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Articoli della categoria ‘Diario’

31
dic

Il mio consueto messaggio di buon anno.

Ultimo giorno dell’anno. Stiamo per archiviare anche il 2011. Com’è andato?

A livello collettivo, dal punto di vista economico, politico, sociale è stato un anno molto duro. Spero invece che a livello individuale, per te, sia stato un buon anno.

Queste feste sono una boccata di ossigeno per aiutarci a riprendere fiato. Tra poco si riparte per una nuova avventura, il 2012, e abbiamo l’obbligo morale, ma anche il piacere, di fare di tutto per renderlo speciale. Ecco, vorrei partire da qui, dal piacere di rendere il 2012 davvero speciale, per noi stessi, per chi ci sta vicino e per tutte le altre persone che avremo modo di influenzare anche in maniera indiretta.

Questo audio l’ho appena registrato e contiene i miei auguri per te.

Quest’anno non mi sono limitato a fare gli auguri, ma ho voluto includere alcuni suggerimenti che possono apportare valore aggiunto alla tua vita.


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Buon 2012.

PS. Lascia un commento con i tuoi migliori auguri per tutti.

18
nov

Ehi, hai mai pensato di condividere il tuo ufficio con qualcun altro? Una soluzione fantastica per chi lavora.

Martedì ero a Torino per una serie di appuntamenti di lavoro tra cui una sessione di business coaching. Di solito in questi casi mi reco personalmente presso l’azienda del cliente ma martedì, per una serie di motivi, ho scelto di riceverli io. La cosa curiosa su cui vorrei soffermarmi è che a Torino non possiedo una sede fisica della mia attività e questo potrebbe rappresentare un problema, eppure non è stato così. Ho potuto svolgere i miei appuntamenti di lavoro in maniera proficua, funzionale e professionale usufruendo di una struttura polifunzionale di uffici in coworking.

Devo essere sincero, era la prima volta che ne facevo uso ma ne sono rimasto decisamente soddisfatto.

Parlo di una struttura super moderna, tecnologica e funzionale nella quale si condividono aree comuni, uffici, sale riunioni, saletta relax, reception, connessione wi-fi, ecc. con altre realtà professionali.

Sei libero di affittare un ufficio, come una saletta riunioni o una sola postazione di lavoro, per qualche ora, un giorno, una settimana o per quanto tempo vuoi a costi decisamente accessibili e convenienti. Una soluzione ottimale per una start up o per chiunque si trovi nelle condizioni di dover avere un ufficio per tempo limitato senza rinunciare alla comodità e alla funzionalità che un ufficio proprio è in grado di garantire.

La struttura che personalmente ho utilizzato a Torino si chiama ToolBox, ma ce ne sono tante altre in tutta Italia. E’ un po’ come il concetto di car sharing. Se non hai la necessità di doverti spostare frequentemente e per lunghi tragitti, la condivisione del mezzo è una soluzione all’avanguardia, ecologica e super intelligente.

Risparmi denaro, tempo, sforzi e preoccupazioni. Non devi prenderti ulteriori impegni se non nei giorni effettivi in cui devi effettivamente lavorare. La struttura è moderna, attrezzata, informatizzata e hai anche la possibilità di creare un network di conoscenze con persone con le quali condividi gli spazi e che potrebbero rappresentare per te delle opportunità di lavoro.

Questa è un’idea brillante e va premiata, non pensi anche tu?

30
set

Un Mental Coach a Milano SaporBio: come riuscire a vivere con piena energia vitale.

Venerdì 7, sabato 8 e domenica 9 ottobre 2011, a Milano ci sarà la manifestazione SaporBio.

Un progetto ideato da Marco Columbro e Stefania Santini per educare, informare e formare il pubblico a uno stile di vita e ad abitudini alimentari e d’acquisto più consapevoli. Tutto orientato al biologico e alla eco-sostenibilità.

In una società che ci vorrebbe tutti “ipnotizzati” e bravi “consumatori inconsapevoli”, benvengano queste manifestazioni atte a sensibilizzare e a far conoscere “un modo migliore” per nutrire se stessi e i propri figli rispetto a quello che ci propinano le industrie multinazionali. Non solo, a SaporBio potrai conoscere la bioedilizia; trovare abbigliamento, prodotti cosmetici e tanto altro ancora. Vivrai un’esperienza multisensoriale  con degustazioni, assaggi, giochi, workshop, sport, spettacoli e servizi di vario genere tutti legati dal filo conduttore della consapevolezza, del naturale e della eco-sostenibilità.

