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Articoli della categoria ‘Attualita’

30
set

Un Mental Coach a Milano SaporBio: come riuscire a vivere con piena energia vitale.

Venerdì 7, sabato 8 e domenica 9 ottobre 2011, a Milano ci sarà la manifestazione SaporBio.

Un progetto ideato da Marco Columbro e Stefania Santini per educare, informare e formare il pubblico a uno stile di vita e ad abitudini alimentari e d’acquisto più consapevoli. Tutto orientato al biologico e alla eco-sostenibilità.

In una società che ci vorrebbe tutti “ipnotizzati” e bravi “consumatori inconsapevoli”, benvengano queste manifestazioni atte a sensibilizzare e a far conoscere “un modo migliore” per nutrire se stessi e i propri figli rispetto a quello che ci propinano le industrie multinazionali. Non solo, a SaporBio potrai conoscere la bioedilizia; trovare abbigliamento, prodotti cosmetici e tanto altro ancora. Vivrai un’esperienza multisensoriale  con degustazioni, assaggi, giochi, workshop, sport, spettacoli e servizi di vario genere tutti legati dal filo conduttore della consapevolezza, del naturale e della eco-sostenibilità.

Ed io cosa c’entro? Chi era presente all’ultima edizione del corso Vitality Coaching, sa bene quanto sia appassionato di questo tema e quanto lo ritenga un punto importante nella mia vita.

Io ci sarò perchè sabato 8, dalle 16,30 alle 18, terrò un workshop su come vivere in salute ed energia vitale con il mental coaching.

La mente può aiutarci a vivere meglio?

Certo che sì, e sabato spiegherò alcune strategie per educare il nostro inconscio alla salute e alla vitalità.

Vienimi a trovare e, perchè no, passa parola! E’ un modo decisamente positivo per passare una giornata, anche con l’intera famiglia (ci sono attività preparate apposta per i bambini), e vivere all’insegna del rispetto per se stessi e per il nostro pianeta.

Saporbio si tiene presso palazzo Giureconsulti in piazza Mercanti (vicino al Duomo).

PS. Sabato mattina, dalle 8,30 su RETE 4 mi trovi alla trasmissione “Vivere Meglio” con il prof Trecca a parlare dell’iniziativa.

26
set

Un compleanno davvero speciale.

Credo che ogni giorno della nostra vita meriti di essere celebrato. Mi viene in mente il cappellaio matto che festeggiava il “non compleanno” nella storia di Alice nel paese delle meraviglie.

Tuttavia ci sono momenti nella vita, giorni specifici, che per cultura e tradizione esigono una qualche forma di festeggiamento. Pochi giorni fa, esattamente il 24 settembre, cadeva il mio compleanno. Il mio 45° compleanno.

Le mie caselle di posta, il mio account Facebook, Twitter, Skype ecc. sono stati letteralmente inondati di messaggi. Credo di averne letti oltre il migliaio… incredibile.

So perfettamente che alcuni di questi erano di circostanza, non c’è niente di male, ma la maggiorparte avevano il profumo della genuinità e il trasporto di un sentimento sincero. Comunque sia, a prescindere da ciò, mi sono sentito “amato” e inondato di una bellissima energia positiva (il potere della suggestione…)  :-)

E’ bello sapere che ci sono persone, alcune  che conosci a mala pena, che pensano bene a e di te. Mi piace pensare che sia in qualche modo un effetto di ciò che ho fatto nella mia vita, e questo mi fa sentire molto bene.

Il “quadretto” è stato ovviamente arricchito da una festa “a sorpresa” da parte dei miei bimbi che durante la colazione mi hanno inscenato una pantomima fantastica per riuscire a distrarmi e farmi comparire magicamente sul tavolo  la torta e i regali.

Fantastico!

A volte la vita sa essere crudele e tragica, lo so.

Lo so che ci sono persone che soffrono e che sono chiamate ad affrontare situazioni terribili e non vorrei mancare loro di rispetto o risultare poco sensibile nel dire che amo la vita, e che la ringrazio per tutto ciò di straordinario che ha voluto riservarmi per questi primi 45 anni di vita. Vorrei avere la forza di continuare ad amarla sempre, anche nei momenti più duri.

Mi sento un privilegiato e vorrei ringraziare tutte le persone che mi hanno dimostrato il loro affetto in questo giorno speciale della mia vita.

Grazie.

13
set

Ricomincia la scuola… e la vita si appresta a compiere un ennesimo giro di giostra.

Per molti bambini e ragazzi ieri è stato il primo giorno di scuola. Non so te, ma io l’ho sempre vissuto in maniera entusiasta. Per me significava rivedere i miei compagni dopo le vacanze, con la curiosità di vedere come erano cambiati, cresciuti. Ricordo di essere stato testimone di sviluppi fisici impressionanti. C’era sempre un compagno (o compagna) che tornava pressochè irriconoscibile per lo sviluppo fatto. Magia pura!

