ad una competizione e giocare per vincere.
Così è stato. Sono scesi in pista offrendo una performance eccellente e la competizione l’hanno pure vinta!!!!
Ora la mia domanda è: quante volte ti presenti agli appuntamenti importanti della tua vita e del tuo lavoro nello stato giusto? I perchè dei tuoi risultati (nel bene e nel male) sono da ricercarsi proprio lì.
Se leggi tra le righe e vai oltre al mero significato delle parole… scopri il segreto del successo dei grandi campioni… e non solo.
Segui il tennis? Sai chi è Novak Djokovic? (Clicca sul link per leggere il post che ho scritto su Novak).
E’ un tennista serbo, di 25 anni, il cui talento migliore è sicuramente saper usare la testa. La sua forza interiore, la determinazione, il carattere! Quelle cose che di solito nessuno mai ti insegna a rinforzare: o ce l’hai o non ce l’hai. Beh si dà il caso che lui ce l’abbia, ed anche piuttosto robuste.
Nel 2011 Nole (così lo chiamano gli amici), è letteralmente esploso in tutta la sua forza. Ha fatto la sua miglior stagione di sempre. Ha vinto 6 master 1000, 3 Tornei del Gran Slam. Ha guadagnato di price money oltre 19 milioni di dollari, e cosa più importante di tutte, ha scavalcato tutti nella classifica mondiale. E’ diventato il numero 1! (Clicca sul link per leggere il post che ho scritto in quell’occasione).
Se si considera poi il fatto che si è confrontato con atleti straordinari e in ottima forma come Rafael Nadal e Roger Federer, questo risultato acquista ancora più valore.
Nello sport, quando fai una stagione così, al limite della perfezione, è davvero difficile riuscire a migliorarsi. E’ dura pensare che Djokovic possa replicare una stagione del genere, figuriamoci riuscire a fare di meglio. Quando si sta in cima al monte, tutti gli altri pretendenti non vedono l’ora di spodestarti e lavorano duro per tirarti via dal podio. Dall’altra parte, tu che stai in cima, hai in qualche modo “riempito la pancia” e devi trovare nuove motivazioni in grado di darti la stessa grinta che hanno gli altri pretendenti.
Se c’è una cosa che ho riscontrato dall’esperienza di coaching fatta con campioni dello sport, è sicuramente la loro “fame insaziabile” di risultati. Per confermarsi campioni assoluti, è fondamentale alimentare costantemente il fuoco che arde dentro.
I campioni non si ubriacano mai dei propri successi; non permettono al proprio ego di saziare la naturale propensione alla vittoria che li distingue da tutti gli altri giocatori.
Conquistato un torneo, il giorno dopo si rifocalizzano subito su quello successivo, con la stessa intensità ed ambizione. Non perdono tempo e non si distraggono.
Torniamo ancora a Nole. A gennaio, prima dell’inizio ufficiale della stagione 2012, rilasciò un’intervista significativa. 
Questa dichiarazione l’ha rilasciata prima dell’inizio del primo torneo del Gran Slam dell’anno: gli Open d’Australia.
L’ho fatto una volta. Perchè non due?
Rileggo la sua intervista e non riesco a non leggere tra le righe. Dietro questa dichiarazione c’è tutto il suo atteggiamento mentale; la sua grinta; il suo ardire; la sua consapevolezza; la sua sfida agli altri tennisti… Fantastico.
Occupandomi di mental coaching non posso non rimanere affascinato da ciò, e non posso non cercare di codificare queste abilità per poterle utilizzare con me stesso e con i miei clienti.
La domanda che ti faccio è: come cambierebbe in meglio la tua vita se anche tu riuscissi ad avere questo tipo di atteggiamento nei confronti di te stesso e di ciò che fai?
Non intendo per forza dichiarare di voler vincere ed essere il numero uno, ma di puntare al meglio che, in tutta coscienza ed oggettività, sai di poter realizzare. Non importa quanto sia difficile, o quante difficoltà ed ostacoli incontrerai; ciò che importa è che tu lo voglia davvero, che ci creda e che ti ci impegni con tutto te stesso.