Ed io cosa c’entro? Chi era presente all’ultima edizione del corso Vitality Coaching, sa bene quanto sia appassionato di questo tema e quanto lo ritenga un punto importante nella mia vita.

Io ci sarò perchè sabato 8, dalle 16,30 alle 18, terrò un workshop su come vivere in salute ed energia vitale con il mental coaching.

La mente può aiutarci a vivere meglio?

Certo che sì, e sabato spiegherò alcune strategie per educare il nostro inconscio alla salute e alla vitalità.

Vienimi a trovare e, perchè no, passa parola! E’ un modo decisamente positivo per passare una giornata, anche con l’intera famiglia (ci sono attività preparate apposta per i bambini), e vivere all’insegna del rispetto per se stessi e per il nostro pianeta.

Saporbio si tiene presso palazzo Giureconsulti in piazza Mercanti (vicino al Duomo).

PS. Sabato mattina, dalle 8,30 su RETE 4 mi trovi alla trasmissione “Vivere Meglio” con il prof Trecca a parlare dell’iniziativa.

26
set

Un compleanno davvero speciale.

Credo che ogni giorno della nostra vita meriti di essere celebrato. Mi viene in mente il cappellaio matto che festeggiava il “non compleanno” nella storia di Alice nel paese delle meraviglie.

Tuttavia ci sono momenti nella vita, giorni specifici, che per cultura e tradizione esigono una qualche forma di festeggiamento. Pochi giorni fa, esattamente il 24 settembre, cadeva il mio compleanno. Il mio 45° compleanno.

Le mie caselle di posta, il mio account Facebook, Twitter, Skype ecc. sono stati letteralmente inondati di messaggi. Credo di averne letti oltre il migliaio… incredibile.

So perfettamente che alcuni di questi erano di circostanza, non c’è niente di male, ma la maggiorparte avevano il profumo della genuinità e il trasporto di un sentimento sincero. Comunque sia, a prescindere da ciò, mi sono sentito “amato” e inondato di una bellissima energia positiva (il potere della suggestione…)  :-)

E’ bello sapere che ci sono persone, alcune  che conosci a mala pena, che pensano bene a e di te. Mi piace pensare che sia in qualche modo un effetto di ciò che ho fatto nella mia vita, e questo mi fa sentire molto bene.

Il “quadretto” è stato ovviamente arricchito da una festa “a sorpresa” da parte dei miei bimbi che durante la colazione mi hanno inscenato una pantomima fantastica per riuscire a distrarmi e farmi comparire magicamente sul tavolo  la torta e i regali.

Fantastico!

A volte la vita sa essere crudele e tragica, lo so.

Lo so che ci sono persone che soffrono e che sono chiamate ad affrontare situazioni terribili e non vorrei mancare loro di rispetto o risultare poco sensibile nel dire che amo la vita, e che la ringrazio per tutto ciò di straordinario che ha voluto riservarmi per questi primi 45 anni di vita. Vorrei avere la forza di continuare ad amarla sempre, anche nei momenti più duri.

Mi sento un privilegiato e vorrei ringraziare tutte le persone che mi hanno dimostrato il loro affetto in questo giorno speciale della mia vita.

Grazie.

13
set

Ricomincia la scuola… e la vita si appresta a compiere un ennesimo giro di giostra.

Per molti bambini e ragazzi ieri è stato il primo giorno di scuola. Non so te, ma io l’ho sempre vissuto in maniera entusiasta. Per me significava rivedere i miei compagni dopo le vacanze, con la curiosità di vedere come erano cambiati, cresciuti. Ricordo di essere stato testimone di sviluppi fisici impressionanti. C’era sempre un compagno (o compagna) che tornava pressochè irriconoscibile per lo sviluppo fatto. Magia pura!

Il primo giorno di scuola portava con sè la curiosita di scoprire che faccia avevano i nuovi arrivi della classe. Ogni anno c’era un certo turn-over di compagni (a causa delle bocciature) e questo creava sempre un briciolo di aspettativa.