Il primo giorno di scuola portava con sè la curiosita di scoprire che faccia avevano i nuovi arrivi della classe. Ogni anno c’era un certo turn-over di compagni (a causa delle bocciature) e questo creava sempre un briciolo di aspettativa.

Che dire poi degli insegnanti. La speranza di cambiarne qualcuno un po’ troppo severo, in cambio di un’altro un po’ più “amico”.

Se chiudo gli occhi, riesco ancora a sentire le emozioni che provavo; le ricordo molto bene; le ricordo con molto amore.

Forse però, i primi giorni di scuola più significativi sono stati tre. Mi riferisco al primo giorno di elementari, il primo giorno delle medie, e il primo giorno delle superiori.

Ognuno di questi è stato davvero magico e lo ricordo come se fosse ieri. Avevano tutti un sapore di conquista… sapevano di “mi sento grande”. Sarà perchè avendo tre fratelli maschi più grandi di me, io non vedevo l’ora di poter essere come loro. Ognuno di questi tre step, era caratterizzato da un cambio piuttosto significativo nell’uso degli accessori.

Mi riferisco alla cartella, al portapenne, al diario, ai libri, alla merenda, all’abbigliamento.

Se alle elementari lasciavi che fossero i genitori a gestirli, alle medie era un must occuparsene in prima persona. Non era solo un fatto di crescita e maturazione, ma anche un fatto di dignità sociale!!!!! Nella mia cartella, e soprattutto nel mio diario, mettevo mano solo io!

Alle medie era d’obbligo recarvisi da soli e non accompagnati, altrimenti passavi per “cocco di mamma”. Io ero tranquillo a riguardo, poichè anche alle lementari andavo già da tempo da solo.

Alle superiori invece era d’obbligo aderire agli scioperi. Eh, eh, eh… in quel periodo in effetti ce n’erano frequentemente e devo ammettere che erano molto apprezzati.

Oggi ripenso a quei momenti e mi commuovo al ricordo di quel bimbetto con la frangetta che si sentiva grande. Eppure devo ringraziare anche quelle esperienze per essere oggi la persona che sono.

1° giorno di scuola di Alice (2009) con Micky

La stessa commozione la provo al pensiero dei miei figli. Michele proprio ieri ha cominciato il suo primo giorno di asilo e sabato sarà il primo giorno di scuola (3a elementare) per l’Alice.

Amori miei. E’ stupendo vedervi entusiasti di cominciare, di rivedere i vostri compagni e di conoscere i nuovi. Mi apre il cuore sapere che accogliete questi momenti con tutto l’entusiasmo che avete.”

“Vi guardo, sorrido, sospiro… ripenso ai miei “primi giorni” e immagino i giovani volti dei miei genitori mentre mi accompagnavano a scuola o mi tenevano la mano… in attesa che crescessi… e ora sono qui a fare le stesse cose con voi… sospiro ancora e la mia anima si fonde con la vostra.

Sono con voi… lo sarò sempre!”

8
set

20 anni di attesa per un posto di lavoro, bastano?

- Pronto… -

- Si, buongiorno lei è il sig. Roberto M.? –

- Sì sono io chi parla? -

- E’ il comune di Parma, lei aveva fatto un concorso per una cattedra di educazione fisica nel ’92? -

Qualche istante di attesa… giusto per tornare con la mente a vent’anni fa… - Sì, ora che mi ci fa pensare credo proprio di sì. Perchè me lo chiede? –

- Sono felice di informarla che le è stata assegnata! –

Attimi di silenzio. – Ah, Adesso! Beh comunque non la voglio, dia la bella notizia al prossimo in graduatoria -

- Scusi? Intende non accettarlo? Ma guardi che è un posto a tempo indeterminato. Una cattedra di ruolo presso un istituto superiore, nella sua città! Ci pensi bene, con i tempi che corrono… -

Venti minuti di telefonata per cercare di convincere la persona a non rinunciare un’opportunità così! E invece, il nostro amico Roberto ha ceduto il suo privilegio (acquisito in oltre vent’anni di attesa) al prossimo della lista.

Ora, rifletto su due cose:

- la prima, quella più assurda, riguarda i tempi. Dopo vent’anni gli comunicano che finalmente c’è una cattedra per lui. Ora che di anni ne ha 48… ma non era meglio dargliela quando ne aveva 28? Che doveva costruirsi una famiglia, comprare casa, ecc? Mah! Comunque sia, spero che si tratti di un caso isolato e che non accada di frequente altrimenti significa che siamo davvero messi male.

- la seconda riguarda l’incredulità dell’operatore che non voleva credere che lui rifiutasse l’incarico. Difficile pensare che in 20 anni uno sia stato con le mani in mano, giusto? Quindi forse può essere che nel frattempo la persona si sia creato una sua posizione professionale che preferisce non mollare di punto in bianco… Magari addirittura si tratta di una professione che gli piace di più, che lo gratifica maggiormente e che non baratterebbe con una cattedra di educazione fisica (con tutto rispetto ovviamente).