Nessuno conosce il futuro, e quindi nessuno può predire ora come sarà la stagione 2012 di Novak Djokovic, ma sicuramente se comincia con questo atteggiamento, riuscirà a dare il massimo di sè.
Per la cronaca, il primo torneo del Gran Slam (Australian Open) lo ha vinto lui dopo aver superato in finale lo spagnolo Nadal in cinque set, dopo quasi 6 ore di partita (entrata nella storia). Sarà un caso? Tu che ne pensi?
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Se ti interessa approfondire questo discorso,
dai un’occhiata a questo video. Ti piacerà sicuramente.
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Idee e coraggio battono la crisi 3-0! Non c’è partita.
Ero indeciso riguardo al tema di questo articolo. Da una parte c’era “molto seitan al fuoco”, e dall’altra, il titolo che poi ho deciso di usare. Tutti e due sapientemente suggeriti dall’amico Alessandro Dattilo (direttore di www.scritturavincente.it) dopo la nostra cena aziendale.
Di fatto, la sostanza di ciò che avrei voluto dire era la stessa, così per decidere ho lanciato in aria la classica monetina.
Partiamo dall’inizio. Mercoledì abbiamo fatto la cena aziendale di Natale, alla quale erano presenti soci, dipendenti, partners e collaboratori stretti di Ekis. Come consuetudine, tra una portata e l’altra, abbiamo consegnato qualche riconoscimento, e illustrato alcuni dei progetti nei quali saremo ingaggiati nel prossimo 2012. Nonostante il momento sia di indiscutibile difficoltà e crisi generale, sono orgoglioso di poter confermare che anche quest’anno Ekis è cresciuta (10%). E’ stata una passeggiata? no! Tutt’altro. La crisi c’è e si vede, se ne sente l’odore e se ne percepisce il peso. A parità di risultato oggi è necessario uno sforzo maggiore in termini di risorse, di idee e lavoro profuso. Tuttavia non possiamo e non vogliamo nascondere il fatto che la crisi stia aprendo delle nuove opportunità.
La crisi ha risvegliato in noi vecchie e sopite ambizioni. Nuove energie che stanno pesantemente influenzando gli accadimenti intorno a noi.
- Mai come in questo periodo abbiamo ricevuto proposte e offerte di business di altissima qualità e concretezza.
- Mai come in questo periodo siamo stati circondati da persone desiderose di lavorare con noi.
- Mai come in questo periodo ci siamo trovati nella piacevole difficoltà di non riuscire ad erogare tutti i servizi che siamo riusciti ad offrire.
- Mai come in questo periodo abbiamo sentito il valore sociale di ciò che facciamo.
- Mai come in questo periodo le idee e i progetti sono stati talmente tanti da non riuscire a starci dietro, al punto da dover integrare sistematicamente nuove persone nell’organico aziendale.
Ora mi chiedo, le idee, il coraggio, le opportunità nascono dal fatto che è stata una buona annata, oppure è stata una buona annata grazie al coraggio, alle idee e all’energia positiva che abbiamo sviluppato? Io la risposta dentro di me ce l’ho, e non credo di sbagliarmi. Anzi, penso che la crisi si possa sconfiggere solo con le idee (nuove e sostenibili), con il coraggio (di osare e di immaginare le cose migliori) e con la collaborazione.
No, questo articolo non vuole essere autocelebrativo ma vuole dire ad alta voce che non è il momento di avere paura. In questi momenti non paga l’atteggiamento difensivo ed eccessivamente protettivo/conservativo. Quando si entra in una dimensione eccessivamente protettiva, si rischia di chiudersi e di involvere lentamente. Usando una metafora calcistica, sarebbe come chiudersi in difesa quando si sta perdendo 2-0 in una finalissima. Non serve a nulla. Prima o dopo subiremo un altro gol e, beffa delle beffe, saremo noi stessi con il nostro atteggiamento difensivo a spingere gli avversari a riprovarci ancora.
Questo non significa che bisogna buttarsi tutti all’attacco in maniera scoordinata e insensata. Significa solo che per vincere è fondamentale avere in testa l’obiettivo di fare gol e non solo di non subirne.