Che dire poi degli insegnanti. La speranza di cambiarne qualcuno un po’ troppo severo, in cambio di un’altro un po’ più “amico”.

Se chiudo gli occhi, riesco ancora a sentire le emozioni che provavo; le ricordo molto bene; le ricordo con molto amore.

Forse però, i primi giorni di scuola più significativi sono stati tre. Mi riferisco al primo giorno di elementari, il primo giorno delle medie, e il primo giorno delle superiori.

Ognuno di questi è stato davvero magico e lo ricordo come se fosse ieri. Avevano tutti un sapore di conquista… sapevano di “mi sento grande”. Sarà perchè avendo tre fratelli maschi più grandi di me, io non vedevo l’ora di poter essere come loro. Ognuno di questi tre step, era caratterizzato da un cambio piuttosto significativo nell’uso degli accessori.

Mi riferisco alla cartella, al portapenne, al diario, ai libri, alla merenda, all’abbigliamento.

Se alle elementari lasciavi che fossero i genitori a gestirli, alle medie era un must occuparsene in prima persona. Non era solo un fatto di crescita e maturazione, ma anche un fatto di dignità sociale!!!!! Nella mia cartella, e soprattutto nel mio diario, mettevo mano solo io!

Alle medie era d’obbligo recarvisi da soli e non accompagnati, altrimenti passavi per “cocco di mamma”. Io ero tranquillo a riguardo, poichè anche alle lementari andavo già da tempo da solo.

Alle superiori invece era d’obbligo aderire agli scioperi. Eh, eh, eh… in quel periodo in effetti ce n’erano frequentemente e devo ammettere che erano molto apprezzati.

Oggi ripenso a quei momenti e mi commuovo al ricordo di quel bimbetto con la frangetta che si sentiva grande. Eppure devo ringraziare anche quelle esperienze per essere oggi la persona che sono.

1° giorno di scuola di Alice (2009) con Micky

La stessa commozione la provo al pensiero dei miei figli. Michele proprio ieri ha cominciato il suo primo giorno di asilo e sabato sarà il primo giorno di scuola (3a elementare) per l’Alice.

Amori miei. E’ stupendo vedervi entusiasti di cominciare, di rivedere i vostri compagni e di conoscere i nuovi. Mi apre il cuore sapere che accogliete questi momenti con tutto l’entusiasmo che avete.”

“Vi guardo, sorrido, sospiro… ripenso ai miei “primi giorni” e immagino i giovani volti dei miei genitori mentre mi accompagnavano a scuola o mi tenevano la mano… in attesa che crescessi… e ora sono qui a fare le stesse cose con voi… sospiro ancora e la mia anima si fonde con la vostra.

Sono con voi… lo sarò sempre!”

18
ago

In montagna a lezione di coaching.

Ho sempre scelto il mare alla montagna. Nonostante ami camminare, la vacanza d’estate non era tale se non c’era il mare di mezzo. La montagna in inverno, per sciare, e il mare in estate. Conto sulla punta delle dita di una mano, le volte che sono stato in montagna d’estate per fare delle escursioni e camminare. Una di queste l’ho proprio fatta pochi giorni fa, e mi è piaciuta talmente che mi sono ripromesso di farne con continuità.

Come oramai saprai, amo fare collegamenti tra le esperienze di vita quotidiana e la crescita personale. Credo profondamente che la vita continui ogni giorno a darci lezioni preziosissime, a volte mascherate da semplici “faccende da sbrigare” e altre volte mascherate da attività più impegnative. Il coaching che amo fare, si nutre di questi parallelismi.

Sta di fatto che mi lascio coinvolgere volentieri nell’organizzazione di questa “simpatica spedizione”: eravamo tre adulti, tre bimbi e un cane. Arriviamo al rifugio “Battisti” dopo  un’ora e mezza di camminata. Prendiamo alloggio, e ci andiamo a fare una bella passeggiata fino al lago Bargetano, dopodichè si rientra in rifugio.