Un lavoro non è solo “un posto di lavoro” per ottenere uno stipendio. Un lavoro può essere qualcosa che ti permette di realizzarti e magari anche di essere socialmente utile; un’opportunità per esprimere il tuo talento e soddisfare le tue aspirazioni; l’occasione per vivere ogni giorno con totale passione.

Sorrido all’idea di questa telefonata un po’ surreale. Sono felice per la persona che accetterà volentieri l’offerta vedendo in essa finalmente la tranquillità che stava cercando; e sono felice per Roberto perchè ha il privilegio di svolgere una professione attraverso la quale realizza le sue aspirazioni.

Vuoi sapere di che si occupa? Fa il Mental Coach, ovviamente!

18
ago

In montagna a lezione di coaching.

Ho sempre scelto il mare alla montagna. Nonostante ami camminare, la vacanza d’estate non era tale se non c’era il mare di mezzo. La montagna in inverno, per sciare, e il mare in estate. Conto sulla punta delle dita di una mano, le volte che sono stato in montagna d’estate per fare delle escursioni e camminare. Una di queste l’ho proprio fatta pochi giorni fa, e mi è piaciuta talmente che mi sono ripromesso di farne con continuità.

Come oramai saprai, amo fare collegamenti tra le esperienze di vita quotidiana e la crescita personale. Credo profondamente che la vita continui ogni giorno a darci lezioni preziosissime, a volte mascherate da semplici “faccende da sbrigare” e altre volte mascherate da attività più impegnative. Il coaching che amo fare, si nutre di questi parallelismi.

Sta di fatto che mi lascio coinvolgere volentieri nell’organizzazione di questa “simpatica spedizione”: eravamo tre adulti, tre bimbi e un cane. Arriviamo al rifugio “Battisti” dopo  un’ora e mezza di camminata. Prendiamo alloggio, e ci andiamo a fare una bella passeggiata fino al lago Bargetano, dopodichè si rientra in rifugio.

Il giorno dopo si parte per la cime del monte Cusna. Sono “solo 2121 m” non si tratta di un ottomila, intendiamoci,  ma quando guardi un monte da lontano, soprattutto se lo vedi immerso nelle nuvole e scuro per l’ombra, incute sempre un po’ di timore. Il primo pensiero che abbiamo avuto tutti, essendo alle prime armi, è stata “troppo lunga, e difficile arrivare lassù in cima”. Non abbiamo avuto il coraggio di dirlo apertamente, ma lo abbiamo pensato tutti.

In quei pensieri la mia voce interna mi ha tranquillizzato: “lo fanno tutti, anche i bambini, quindi… è solo questione di mettersi in marcia”. E così abbiamo fatto. La camminata è stata abbastanza lunga e, per un primo tratto (1h 15 min), la vetta del monte non si vedeva nemmeno perchè coperta da un crinale. Questo è stato un bene perchè sennò ci avrebbe ricordato il pensiero iniziale. Così, il nostro obiettivo è stato subito portarci alle pendici del crinale. Dopodichè, il secondo obiettivo è stato salire sul crinale. Ripido e un po’ faticoso (soprattutto per i bimbi) ma alla fine siamo stati premiati dall’incantevole vista. Da una parte i monti delle Alpi liguri e dall’altra le colline e le valli del reggiano: la pietra di Bismantova, il Ventasso, ecc.

A quel punto vediamo di nuovo la vetta del Cusna, e ci ricordiamo che l’obiettivo è sempre là, ancora distante. Individuiamo due punti intermedi: la stazione finale di una seggiovia, e una punta rocciosa da aggirare abbastanza bruttina da vedere. La cartina la indicava con lo spettrale nome di: “La roccia della morte”. Meglio non chiedersi il perchè… Proseguiamo. La punta del Cusna è sempre più in ombra e appare abbastanza impervia da raggiungere. Mi chiedo come sia possibile che ci facciano arrivare dei bambini… mah! Forse sono io che vedo qualcosa che non è come sembra, e mi dico: “prosegui, arrivaci quantomeno ai piedi”.

Superiamo la roccia e la seggiovia. A questo punto dobbiamo passare lateralmente da una cima che si trova proprio a fianco della nostra meta ultima. Il sentiero è stretto e alla sinistra c’è un dirupo abbastanza preoccupante… penso ai bimbi. Chiedo loro di fare attenzione e, sempre con tranquillità e motivazione, ci portiamo avanti fino ai piedi della cima. Alla fine ci troviamo proprio di fronte all’obiettivo e, dopo aver camminato per due ore e mezzo, non abbiamo la minima intenzione di fermarci qui.

Fortunatamente ci sono due vie per raggiungere la vetta: una diretta dove si arrampica una parete esposta e una più semplice che aggira il monte e sale da dietro. Ci avevano caldamente sconsigliato la prima (riservata ai più esperti) così decidemmo di prendere la strada più lunga ma più sicura. Altri 40 minuti e alla fine… siamo sulla vetta del monte.