Quindi… auguro a te e a tutti coloro che desiderano un 2012 vincente, tutto il coraggio necessario per dare operatività concreta alle idee. In bocca al lupo!
Quando il Mental Coaching va contro corrente e ti aiuta a rallentare anzichè spingere sull’acceleratore.
Chi mi ingaggia come Mental Coach mi chiede quasi sempre di andare più veloce, di ottenere di più, di migliorare le performance, di incrementare i guadagni, di aumentare i profitti, ecc. Ed io, senza falsa modestia, penso proprio di essere bravo nel fare questo.
Tuttavia, sono il primo a sollecitare i miei clienti nel trovare un giusto equilibrio tra performance e godimento; tra impegni professionale e famigliari. Spesso correre verso gli obiettivi ci impedisce di godere dei fantastici momenti che la vita ci offre.
Ti invito a riflettere per qualche istante.
Immagina di essere in autostrada mentre di fretta ti rechi ad un appuntamento. Il tuo unico obiettivo è arrivare a destinazione il prima possibile. Il viaggio è solo un veicolo per raggiungere il tuo scopo. Non ti interessa guardare il paesaggio attorno a te, goderti il viaggio, anzi, potrebbero distrarti.
Ora invece immagina di fare una bella sgambata in bicicletta tra le stradine di campagna, senza una vera meta da raggiungere. Semplicemente una “passeggiatina” su due ruote per passare la giornata. In questo caso non ti sentiresti attratto dal paesaggio? Non ti godresti il solo fatto di stare all’aria aperta?
Ecco, nella vita credo che sia importante vivere entrambe le situazioni. Ci sono momenti in cui è importante realizzare obiettivi, e momenti in cui ci si gode il momento, ovunque noi siamo e qualsiasi cosa facciamo.
Purtroppo però… eh sì, c’è un però! La vita frenetica che viviamo oggi porta ad uno sbilanciamento incredibile. E’ sempre più complicato non farsi travolgere dai ritmi incalzanti e dalla frenesia collettiva.
Oggi mi è arrivata una email da un’amica contenente un file, “guardacaso” (se credi alla casualità:-)), proprio inerente a questo tema. Non ci ho pensato due volte e ho deciso di condividerne il contenuto affinchè anche tu potessi beneficiarne.
Si tratta di una poesia molto bella che, pare, sia stata scritta da un’adolescente malata terminale di cancro. Non ho verificato la veridicità della fonte, ma a poco importa. La realtà è che la poesia è molto bella e… fa pensare! Spero anche che faccia agire.
DANZA LENTA
La vita non è una corsa. Prendila piano. Ascolta la musica.
Hai mai guardato i bambini in un girotondo? O ascoltato il rumore della pioggia quando cade a terra?
O seguito mai lo svolazzare irregolare di una farfalla? O osservato il sole allo svanire della notte?
Faresti meglio a rallentare. Non danzare così veloce. Il tempo è breve.
La musica non durerà.Percorri ogni giorno in volo? Quando dici “Come stai?” ascolti la risposta?
Quando la giornata è finita ti stendi sul tuo letto
con centinaia di questioni successive che ti passano per la testa?Faresti meglio a rallentare. Non danzare così veloce Il tempo è breve.
La musica non durerà.Hai mai detto a tuo figlio, “lo faremo domani?” senza notare nella fretta, il suo dispiacere?
Mai perso il contatto,
con una buona amicizia che poi finita perchè
tu non avevi mai avuto tempo di chiamare e dire “Ciao”?Faresti meglio a rallentare. Non danzare così veloce Il tempo è breve.
La musica non durerà.Quando corri cosi veloce
per giungere da qualche parte
ti perdi la metà del piacere di andarci.Quando ti preoccupi e corri tutto
il giorno, come un regalo mai aperto . . . gettato via.
La vita non è una corsa.
Prendila piano.
Ascolta la musica.
Incoerenza o ragionevolezza?
