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Articoli della categoria ‘Attualita’

21
ott

La storia che si ripete. Ma quando impareremo la lezione?

Il colonnello Gheddafi è stato ucciso. Finalmente il mondo si è liberato di un altro dittatore sanguinario.

Questa frase è eloquiente. Annuncia un fatto, punto. Eppure, basta spostare una virgola per deformarne il significato.

Il colonnello Gheddafi è stato ucciso finalmente. Il mondo si è liberato di un altro dittatore sanguinario.

Penserai in prima battuta che la sostanza non sia cambiata, ma ti invito a rileggere questa frase con maggior attenzione.

Nel primo caso il finalmente si riferisce al fatto che il mondo si sia liberato di un dittatore. Nel secondo caso il finalmente si riferisce al fatto che Gheddafi sia stato ucciso.

Perchè ti scrivo questo? Perchè ancora una volta (era già accaduto con la morte di Osama Bin Laden) si sta celebrando l’omicidio di una persona. Non metto in dubbio che si trattasse anche in questo caso, di una persona che ha fatto del male a tanta gente, e che per questo meritasse una punizione severa, ma la sua morte non era necessaria ed è stata davvero barbara.

Le immagini esplicite della sua cattura e del trattamento riservatogli sono di una violenza inaudita. Sembrano le immagini (barbare anch’esse) di un bove portato al macello e ucciso nel peggiore dei modi.

Faccio difficoltà a condividere i commenti che ho letto in queste ore in merito all’accaduto. Non credo che ci sia motivo per gioire di un omicidio; ancorchè “a fin di bene”, è pur sempre un omicidio. Una piccola virgola spostata di una parola che però cambia sostanzialmente il significato della frase.

La Libia si è liberata definitivamente di un dittatore sanguinario, questo è l’evento rilevante di cui essere felici, ma non certo l’uccisione di Gheddafi, e non in quel modo. Purtroppo però è avvenuto, e non mi sento nemmeno di giudicare le persone che lo hanno braccato, stanato e… barbaramente ucciso. Bisognerebbe aver vissuto le loro stesse esperienze, aver vissuto gli stessi soprusi, e chissà quali altre ingiustizie per potersi permettere un qualsiasi giudizio, per questo mi astengo dal farlo. Ma noi, che usciamo a prendere l’aperitivo la sera, e ci lamentiamo (giustamente) dei nostri politici per lo stato di salute del nostro paese… non possiamo metterci a gioire di fronte a quanto è accaduto.

Lo abbiamo fatto ancora, la storia si è ripetuta. O siamo stupidi o, come personalmente credo, non abbiamo imparato la lezione. Qui sta il fatto. Ma quale lezione? Violenza chiama violenza. La storia cerca di insegnarcelo da… sempre.

L’uccisione del colonnello non era necessaria per ottenere libertà, democrazia, ecc. Bastava averlo stanato, arrestato e portato di fronte a un tribunale. La sua morte non era proprio necessaria se non a soddisfare una sete di vendetta e violenza che purtroppo non fa presagire nulla di buono.

Mi piacerebbe ora vedere una presa di posizione importante dall’intera comunità politica internazionale (e non solo), sulla crudeltà non necessaria dell’accaduto, e sul fatto che non c’è da essere felici per questo, ma per il fatto che finalmente il popolo libico potrà scegliere di vivere in democrazia. Ma sarà poi così?

15
ott

Si torna al passato! Finalmente una bella iniziativa dal mondo del calcio.

<<Pari o dispari?>>Bimbi giocano a calcio

<<Pari>>

<<Io dispari>>

<<Bim, bum, bam.. 2 +3 = 5. Dispari. Scelgo per primo io!>>

Tutto iniziava così. In un giardino, in una piazzetta o in una strada poco trafficata. Due bimbi, i capitani, che si accordavano per scegliersi i componenti della squadra. I pali fatti con le maglie e i giubbotti ammucchiati a terra; niente fuori gioco; ma soprattutto… niente arbitro. Fallo, punizione, rigore, fuori, alta, rete… tutto deciso “a buon senso”.