I bimbi sono elettrizzati, e stranamente anche io mi sento nello stesso modo. Si tratta di un monte piuttosto basso e con un percorso a zero difficoltà eppure la sensazione era davvero forte. Avevamo conquistato un obiettivo che ci sembrava quasi impossibile da giù! E allora, mentre sono lì in cima, penso alla vita di tutti i giorni; a come sembrino irraggiungibili gli obiettivi quando li guardi da lontano. Penso a quante persone si scoraggino ancor prima di cominciare e per questo motivo non si mettono nemmeno in marcia.

Nella disceva per tornare al rifugio, penso a cosa ci ha permesso di arrivare alla meta, nonostante le perplessità iniziali e ne traggo alcuni punti che ritrovo essenziali anche nella vita:

  • Ci siamo comunque messi in marcia. Alla peggio avremmo fatto una bella passeggiata sul crinale e visto un panorama fantastico.
  • Non ci siamo demotivati o scoraggiati a vicenda. Nonostante tutti avessimo pensato alla possibilità di non farcela (anche per i bimbi), nessuno a cercato di “dissuadere gli altri dall’impresa.
  • Ci siamo fissati piccoli obiettivi di volta in volta: il crinale; la seggiovia; la roccia della morte, ecc.
  • Quando incontravamo persone di ritorno dalla vetta, attingevamo sempre più fiducia.
  • Tutti eravamo motivati dall’idea di arrivare in vetta.

Sono convinto che se nella vita riuscissimo sempre ad avere questo atteggiamento, potremmo conquistare un sacco di “vette” in più.

Ci vediamo sulla vetta! Buona camminata.

11
ago

Vasco Rossi su Facebook. Posta video, canzoni, scrive, e parla della sua vita. Vuoi vedere che…

Da qualche settimana Vasco Rossi, il rocker italiano per antonomasia, la vera star della musica che è sempre stato pressochè irraggiungibile, esce allo scoperto e si rende accessibile a tutti. Ha aperto un profilo su Facebook (a cui mi sono prontamente iscritto in qualità di super fan del Blasco :-) ) attraverso il quale dialoga con i fan, risponde ai giornalisti, condivide le sue esternazioni e, ahimè, esprime giudizi taglienti nei confronti del “collega” emiliano Luciano Ligabue. Dico ahimè perchè adoro anche il Liga e mi spiace che Vasco abbia questa opinione. Il fatto che la esterni tutto sommato non è un problema, in un mondo stracolmo di buonismo e ipocrisia mi sembra un gesto apprezzabile. A me spiace proprio il fatto che lo giudichi di poco talento e presuntuoso.

Ma andiamo oltre. Non voglio commentare la tenzone tra loro due, piuttosto mi incuriosisce e mi stimola molto il fatto che Vasco abbia deciso di mettersi su Facebook come un “comune mortale”, attirandosi addosso una marea di critiche da parte dei cosiddetti “addetti ai lavori”. Mi riferisco a giornalisti e opinionisti di varia natura che giudicano questa mossa decisamente azzardata e segnale di declino…

Mah! Non saprei… Secondo me Vasco ha seguito un istinto, ed avendo una sensibilità straordinaria (le sue canzoni ne sono una prova lampante), mi sa che porterà  a qualcosa di speciale, o di nuovo. Insomma c’è qualcosa nell’aria.

Secondo me, le sue “sfide” della vita, compresa quella che lui ha chiamato “male di vivere”, hanno trovato in Facebook un veicolo straordinario per fare ciò che avrebbe sempre voluto fare ma che la tecnologia e i mezzi di comunicazione non gli permettevano .  Considerando che la tv, la radio e i mezzi stampa erano (e sono tutt’ora) gestiti e controllati da terzi, e che non ti consentono di parlare direttamente al pubblico, chissà quante volte si è visto storpiare, tagliare, cambiare o strumentalizzare affermazioni fatte (ecco uno dei tanti esempi). Chissà quante altre volte ha dovuto rinunciare a spiegare qualcosa che lo riguardava o che avrebbe voluto commentare. Oggi invece la rete  glielo permette.

Su Facebook Vasco è libero di scrivere quello che vuole e di farlo direttamente ai suoi fan, senza passare da un ufficio stampa, o un giornalista o chichessia.

Se mettiamo insieme in uno shaker una forte inquietudine interiore, la voglia di dire a voce alta quello che si pensa, aggiungendo una posizione sociale ed economica che permette di infischiarsene  di ciò che pensano i “benpensanti”,  una chiara consapevolezza della propria professionalità e  un mezzo come Facebook che gli permette  di postare in tempo reale video, foto, musiche, articoli , ecc.,  ne esce un cocktail davvero esplosivo. Soprattutto se si considera che la sua pagina ha qualcosa come più di 2.365,000 fan!!!!!