Il giorno dopo si parte per la cime del monte Cusna. Sono “solo 2121 m” non si tratta di un ottomila, intendiamoci,  ma quando guardi un monte da lontano, soprattutto se lo vedi immerso nelle nuvole e scuro per l’ombra, incute sempre un po’ di timore. Il primo pensiero che abbiamo avuto tutti, essendo alle prime armi, è stata “troppo lunga, e difficile arrivare lassù in cima”. Non abbiamo avuto il coraggio di dirlo apertamente, ma lo abbiamo pensato tutti.

In quei pensieri la mia voce interna mi ha tranquillizzato: “lo fanno tutti, anche i bambini, quindi… è solo questione di mettersi in marcia”. E così abbiamo fatto. La camminata è stata abbastanza lunga e, per un primo tratto (1h 15 min), la vetta del monte non si vedeva nemmeno perchè coperta da un crinale. Questo è stato un bene perchè sennò ci avrebbe ricordato il pensiero iniziale. Così, il nostro obiettivo è stato subito portarci alle pendici del crinale. Dopodichè, il secondo obiettivo è stato salire sul crinale. Ripido e un po’ faticoso (soprattutto per i bimbi) ma alla fine siamo stati premiati dall’incantevole vista. Da una parte i monti delle Alpi liguri e dall’altra le colline e le valli del reggiano: la pietra di Bismantova, il Ventasso, ecc.

A quel punto vediamo di nuovo la vetta del Cusna, e ci ricordiamo che l’obiettivo è sempre là, ancora distante. Individuiamo due punti intermedi: la stazione finale di una seggiovia, e una punta rocciosa da aggirare abbastanza bruttina da vedere. La cartina la indicava con lo spettrale nome di: “La roccia della morte”. Meglio non chiedersi il perchè… Proseguiamo. La punta del Cusna è sempre più in ombra e appare abbastanza impervia da raggiungere. Mi chiedo come sia possibile che ci facciano arrivare dei bambini… mah! Forse sono io che vedo qualcosa che non è come sembra, e mi dico: “prosegui, arrivaci quantomeno ai piedi”.

Superiamo la roccia e la seggiovia. A questo punto dobbiamo passare lateralmente da una cima che si trova proprio a fianco della nostra meta ultima. Il sentiero è stretto e alla sinistra c’è un dirupo abbastanza preoccupante… penso ai bimbi. Chiedo loro di fare attenzione e, sempre con tranquillità e motivazione, ci portiamo avanti fino ai piedi della cima. Alla fine ci troviamo proprio di fronte all’obiettivo e, dopo aver camminato per due ore e mezzo, non abbiamo la minima intenzione di fermarci qui.

Fortunatamente ci sono due vie per raggiungere la vetta: una diretta dove si arrampica una parete esposta e una più semplice che aggira il monte e sale da dietro. Ci avevano caldamente sconsigliato la prima (riservata ai più esperti) così decidemmo di prendere la strada più lunga ma più sicura. Altri 40 minuti e alla fine… siamo sulla vetta del monte.

I bimbi sono elettrizzati, e stranamente anche io mi sento nello stesso modo. Si tratta di un monte piuttosto basso e con un percorso a zero difficoltà eppure la sensazione era davvero forte. Avevamo conquistato un obiettivo che ci sembrava quasi impossibile da giù! E allora, mentre sono lì in cima, penso alla vita di tutti i giorni; a come sembrino irraggiungibili gli obiettivi quando li guardi da lontano. Penso a quante persone si scoraggino ancor prima di cominciare e per questo motivo non si mettono nemmeno in marcia.

Nella disceva per tornare al rifugio, penso a cosa ci ha permesso di arrivare alla meta, nonostante le perplessità iniziali e ne traggo alcuni punti che ritrovo essenziali anche nella vita:

  • Ci siamo comunque messi in marcia. Alla peggio avremmo fatto una bella passeggiata sul crinale e visto un panorama fantastico.
  • Non ci siamo demotivati o scoraggiati a vicenda. Nonostante tutti avessimo pensato alla possibilità di non farcela (anche per i bimbi), nessuno a cercato di “dissuadere gli altri dall’impresa.
  • Ci siamo fissati piccoli obiettivi di volta in volta: il crinale; la seggiovia; la roccia della morte, ecc.
  • Quando incontravamo persone di ritorno dalla vetta, attingevamo sempre più fiducia.
  • Tutti eravamo motivati dall’idea di arrivare in vetta.