Sul New York Times ha pubblicato un articolo molto particolare i cui contenuti sono poi stati riportati anche su La Stampa. Nella Waldorf School of Peninsula, nella Silicon Valley, l’imperativo è: “ricordati di dimenticare a casa il tuo iPad!”.
La scuola, di matrice Steineriana, non prevede infatti l’uso di alcun apparecchio elettronico o computer per le classi elementari e medie. Usano lavagne e gesso, scrivono con matite e pastelli, lavorano a maglia, studiano la poesia e l’arte in genere attraverso l’esperienza e il gioco; vanno nei campi a coltivare l’orto e a pigiare l’uva, per rimanere “ancorati alla terra” e alle cose basiche della vita. Iniziano le lezioni con la ritmica e i conti li fanno dividento una torta o attraverso strumenti rudimentali costruiti da loro stessi. Usano strumenti naturali in legno e attribuiscono la stessa importanza delle materie scientifiche e umanistiche anche a quelle artistiche e creative. Cantano in classe, fanno Euritmia, affrontano la spiritualità con naturalezza e senza dogmi di sorta.
Insomma direi uno stile didattico e di apprendimento leggermente “controtendenza”…
Ma non è tanto questa la cosa curiosa che mi fa chiedere se si tratta di incoerenza o di ragionevolezza, quanto il fatto che la stragrande maggioranza degli alunni di questa scuola è rappresentata dai figli di manager che lavorano nelle più famose aziende in campo informatico. Dalla Apple a Google, si sa, la Silicon Valley accoglie la più alta concentrazione di aziende del settore informatico del mondo.
Ma come, uomini e donne che vivono per l’elettronica e la sostengono e la sviluppano in tutte le aree della vita, che ci credono… preferiscono tenere i loro figli lontani dai computer? Com’è possibile? perchè?
Sono persone incoerenti con quello che fanno nel lavoro o c’è quache ragione sensata per optare per una scuola così particolare?
Per quanto mi riguarda, seguo il pensiero di Steiner da un po’ di tempo ed anch’io ho optato per la scuola Waldorf per i miei due bimbi. Eppure, se mi segui da un po’ lo saprai, sono un appassionato della Apple e faccio costante e assiduo uso di Internet e dei sistemi informatici più all’avanguardia.
Sarò incoerente o ragionevole?
A te l’ardua sentenza.
Si torna al passato! Finalmente una bella iniziativa dal mondo del calcio.
<<Pari>>
<<Io dispari>>
<<Bim, bum, bam.. 2 +3 = 5. Dispari. Scelgo per primo io!>>
Tutto iniziava così. In un giardino, in una piazzetta o in una strada poco trafficata. Due bimbi, i capitani, che si accordavano per scegliersi i componenti della squadra. I pali fatti con le maglie e i giubbotti ammucchiati a terra; niente fuori gioco; ma soprattutto… niente arbitro. Fallo, punizione, rigore, fuori, alta, rete… tutto deciso “a buon senso”.
Nel gruppo c’era ovviamene chi voleva sempre aver ragione, chi discuteva e chi lasciava stare; chi si arrabbiava e chi calmierava gli animi. Tanto alla fine si trovava sempre un equilibrio e ci si divertiva come dei matti. Ogni tanto si bisticciava, ma il giorno dopo tornavamo lì a giocare di nuovo, magari nella stessa squadra. Tutto iniziava e moriva lì.
A pensarci oggi sembrano passati mille anni e i ragazzini di oggi sembrano così… diversi da come eravamo noi. Immaginare una partita di calcio autoarbitrata sarebbe pura utopia…
… e invece no! Gianni Rivera, responsabile del settore giovanile scolastico della FIGC, ha istituito per la categoria pulcini (8-10) anni, le partite autoarbitrate. Proprio come si faceva una volta all’oratorio. Se funzionava una volta, funzionerà anche adesso.
I bambini sono bambini e devono divertirsi. Non ho dubbi sul fatto che a quella età riusciranno a gestirsi. Difatti il propblema non sono i bambini. Il problema sono I GENITORI! Affermazione decisamente forte, ma lo dico con cognizione di causa. In qualità di Mental Coach sportivo lavoro spesso con atleti giovani, e molte volte l’influenza dei genitori, ancorchè mossa a fin di bene e inconsapevole, fa più danni della grandine.