Ogni suo post “piace” a migliaia di persone e vengono commentati da più persone rispetto ai post dei più seguiti blog italiani (e non solo). Riesci a farti un’idea?

Ma quale giornale ti da la stessa opportunità di farlo? Ogni sacrosanto giorno? più volte al giorno???

Vasco è un artista d.o.c., di quelli che creano tendenze, di quelli che hanno la sensibilità per “sentire” e vedere cose che ancora non esistono… vuoi vedere che a breve altri artisti “usciranno allo scoperto?” Vuoi vedere che il Blasco ha dato inizio a una nuova era??

Sarebbe una ennesima riprova che si tratta di un vero numero uno!

PS. A prescindere da tutto ciò, qualche giorno fa stavo ragionando su una cosa. Nel passato ci sono stati grandi artisti che hanno reso le loro epoche “speciali”: Raffaello Sanzio, Michelangelo, Leonardo, Mozart, Leopardi, Dante, ecc. Io sono felice di essere nato e cresciuto nell’era di Vasco Rossi, Jovanotti, Ligabue, Bono Vox, John Lennon, ecc. E’ arte anche questa, no?

2
ago

Ma Federica Pellegrini, sta con Marin o con Magnini? Il tormentone dell’estate 2011!

Certe cose faccio proprio fatica a capirle.

Ti è capitato di leggere i giornali sportivi (e non solo sportivi) nelle ultime settimane? Continuano a pubblicare articoli su articoli sulla Pellegrini, ma la cosa buffa o quantomeno curiosa, è che la maggiorparte si riferiscono alle faccende amorosa di lei con i due “colleghi nuotatori Luca Marin e Filippo Magnini.

Intervistano lei, intervastano lui e poi intervistano l’altro. E poi ancora lei che risponde, lui che replica e l’altro che smentisce… non ho parole!

Ma perchè non li lasciano stare? Come è possibile che un giornalista (soprattutto sportivo) dimostri più interesse per il gossip rispetto alle prestazioni agonistiche dell’atleta?

Ma che li lasciassero in pace una volta per tutte. Sono giovani belli e hanno voglia di “ruzzolare” come tutte le persone della loro età, e a noi non deve fregarcene nulla.

Voglio dire, la Pellegrini, che ha appena vinto ben 2 ori, ha confermato di essere una supercampionessa, concedendo il bis dopo l’oro del 2009 sui 400 SL.  Dopo aver superato problemi e crisi personali che stavano compromettendo la sua carriera, lei risorge e stravince nettamente sulle avversarie e, con tutte le domande (intelligenti) che si potrebbero rivolgerle, le vanno a chiedere delle sue fregole sessuali e amorose!!??? Mah!

Tra l’altro è un modo pessimo per aiutare un atleta a rimanere concentrato in vista di una gara tanto importante. Dimostrazione lo sono le dichiarazioni dei due “co-protagonisti” del gossip che hanno confermato la poca concentrazione sui mondiali per via di questa questione. Forse una banale scusa per giustificare una prestazione mediocre… forse. Ma forse anche no.

E Federica? Lei come ha fatto a rimanere concentrata? E che ne so io… magari glielo avessero chiesto!

Rifacciamoci gli occhi e le emozioni rivivendo il momento magico della finale.

Ribadisco: brava e bella… un pezzo da 90 che potrà dare ancora un bel po’ di soddisfazioni a tutti gli appassioati… di sport!

27
lug

Parola d’ordine: Responsabilità! Questa sconosciuta.

Se c’è una parola che più di qualsiasi altra rappresenta per me l’essenza della maturazione e dello sviluppo di una persona, quella è Responsabilità. Letteralmente significa abilità nel rispondere e in soldoni significa attribuire a se stessi la forza e il potere da cui originano i risultati che otteniamo, nel bene e nel male. Ciò che ci accade non è per puro caso, anche quando può sembrare così.

L’errore più grande che una persona possa fare è proprio pensare di essere un fortunato/sfortunato, oggetto della casualità, attribuendo all’esterno le ragioni della propria felicità/infelicità.

Alla fine è sempre colpa di qualcosa o qualcuno, mai una nostra responsabilità.

Non conosco la Verità, quella con la V maiuscola, ma ho delle convinzioni forti a riguardo. Credo che assumendomi la responsabilità, conferisco a me il potere di cambiare e di influenzare, se non addirittura determinare, ciò che mi sta accadendo. Assumendomi la responsabilità posso assumere un ruolo attivo passando da oggetto a soggetto principale e protagonista.

Purtroppo però è difficile riuscire a inquadrare per bene quali siano le nostre responsabilità e quali no. Secondo alcune filosofie spirituali, qualunque cosa che arrivi a noi contiene in essa una nostra responsabilità, altrimenti non sarebbe arrivata fino a noi. Anche quando sembra totalmente, e sottolineo TOTALMENTE, estranea a noi e alla nostra capacità di influenza, c’è una piccola responsabilità che ci riguarda.