Sono convinto che se nella vita riuscissimo sempre ad avere questo atteggiamento, potremmo conquistare un sacco di “vette” in più.

Ci vediamo sulla vetta! Buona camminata.

18
lug

Le cattive abitudini non vanno mai in vacanza. Vero, perchè al mare con me porto solo quelle positive!

Tra i tanti luoghi comuni che si sentono in giro c’è anche quello che dice che le cattive maniere/abitudini, non vanno mai in vacanza. In effetti chi è abituato a fare in un determinato modo, tende a ripetersi a prescindere da dove si trovi.

Coerente con la mia lotta contro la “programmazione mentale negativa” a cui spesso siamo sottoposti dall’ambiente che ci circonda, io mi sono attrezzato per poter mantenere fede alle mie abitudini potenzianti anche in vacanza. Mi sono portato attrezzatura per fare sport (occhialini per il nuoto, scarpette per correre, ecc.), libri sulla crescita personale, e scorta alimentare biologica. Senza diventarne schiavi intendiamoci (ci concediamo anche pranzi e cene al ristorante) intendo continuare a fare le cose che ritengo migliori anche quando sono in vacanza.

Non esistono scuse per non impegnarsi in qualcosa in cui si crede davvero. Al corso Vitality Coaching spiego con dovizia nei particolari cosa e come fare per vivere a livelli di energia altissimi e non farsi programmare il cervello da chi ha interesse a farci consumare le peggio cose, farmaci compresi.

Le vacanze, per me, sono un ulteriore opportunità per mangiare sano, fare attività sportiva, stare all’aria aperta, leggere, scrivere, sgombrare la mente e rigenerarsi. Le cattive abitudini preferisco proprio non portarle in vacanza e lasciarle chiuse in un cassetto in cantina… là dove nessuno le può scovare.

11
lug

La mia prima gara di Triathlon! Ecco un altro modo per conoscere meglio se stessi.

Di modi per conoscersi ce ne sono infiniti, così tanti che spesso ci si perde e alla fine si fatica a capire bene chi siamo veramente.

Da oltre vent’anni mi occupo di sviluppo personale e in modo particolare, negli ultimi quindici anni, di coaching. Senza falsia modestia posso dire di conoscermi bene. Ho avuto motissime opportunità per interrogarmi su questioni personali, interiori, introspettive e non solo, e dalle conclusioni tratte ne è sempre uscito un profilo nel quale mi sono identificato con piacere.

Negli ultimi 4-5 anni le mie attenzioni si sono concentrate soprattutto verso un approfondimento spirituale, fuori dalla mia zona di comfort fatta di fisiologia e fisicità. Mi sono quindi dedicato a conoscere me stesso da un punto di vista più intimo e trascendente.

Questa introduzione per dire che, qualche mese fa, mi misi in testa di vivere un’esperienza agonistica mai fatta prima, in uno sport in cui non necessitano abilità tecniche particolari ma solo gran allenamento: il Triathlon. Volevo tornare a vivere un’esperienza fisicamente sfidante. Lo decisi soprattutto perchè si tratta di tre discipline sportive altamente “allenanti”: nuoto, bici e corsa. Quale modo migliore per tenersi in forma?

Lascia che ti racconti com’è andata.

Dovevamo essere un gruppetto di 5-6 persone ma alla fine rimaniamo in due. Per fare le cose per bene, chiediamo aiuto a un trainer professionista per preparare le tabelle di allenamento, per monitorarci e per alcune spiegazioni tecniche assolutamente da conoscere per potersi cimentare in questo sport. La scelta del trainer è stata facile. Marco Caggiati, direttore del sito www.allenamentofitness.com nonchè trainer al nostro Vitality Coaching. La persona che mi ha fatto venire voglia di Triathlon!!

Ci incontriamo, ci fa un minimo di training sulla tecnica e ci consegna le tabelle di allenamento.