In alcuni sport più che in altri (e il calcio è uno di questi) le aspettative dei genitori sono tali da generare nel ragazzo tensioni e pressioni che non dovrebbero esistere in quella fase. La cosa curiosa è che i genitori affermano di non interferire assolutamente, nel bene e nel male. Ritengono di essere neutrali, di essere meramente degli accompagnatori, eppure, quando mi capita di assistere alle gare insieme a loro… beh, lasciamo perdere.
Sono curioso di sentire le reazioni degli adulti fuori dal campo, quando i bambini decideranno per una cosa piuttosto che per un’altra. Si sentiranno commenti, teste che si squotono e braccia al cielo… mentre i bambini avranno già ripreso a correre e a divertirsi.
Che bella lezione sarebbe!
Spero ardentemente che l’inizuativa produca esiti positivi affinchè si possa creare una nuova tendenza e ritrovare nello sport quello spirito agonistico sano e formativo che lo sport dovrebbe sempre avere. Quantomento con i bambini.
Sarebbe l’opportunità per insegnare loro a responsabilizzarsi, insegnare a non scaricare le proprie frustrazioni sugli altri (gli arbitri), a non simulare, a trovare un equilibrio sociale e di gruppo… ci sono svariate implicazioni positive che sarebbe un peccato perdere.
Forza allora… andiamo a giocare!
Paolo Pizzi medaglia d’oro nella spada ai mondiali di scherma. E dire che doveva smettere di fare sport!
Una carriera senza grandi successi quella di Paolo Pizzi, quanto meno fino ad oggi. Contro i pronostici della vigilia infatti si è portato a casa il titolo più prestigioso nella competizione mondiale di spada.
Ogni volta che vedo qualcuno realizzare un sogno mi sento bene, mi nutro della loro felicità. Cerco di immaginare cosa si deve provare in una situazione di quel tipo e mi emoziono fino a commuovermi. Anche perchè mi viene da pensare a tutti gli allenamenti e ai sacrifici ai quali avrà sicuramente dovuto sottoporsi per arrivare a quei livelli di performance; immagino la trepidazione nel momento in cui ha capito che avrebbe potuto farcela… MAGIA PURA! So perfettamente che il successo non arriva per caso, ed è per questo che mi incuriosisce professionalmente sapere come è riuscito ad arrivare fino a lì.
Nel lavoro di Mental Coaching cerco sempre di modellare e trasferire le strategie di successo dei campioni per renderle accessibili e fruibili da chiunque e non solo nello sport.
Mi incuriosisco e leggo, in un articolo sulla Gazzetta dello Sport, che a 13 anni gli avevano diagnosticato un tumore. I medici gli consigliarono di interrompere l’attività sportiva. Evidentemente scelse di continuare a fare ciò che amava e… il tempo e la vita hanno deciso di premiarlo.
Che bella storia di successo… che bella storia di vita. In mezzo a tante notizie disastrose, terremoti, omicidi e crisi economiche mondiali, non dimentichiamoci che c’è spazio anche per i sogni che si avverano, per la felicità, per la speranza… che si parli di sport, di salute o di vita quotidiana, a patto che non si smetta mai di crederci e di impegnarsi al 100% dando tutto se stessi.
E tu? Che ne pensi? Qual è la tua storia di successo?
Tutti ne abbiamo una!
Ibra non si diverte più: cosa farebbe un bravo mental coach?
I principali quotidiani sportivi oggi titolavano Ibra non si diverte più. Non capivo bene cosa intendessero e così mi sono andato a vedere il video della conferenza stampa dove in effetti ha proprio detto che il calcio non lo diverte più, che è diventato una routine e che ha perso la grinta di un tempo. Parole così non si addicono alla personalità guerriera che ha sempre dimostrato di avere ma la fisiologia che aveva durante la conferenza stampa, non lasciava spazio ad equivoci: era decisamente congruente con quel che diceva. Lo sguardo, il tono di voce, la postura… se hai occasione di guardare il video (clicca qui) potrai vederlo anche tu.