Forse può sembrare un po’ eccessivo, ma in un mondo che ci insegna a puntare il dito sempre verso l’esterno, e a farsi scivolare addosso qualsiasi cosa, preferisco un eccesso di responsabilità!

Quando perdo un po’ di convinzione a riguardo, mi basta aprire i giornali e leggere qualche articolo sui nostri politici e mi rimetto subito in sesto! Ricordo ancora le parole di Scajola quando disse di non sapere come e perchè qualcuno gli avesse depositato sul conto corrente quasi un milione di euro per pagare la sua casa. Fantastico… e io mi chiedo: “qual è la mia responsabilità in questo?”. La mia responsabilità è che tuttosommato, ho sempre assistito al siparietto della politica pensando che non fosse anche “cosa mia”, e invece eccome se lo è! Come dice Grillo sono dei dipendenti di noi Italiani e dovrebbero fare i nostri interessi… non solo i loro e non così spudoratamente e impunemente!!! In questo momento di evidente instabilità economica e politica ci sarebbe proprio bisogno di persone che si assumessero la responsabilità di come stanno andando le cose e di come farle andare meglio. Non credi anche tu?

Ma torniamo ad argomenti più vicini alla nostra quotidianità. Due dei temi più significativi per la vita di ogni persona, quali la salute e le relazioni, necessiterebbero di dosi massicce di responsabilità da parte di ognuno di noi.

Conosco poche persone che si assumono realmente la responsabilità del proprio stato di salute ad esempio. Lo dicono a parole ma non con i fatti. Ai primi sintomi di malessere sono pronti a recarsi in farmacia o dal medico per un qualsiasi rimedio, salvo poi reiterare gli stessi comportamenti che li avevano causato il male, d’altronde sarà sicuramente stato un virus, un batterio, il freddo, la vecchiaia, la genetica, ecc.

Lo stesso vale nelle relazioni. Si litiga con il/la partner ed è sempre colpa dell’altro; si discute con il capo ed è sempre una testa di c…; si impreca con l’automobilista perchè sicuramente va più lento di quanto dovrebbe… Se ci pensi, è sempre colpa di qualcuno…

La realtà è che non è una questione di colpe ma di responsabilità. La salute e le relazioni sono due aree della vita in grado di determinare il livello di felicità e soddisfazione di ognuno di noi. Lo dico con cognizione di causa, visto che da oltre dieci anni tengo un corso di ben 5 giorni interamente dedicati a questi temi (Vitality Coaching). Il mio obiettivo è quello di far diventare i partecipanti totalmente responsabili della propria salute e delle proprie relazioni. Lavoro arduo, difficile ma altamente gratificante.

18
lug

Le cattive abitudini non vanno mai in vacanza. Vero, perchè al mare con me porto solo quelle positive!

Tra i tanti luoghi comuni che si sentono in giro c’è anche quello che dice che le cattive maniere/abitudini, non vanno mai in vacanza. In effetti chi è abituato a fare in un determinato modo, tende a ripetersi a prescindere da dove si trovi.

Coerente con la mia lotta contro la “programmazione mentale negativa” a cui spesso siamo sottoposti dall’ambiente che ci circonda, io mi sono attrezzato per poter mantenere fede alle mie abitudini potenzianti anche in vacanza. Mi sono portato attrezzatura per fare sport (occhialini per il nuoto, scarpette per correre, ecc.), libri sulla crescita personale, e scorta alimentare biologica. Senza diventarne schiavi intendiamoci (ci concediamo anche pranzi e cene al ristorante) intendo continuare a fare le cose che ritengo migliori anche quando sono in vacanza.

Non esistono scuse per non impegnarsi in qualcosa in cui si crede davvero. Al corso Vitality Coaching spiego con dovizia nei particolari cosa e come fare per vivere a livelli di energia altissimi e non farsi programmare il cervello da chi ha interesse a farci consumare le peggio cose, farmaci compresi.

Le vacanze, per me, sono un ulteriore opportunità per mangiare sano, fare attività sportiva, stare all’aria aperta, leggere, scrivere, sgombrare la mente e rigenerarsi. Le cattive abitudini preferisco proprio non portarle in vacanza e lasciarle chiuse in un cassetto in cantina… là dove nessuno le può scovare.

11
lug

La mia prima gara di Triathlon! Ecco un altro modo per conoscere meglio se stessi.

Di modi per conoscersi ce ne sono infiniti, così tanti che spesso ci si perde e alla fine si fatica a capire bene chi siamo veramente.

Da oltre vent’anni mi occupo di sviluppo personale e in modo particolare, negli ultimi quindici anni, di coaching. Senza falsia modestia posso dire di conoscermi bene. Ho avuto motissime opportunità per interrogarmi su questioni personali, interiori, introspettive e non solo, e dalle conclusioni tratte ne è sempre uscito un profilo nel quale mi sono identificato con piacere.