Te la faccio breve. Credo di essere stato uno dei suoi “peggiori clienti”, povero Marco. In buona sostanza mi sono presentato alla gara con meno di 100 km all’attivo in bici, con una decina di sessioni in piscina e un po’ meno di corsa. “Dannato ritmo di lavoro!!” ;-)

Ma veniamo al giorno della gara. Mi presento alle 9,30 in studio da Marco. Ci cambiamo, mettiamo il necessario in uno zainetto, inforchiamo la bici e ci avviamo verso il campus universitario, sede della manifestazione.  Per me è tutto nuovo. Mi piace. Si respira un’aria molto piacevole, un happening in clima festaiolo. Vado in segreteria e mi consegnano il pacchetto gara, con il mio numero (218). Marco mi aiuta a prepararmi e ci avviamo verso la zona cambio dove preparo tutto per i miei transiti da una disciplina all’altra.

Arriviamo in piscina. Circa 250 iscritti divisi in 8 batterie. Io, iscritto come amatore, sono nell’ottava, l’ultima. Partiamo intorno alle 12,30. Quasi due ore di attesa nelle quali non facevo altro che bere e mangiare… avevo voglia di partire. Mentalmente ero prontissimo… mentalmente!

Nuoto.

Arriva il nostro turno. Nella mia corsia siamo in 6 persone. Prima di cominciare ci scambiamo i tempi di percorrenza per decidere l’ordine in cui partire. Io partirò per terzo.

Si parte. I primi due, che avevano dichiarato tempi intorno ai 13-14 min per 750m di percorrenza, vanno come delle schegge. Io cerco di stargli dietro e ci riesco per le prime tre vasche, dopodichè mi accorgo che è un passo per me insostenibile. Non riesco a trovare il mio ritmo e entro in piena crisi. Faccio fatica a respirare. Respiro ogni due bracciate, mentre di solito respiro ogni tre… vado in affanno. Provo a rallentare. Mi sorpassano tutti, ma io continuo ad essere in affanno. Non capisco. Non mi era mai capitato. Mi fermo per qualche istante e sento la voce di un giudice che mi chiede se era tutto a posto… Tutto a posto un cazzo, avrei voluto rispondere (la Gatta avrebbe apprezzato nda) ma la mia testa fa si, e riprendo con le bracciate. Sono ancora in affanno e quando mi accorgo che c’era una parte di me che voleva fermarsi e pensava di non farcela, da buon coach inizio a parlare con me stesso: “ok Livio, stai calmo, immagina di essere in piscina a Reggio e di stare allenandoti come il solito… respira e trova il tuo ritmo”.

Finalmente eccolo, trovato! Poco alla volta inizio a nuotare con i miei tempi. Nel frattempo mi accorgo di essere l’ultimo. Gli altri sono già usciti. Accelero il ritmo e, nonostante il fiato corto, le braccia spingono. Il giudice mi avvisa che mancano due vasche… ancora??? ma non erano già finite??? dai Livio… oramai si va fino alla fine!

Esco dalla vasca, e lì mi accorgo che ero l’unico rimasto. Ero proprio l’ultimo, stavano disallestendo la piscina… accenno a un sorriso e me ne vado.

Vabbè fa niente, proseguiamo. Si corre verso la zona cambio. E mentre corro sento il fiato corto per la nuotata e penso che prima della corsa c’è la bici!  Mi dico: “una cosa alla volta Livio, una cosa alla volta. Ora c’è da pedalare, alla corsa pensi poi dopo”.

Arrivo in zona cambio, mi infilo calze, scarpe, numero, occhialini e casco e via che si parte. Attorno a me sento chiamare il mio nome: era Marco che, essendo partito in quarta batteria e avendo fatto un buon tempo, aveva già finito. Grande Marco.

Bici.

La poca praticità mi porta a perdere qualche secondo per agganciare le scarpe ai pedali, ma una volta agganciati mi metto in piedi a spingere. La bici era ed è la mia “parte debole”, quella che avevo allenato meno e, a giudicare com’è andato il nuoto, inizio a realizzare che avrei finito la gara per ultimo. Ultimo capisci? Nella mia vita non ricordo di essere mai arrivato ultimo a una gara/competizione… Inizio a pensare alla delusione ma poi mi dico: “forse devi proprio vivere questo tipo di esperienza. A 45 anni forse devi capire che arrivare ultimi non cambia la tua vita e che quel che conta è portare a termine la gara dando tutto te stesso.” Mi viene in mente il corso Impara dai Campioni. Il video di Derek Redmond... “Livio, devi dare tutto te stesso ed essere orgoglioso per il semplice motivo che stai mantenendo fede al tuo impegno, che dai tutto te stesso”.