Personalmente ho apprezzato molto la sua onestà intellettuale. Ritengo che ammettere una cosa del genere sia una manifestazione di forza interiore e di autoconsapevolezza notevoli. Anche un guerriero deve capire che c’è un tempo per ogni cosa. Ogni storia, anche la più bella ha un inizio, uno sviluppo, una maturità, una declino e una fine. Lui, credo che abbia semplicemente preso coscienza che la fase della maturità sta lasciando il posto a quella successiva. Questo ovviamente non significa che la sua carriera debba finire domani nè tantomeno che non possa avere prestazioni eccellenti e vincere ancora trofei importanti. Gli auguro di togliersi ancora molte soddisfazioni.
Arrivato ai trent’anni sente che ci sono anche altre cose al mondo che lo interessano, forse anche più del calcio. Mi sembra più che ragionevole. L’unico problema è che con questo tipo di atteggiamento e pensieri dominanti, farà difficoltà ad attingere alle sue risorse come faceva un tempo. Mi riferisco principalmente alle risorse mentali e caratteriali quali la grinta, la determinazione, la concentrazione, la fame di risultati, l’entusiasmo, ecc. L’eccellenza nelle prestazioni si nutre di queste cose.
Ma veniamo a noi e al titolo dell’articolo.
Ammesso e non concesso che lui in realtà voglia ritrovare quel fuoco dentro che lo ha sempre contraddistinto, cosa potrebbe fare?
1° passo. Ristrutturare mentalmente quanto è successo. Deve comprendere che si tratta di un passaggio naturale, ma che come ogni cosa non è definitiva e può durare il tempo che… decide lui.
2° passo. Riformulare gli obiettivi e conferire ad essi nuove motivazioni e nuovi scopi (più consoni alla persona che è ora). La domanda chiave è: Cosa sarebbe in grado di accenderti il fuoco oggi? Perchè? Come lo farebbe?
3* passo. Mappare la struttura (mentale, emozionale e fisica) legata al successo. Quella che in passato lo aveva contraddistinto. Qui è importante comprendere cosa e come gli permetteva di giocare così bene. Quali pensieri, stati interiori e modelli di fisiologia metteva in atto.
4° passo. Ricreare le stesse strutture (mentali, emozionali e fisiche), associandole ai nuovi obiettivi e soprattutto alle nuove motivazioni.
5° passo. Ancorare e condizionare il tutto, esercitandosi negli allenamenti.
Ecco questo è quello che farei se fossi il mental coach di Ibra e se lui volesse lavorarci su.
Ma io non sono il suo mental coach, e lui probabilmente non ha nessuna intenzione di lavorarci su.
Però, quanto sarebbe interessante una sfida di questo tipo!
Un bravo mental coach può rendere lo sport una straordinaria e concreta metafora di vita.
Chissà quante volte mi avrai sentito dire che lo sport può essere una straordinaria metafora di vita. Lo penso profondamente!
Nello sport è importante avere obiettivi; ci sono regole di gioco precise a cui attenersi; ci sono ostacoli (avversari) da superare; richiede allenamento e preparazione, ecc. Proprio come nella vita, con il vantaggio che nella “vita reale” arrivare primi rispetto agli altri non ha molta importanza, o comunque non come nello sport.
Alle Olimpiadi, si ricorda quasi esclusivamente chi arriva primo, gli altri no. Nella vita, fortunatamente, non è così importante supremeggiare nei confronti degli altri. Mi piace pensare invece, che nella vita si possa tutti arrivare primi. Esattamente. Ognuno fa i conti con se stesso e può vincere la medaglia d’oro come papà o mamma, come figlio/a, come marito o moglie, come amico/a, ecc.
Il mio motto è: voglio essere Il Campione della mia Vita! Mi laureo campione ogni volta che mi sento felice, soddisfatto, realizzato, amato, ecc. sia nel lavoro che nella sfera privata.