Negli ultimi 4-5 anni le mie attenzioni si sono concentrate soprattutto verso un approfondimento spirituale, fuori dalla mia zona di comfort fatta di fisiologia e fisicità. Mi sono quindi dedicato a conoscere me stesso da un punto di vista più intimo e trascendente.

Questa introduzione per dire che, qualche mese fa, mi misi in testa di vivere un’esperienza agonistica mai fatta prima, in uno sport in cui non necessitano abilità tecniche particolari ma solo gran allenamento: il Triathlon. Volevo tornare a vivere un’esperienza fisicamente sfidante. Lo decisi soprattutto perchè si tratta di tre discipline sportive altamente “allenanti”: nuoto, bici e corsa. Quale modo migliore per tenersi in forma?

Lascia che ti racconti com’è andata.

Dovevamo essere un gruppetto di 5-6 persone ma alla fine rimaniamo in due. Per fare le cose per bene, chiediamo aiuto a un trainer professionista per preparare le tabelle di allenamento, per monitorarci e per alcune spiegazioni tecniche assolutamente da conoscere per potersi cimentare in questo sport. La scelta del trainer è stata facile. Marco Caggiati, direttore del sito www.allenamentofitness.com nonchè trainer al nostro Vitality Coaching. La persona che mi ha fatto venire voglia di Triathlon!!

Ci incontriamo, ci fa un minimo di training sulla tecnica e ci consegna le tabelle di allenamento.

Te la faccio breve. Credo di essere stato uno dei suoi “peggiori clienti”, povero Marco. In buona sostanza mi sono presentato alla gara con meno di 100 km all’attivo in bici, con una decina di sessioni in piscina e un po’ meno di corsa. “Dannato ritmo di lavoro!!” ;-)

Ma veniamo al giorno della gara. Mi presento alle 9,30 in studio da Marco. Ci cambiamo, mettiamo il necessario in uno zainetto, inforchiamo la bici e ci avviamo verso il campus universitario, sede della manifestazione.  Per me è tutto nuovo. Mi piace. Si respira un’aria molto piacevole, un happening in clima festaiolo. Vado in segreteria e mi consegnano il pacchetto gara, con il mio numero (218). Marco mi aiuta a prepararmi e ci avviamo verso la zona cambio dove preparo tutto per i miei transiti da una disciplina all’altra.

Arriviamo in piscina. Circa 250 iscritti divisi in 8 batterie. Io, iscritto come amatore, sono nell’ottava, l’ultima. Partiamo intorno alle 12,30. Quasi due ore di attesa nelle quali non facevo altro che bere e mangiare… avevo voglia di partire. Mentalmente ero prontissimo… mentalmente!

Nuoto.

Arriva il nostro turno. Nella mia corsia siamo in 6 persone. Prima di cominciare ci scambiamo i tempi di percorrenza per decidere l’ordine in cui partire. Io partirò per terzo.

Si parte. I primi due, che avevano dichiarato tempi intorno ai 13-14 min per 750m di percorrenza, vanno come delle schegge. Io cerco di stargli dietro e ci riesco per le prime tre vasche, dopodichè mi accorgo che è un passo per me insostenibile. Non riesco a trovare il mio ritmo e entro in piena crisi. Faccio fatica a respirare. Respiro ogni due bracciate, mentre di solito respiro ogni tre… vado in affanno. Provo a rallentare. Mi sorpassano tutti, ma io continuo ad essere in affanno. Non capisco. Non mi era mai capitato. Mi fermo per qualche istante e sento la voce di un giudice che mi chiede se era tutto a posto… Tutto a posto un cazzo, avrei voluto rispondere (la Gatta avrebbe apprezzato nda) ma la mia testa fa si, e riprendo con le bracciate. Sono ancora in affanno e quando mi accorgo che c’era una parte di me che voleva fermarsi e pensava di non farcela, da buon coach inizio a parlare con me stesso: “ok Livio, stai calmo, immagina di essere in piscina a Reggio e di stare allenandoti come il solito… respira e trova il tuo ritmo”.

Finalmente eccolo, trovato! Poco alla volta inizio a nuotare con i miei tempi. Nel frattempo mi accorgo di essere l’ultimo. Gli altri sono già usciti. Accelero il ritmo e, nonostante il fiato corto, le braccia spingono. Il giudice mi avvisa che mancano due vasche… ancora??? ma non erano già finite??? dai Livio… oramai si va fino alla fine!

Esco dalla vasca, e lì mi accorgo che ero l’unico rimasto. Ero proprio l’ultimo, stavano disallestendo la piscina… accenno a un sorriso e me ne vado.

Vabbè fa niente, proseguiamo. Si corre verso la zona cambio. E mentre corro sento il fiato corto per la nuotata e penso che prima della corsa c’è la bici!  Mi dico: “una cosa alla volta Livio, una cosa alla volta. Ora c’è da pedalare, alla corsa pensi poi dopo”.