Quindi inizio a pedalare a più non posso, pur consapevole di non avere forza e resistenza per tenere grandi ritmi. Dietro di me sento il rumore di uno scooter, mi giro per vedere. E’ il giudice che “chiude la corsa”. Ancora una volta, mi ricordano che sono l’ultimo!! Questa pensiero mi accompagna per tutta la corsa in bici. Ovunque passo, vedo gli assistenti al percorso con la bandierina, che fanno segni con le mani al motorino. Conosco il linguaggio del corpo, ma chiunque si sarebbe accorto che stavano chiedendo: “ultimo vero?”. Ho conferma dei miei pensieri quando, al giro di boa, li vedo proprio mentre salgono sui motorini per lasciare la loro postazione. Insomma, dopo di me il vuoto!:-)

Più realizzo di essere l’ultimo e più penso che devo onorare la mia presenza lì e quindi nel ritorno spingo ancora di più, complice anche un falso piano leggermente in discesa.

Giungo all’arrivo e i giudici mi intimano di scendere dalla bici. io in trance totale quasi mene dimentico e pianto un’inchiodata degna di Valentino Rossi. Sgancio i pedali e mi avvio di nuovo in zona cambio. Poso la bici, mi tolgo le scarpe e il casco, mi infilo le scarpette e via di nuovo.

Sento di nuovo la voce di Marco. Stavolta lo vedo anche mentre mi scatta qualche foto. Mi viene in mente la sua voce quando, in ufficio, mi spiegava che la sensazione fisica di quando smonti dalla bici e inizi a correre è davvero sgradevole. Vero! sono d’accordo. I primi metri mi sento legato, impacciato e lento.

Corsa.

Parto piano, cerco di prendere il mio ritmo e di sciogliermi per bene. Al primo spugnaggio e ristoro sento la vita riprendersi il suo posto dentro di me. Proseguo al mio ritmo. Vedo davanti a me una persona andare a passo d’uomo e mi dico: “Prendilo Livio, arriva penultimo!” Accelero… lo prendo. Poi ne vedo un’altro in lontananza che mi sembra andare un po’ lento… prendo anche lui! Poi accelero un po’ e ne prendo un altro e poi un altro ancora… insomma la corsa non mi tradisce e recupero un po’ di posizioni. L’ultimo kilometro vado come un treno e mi becco mentre ripeto ad ogni passo un mantra: mi spiace, perdonami, grazie, ti amo. Era per il mio corpo. Sentivo che stava lottando per me. Io mentalmente lo costringevo a fare di più e lui mi stava sostenendo.

Sensazione straordinaria.

Dirittura d’arrivo, sento la gente che mi incita e io accelero e stranamente mi sento fresco e riposato. Sensazione che perdo l’istante dopo aver oltrepassato il traguardo… ovviamente. :-)

Mi sento stanco, stanco e soddisfatto. Vado al ristoro per bere e ci rimango per mezz’ora. Credo di aver bevuto bicchierini d’acqua e integratori salini per almento due litri.

Più passa il tempo e più la stanchezza lascia il posto a quella tipica sensazione di benessere mista a soddisfazione che si prova dopo aver fatto un bell’allenamento e dopo aver portato a termine un impegno importante. Ci tengo a sottolineare che non si trattava di un Ironman… intendiamoci, era solo una Sprint, ma per me era la prima volta e valeva tanto quanto.

Bella esperienza. Da ripetere. Da migliorare. Mi soffermo a ripensare alla gara, alle emozioni contrastanti provate, alle mie reazioni emotive e psicologiche… e piacevolmente, quasi commosso… ritrovo me stesso!

Felice di essere te. Ciao Livio!

P.S. Ah, il mio obiettivo dichiarato era quello di stare sotto l’ora e mezza di gara.

Tempo: 1:27:08. Missione compiuta!

22
giu

Webinar: I Pilastri Fondamentali del Successo.

Ieri sera si è svolto il primo seminario on-line di Ekis e ho avuto l’onore di esserne il trainer.