Lo sport è estremamente formativo, aiuta a definire il carattere di una persona, la sua attitudine all’eccellenza e la predisposizione al sacrificio per un valido ideale, cosa che anche nella vita (sia privata che professionale) risulta importantissima. Chi pratica (o ha praticato) sport a livello agonistico lo sa, chi non l’ha mai fatto… forse fatica un po’ a comprenderlo, anche sostenuto dalle aberrazioni comportamentali a cui ci hanno abituati alcuni giocatori viziati.
Il mio ruolo di Mental Coach nello Sport mi ha dato l’opportunità di condividere l’esperienza di molti atleti e campioni e devo ammettere che questo mi ha enormemente arricchito, ma non è avvenuto tutto automaticamente. Non basta frequentare una persona per riuscire a fare propri i suoi schemi mentali, atteggiamenti e quant’altro.
- Innanzitutto è indispensabile cogliere gli elementi chiave, in grado di fare la differenza. Quegli aspetti degli atteggiamenti mentali e comportamentali che ritieni utili alla tua vita. Bisogna osservarli bene per riuscire a codificarli.
- Poi bisogna declinarli nella propria realtà, adattarli a noi e alle nostre caratteristiche.
- Infine bisogna condizionarli e renderli facilmente fruibili.
- Il tutto deve diventare parte integrante dinoi, arricchendoci e rendendoci persone migliori.
Non è facile ma è fattibile.
Se ti piace l’idea di apprendere dai Campioni sportivi, partecipa al prossimo corso IMPARA DAI CAMPIONI che si terrà a Roma il 29-30 ottobre. Ciò che faremo sarà esattamente questo. Attingeremo dai grandi campioni dello sport le strategie mentali, comportamentali ed emozionali che loro stessi usano per eccellere, e le renderemo fruibili nella nostra vita di tutti i giorni, privata e professionale.
Guarda la pagina di presentazione del corso cliccando qui!
Coppa Davis: l’Italia torna in serie A dopo 11 anni. Fognini, Bolelli, Starace e Bracciali firmano l’impresa tanto attesa.
Nel 1976, in Cile, Panatta, Barazzutti, Bertolucci e Zugarelli, guidati da capitan Pietrangeli, conquistavano la prima (ed unica ndr) insalatiera simbolo della Coppa Davis.
Ieri, sempre in Cile, Fognini, Boelli, Starace e Bracciali hanno conquistato l’accesso alla massima serie della prestigiosa competizione. Certo non è la stessa cosa, ma dopo ben undici anni di bolgia dantesca in serie B, l’accesso alla massima serie equivale a una finalissima mondiale.
Sono felice per il movimento tennistico italiano, che ritrova la sua dignità, e sono felice ovviamente per i ragazzi. Lavoro come mental coach con Fabio (Fognini) da un po’ di anni e con Simone (Bolelli) da qualche mese e vederli così felici mi ha aperto il cuore. Stanno crescendo, stanno maturando e so che devono ancora raggiungere il loro meglio. I risultati ottenuti in doppio nel circuito li stanno aiutando a rinforzare la fiducia e a giocare con autorevolezza.
Vederli giocare insieme per dare il punto definitivo per la vittoria, mi ha proprio reso felice. So quanto ci tenessero, e quanto si siano impegnati per quel risultato e il successo è stato il giusto riconoscimento.
Come spesso dico a chi si appresta a diventare un coach e sta frequentando il nostro Master in Coaching, “devi sviluppare l’abilità di vedere i tuoi clienti già cambiati, con il loro risultato in mano. Non dovrai fare altro che aiutarli a non complicarsi la vita e a superare tutti gli ostacoli che si frapporranno tra loro e i loro obiettivi.” Analogamente, sto gia immaginando Simone e Fabio vincere tornei ATP e realizzare una carriera di successo.
Conosco il potere della mente, e so quale effetto sulla realtà possano avere le nostre aspirazioni quando vengono nutrite con passione e amore. Per questo motivo continuo a lavorare per allenare questi ragazzi a nutrire i loro sogni, a crederci con tutto loro stessi, anche quando tutto sembra dire il contrario.
Vamos chicos, vamos!