Arrivo in zona cambio, mi infilo calze, scarpe, numero, occhialini e casco e via che si parte. Attorno a me sento chiamare il mio nome: era Marco che, essendo partito in quarta batteria e avendo fatto un buon tempo, aveva già finito. Grande Marco.

Bici.

La poca praticità mi porta a perdere qualche secondo per agganciare le scarpe ai pedali, ma una volta agganciati mi metto in piedi a spingere. La bici era ed è la mia “parte debole”, quella che avevo allenato meno e, a giudicare com’è andato il nuoto, inizio a realizzare che avrei finito la gara per ultimo. Ultimo capisci? Nella mia vita non ricordo di essere mai arrivato ultimo a una gara/competizione… Inizio a pensare alla delusione ma poi mi dico: “forse devi proprio vivere questo tipo di esperienza. A 45 anni forse devi capire che arrivare ultimi non cambia la tua vita e che quel che conta è portare a termine la gara dando tutto te stesso.” Mi viene in mente il corso Impara dai Campioni. Il video di Derek Redmond... “Livio, devi dare tutto te stesso ed essere orgoglioso per il semplice motivo che stai mantenendo fede al tuo impegno, che dai tutto te stesso”.

Quindi inizio a pedalare a più non posso, pur consapevole di non avere forza e resistenza per tenere grandi ritmi. Dietro di me sento il rumore di uno scooter, mi giro per vedere. E’ il giudice che “chiude la corsa”. Ancora una volta, mi ricordano che sono l’ultimo!! Questa pensiero mi accompagna per tutta la corsa in bici. Ovunque passo, vedo gli assistenti al percorso con la bandierina, che fanno segni con le mani al motorino. Conosco il linguaggio del corpo, ma chiunque si sarebbe accorto che stavano chiedendo: “ultimo vero?”. Ho conferma dei miei pensieri quando, al giro di boa, li vedo proprio mentre salgono sui motorini per lasciare la loro postazione. Insomma, dopo di me il vuoto!:-)

Più realizzo di essere l’ultimo e più penso che devo onorare la mia presenza lì e quindi nel ritorno spingo ancora di più, complice anche un falso piano leggermente in discesa.

Giungo all’arrivo e i giudici mi intimano di scendere dalla bici. io in trance totale quasi mene dimentico e pianto un’inchiodata degna di Valentino Rossi. Sgancio i pedali e mi avvio di nuovo in zona cambio. Poso la bici, mi tolgo le scarpe e il casco, mi infilo le scarpette e via di nuovo.

Sento di nuovo la voce di Marco. Stavolta lo vedo anche mentre mi scatta qualche foto. Mi viene in mente la sua voce quando, in ufficio, mi spiegava che la sensazione fisica di quando smonti dalla bici e inizi a correre è davvero sgradevole. Vero! sono d’accordo. I primi metri mi sento legato, impacciato e lento.

Corsa.

Parto piano, cerco di prendere il mio ritmo e di sciogliermi per bene. Al primo spugnaggio e ristoro sento la vita riprendersi il suo posto dentro di me. Proseguo al mio ritmo. Vedo davanti a me una persona andare a passo d’uomo e mi dico: “Prendilo Livio, arriva penultimo!” Accelero… lo prendo. Poi ne vedo un’altro in lontananza che mi sembra andare un po’ lento… prendo anche lui! Poi accelero un po’ e ne prendo un altro e poi un altro ancora… insomma la corsa non mi tradisce e recupero un po’ di posizioni. L’ultimo kilometro vado come un treno e mi becco mentre ripeto ad ogni passo un mantra: mi spiace, perdonami, grazie, ti amo. Era per il mio corpo. Sentivo che stava lottando per me. Io mentalmente lo costringevo a fare di più e lui mi stava sostenendo.

Sensazione straordinaria.

Dirittura d’arrivo, sento la gente che mi incita e io accelero e stranamente mi sento fresco e riposato. Sensazione che perdo l’istante dopo aver oltrepassato il traguardo… ovviamente. :-)

Mi sento stanco, stanco e soddisfatto. Vado al ristoro per bere e ci rimango per mezz’ora. Credo di aver bevuto bicchierini d’acqua e integratori salini per almento due litri.

Più passa il tempo e più la stanchezza lascia il posto a quella tipica sensazione di benessere mista a soddisfazione che si prova dopo aver fatto un bell’allenamento e dopo aver portato a termine un impegno importante. Ci tengo a sottolineare che non si trattava di un Ironman… intendiamoci, era solo una Sprint, ma per me era la prima volta e valeva tanto quanto.

Bella esperienza. Da ripetere. Da migliorare. Mi soffermo a ripensare alla gara, alle emozioni contrastanti provate, alle mie reazioni emotive e psicologiche… e piacevolmente, quasi commosso… ritrovo me stesso!

Felice di essere te. Ciao Livio!

P.S. Ah, il mio obiettivo dichiarato era quello di stare sotto l’ora e mezza di gara.

Tempo: 1:27:08. Missione compiuta!