Devo dire che ci sono state un po’ di difficoltà perchè in apertura abbiamo avuto seri problemi con la piattaforma che, nel momento di cominciare, ha bloccato l’ingresso dei partecipanti nella sala conferenze.

Ecco, potrei usare questo esempio per spiegarti come vanno gestiti gli stati d’animo nei momenti di difficoltà… Devo dire con grande orgoglio e senza modestia che siamo stati molto lucidi, veloci e “freddi” nel trovare velocemente una soluzione al problema e tutto ciò senza farci prendere dal panico!! Ora che ci penso a freddo mi rendo conto che, gestita diversamente, il problema poteva condurre ad una irrecuperabile debacle.

Ma ce l’abbiamo fatta e, come nei migliori film a lieto fine, il seminario si è svolto regolarmente ed è andato benissimo.

Mentre parlavo ho avuto dei flash mentali spettacolari. Pensavo al fatto che ero a casa mia, in maniche di camicia, shorts e infradito che conducevo un seminario di fronte a cinquanta persone che, a loro volta, si trovavano probabilmente nella stessa medesima situazione. Fantastico, non lo trovi geniale?

Voglio esplorare ulteriormente questa possibilità per erogare servizi formativi e di crescita personale, perchè sono convinto che possa offrire un valore aggiunto al mio lavoro.

Tu che ne pensi? Ti va di dirmi la tua?

Se eri presente al webinar lascia un commento sulla serata, e se ti va, dammi anche un tuo feedback. Lo accetto volentieri.

E ora… appuntamento a Padova sabato e domenica 25-26 giugno per l’ultima edizione tenuta da me personalmente di:

IMPARA DAI CAMPIONI

Il seminario in cui potrai modellare le strategie dei grandi campioni dello sport

per diventare campione della tua vita!

13
mar

Coaching e marketing… cuore e mente perfettamente integrati per realizzare una missione.

Il cuore e la mente quando sono allineati permettono al braccio di operare con tutte le energie dirompenti di cui dispone. Etica e persuasione insieme. Il fattore umano che va a braccetto con le fredde tecniche.

Questo principio vale a livello universale in qualsiasi attività umana e da sempre, nell’ambito del Master in Coaching, cerco di farlo comprendere a tutti gli studenti che desiderano diventare dei bravi coach.

Per produrre un cambiamento evolutivo significativo le tecniche da sole non bastano e lo stesso si può dire per il calore umano e l’empatia.

Nel mio modello di coaching, non è possibile fare questo lavoro con successo senza coinvolgere insieme il “cuore” e la mente. Un bravo coach è una persona che sente di avere una missione, e la realizza proprio aiutando gli altri a stare meglio e/o a raggiungere i propri risultati mischiando tecniche e strategie efficaci con comprensione umana, empatia e amore.

Mi rendo conto che per molte persone questi due elementi rappresentano due antipodi che mai si potranno conciliare. La mia opinione è differente. Si tratta di due elementi che non siamo abituati a conciliare ma che possono tranquillamente convivere. Uno non esclude l’altro, anzi.

Malta - Panoramica dall'hotel del corso.

Lo sto sperimentando per l’ennesima volta proprio in questi giorni. Mi trovo a Malta, in compagnia del mio amico e socio Roberto Pesce, per frequentare un corso approfondito di marketing. Il marketing è pura persuasione e molto spesso viene usato in maniera indiscriminata e poco etica, ma questo non porta a risultati durevoli nel tempo e comunque non implica che debba sempre e solo essere così. Un contenuto di altissimo valore, se non sostenuto da un amessaggio persuasivo, si perde miseramente. Analogamente, un messaggio forte e persuasivo privo di sostanza di valore è destinato a medesima sorte. Più e più volte, durante il corso, si sono evidenziati esempi in cui invece contenuti di elevatissimo valore sostenuti da messaggi convincenti e persuasivi hanno portato a evoluzioni positive, a opportunità e crescita.

Dobbiamo impegnarci e abituarci ad essere efficaci con i nostri messaggi e farlo in maniera etica. Se ciò che fai non puoi farlo davanti ai tuoi figli sentendoti orgoglioso e sapendo di educarli secondo i tuoi valori più profondi allora, forse, è meglio che tu non sia persuasivo, ma se ti senti di farlo… avanti tutta! Forse la tua strada ha un cuore.