Nel gruppo c’era ovviamene chi voleva sempre aver ragione, chi discuteva e chi lasciava stare; chi si arrabbiava e chi calmierava gli animi. Tanto alla fine si trovava sempre un equilibrio e ci si divertiva come dei matti. Ogni tanto si bisticciava, ma il giorno dopo tornavamo lì a giocare di nuovo, magari nella stessa squadra. Tutto iniziava e moriva lì.

A pensarci oggi sembrano passati mille anni e i ragazzini di oggi sembrano così… diversi da come eravamo noi. Immaginare una partita di calcio autoarbitrata sarebbe pura utopia…

… e invece no! Gianni Rivera, responsabile del settore giovanile scolastico della FIGC, ha istituito per la categoria pulcini (8-10) anni, le partite autoarbitrate. Proprio come si faceva una volta all’oratorio. Se funzionava una volta, funzionerà anche adesso.

I bambini sono bambini e devono divertirsi. Non ho dubbi sul fatto che a quella età riusciranno a gestirsi. Difatti il propblema non sono i bambini. Il problema sono I GENITORI! Affermazione decisamente forte, ma lo dico con cognizione di causa. In qualità di Mental Coach sportivo lavoro spesso con atleti giovani, e molte volte l’influenza dei genitori, ancorchè mossa a fin di bene e inconsapevole, fa più danni della grandine.

In alcuni sport più che in altri (e il calcio è uno di questi) le aspettative dei genitori sono tali da generare nel ragazzo tensioni e pressioni che non dovrebbero esistere in quella fase. La cosa curiosa è che i genitori affermano di non interferire assolutamente, nel bene e nel male. Ritengono di essere neutrali, di essere meramente degli accompagnatori, eppure, quando mi capita di assistere alle gare insieme a loro… beh, lasciamo perdere.

Sono curioso di sentire le reazioni degli adulti fuori dal campo, quando i bambini decideranno per una cosa piuttosto che per un’altra. Si sentiranno commenti, teste che si squotono e braccia al cielo… mentre i bambini avranno già ripreso a correre e a divertirsi. :-) Che bella lezione sarebbe!

Spero ardentemente che l’inizuativa produca esiti positivi affinchè si possa creare una nuova tendenza e ritrovare nello sport quello spirito agonistico sano e formativo che lo sport dovrebbe sempre avere. Quantomento con i bambini.

Sarebbe l’opportunità per insegnare loro a responsabilizzarsi, insegnare a non scaricare le proprie frustrazioni sugli altri (gli arbitri), a non simulare, a trovare un equilibrio sociale e di gruppo… ci sono svariate implicazioni positive che sarebbe un peccato perdere.

Forza allora… andiamo a giocare!

6
ott

Muore Steve Jobs. Il fondatore della Apple lascia definitivamente “la mela morsicata” e si trasforma in farfalla.

Quest’uomo ha contribuito concretamente a cambiare il mondo. E’ stato (e lo rimarrà per sempre) uno degli esempi più tipici del sogno americano. Due ragazzi, un garage, e un’idea brillante da sviluppare, tutto il resto è storia.

Un visionario, appassionato, instancabile, perfezionista… Ovunque sia andato, ha creato successi a livello mondiale.

Non esiste possessore di Mac che non lo abbia amato. E’ riuscito a trasformare il computer in un “amico” semplice ed intuitivo, in grado di lavorare con e per te. E’ riuscito a renderli stilisticamente piacevoli, colorati. Ha tolto loro di dosso quell’alone grigio e opaco che li rendeva tristi. Li ha fatti sorridere!

Ha creato una filosofia, un modo di vivere e lavorare; ha creato una comunità planetaria. Chi usa il Mac lo sa.

Ha messo un paio di cuffiette nelle orecchie di mezzo mondo, con all’altro capo del filo un aggeggino (colorato anch’esso) chiamato iPod.

Ha rivoluzionato il mondo della telefonia con l’incredibile iPhone e le sue infinite applicazioni.

Ha convinto milioni di persone a leggere il giornale e i libri sul suo iPad.

Ha divertito e commosso milioni di bambini (genitori compresi) con il primo (e poi il secondo e il terzo) Toy Story, il primo lungometraggio d’animazione completamente sviluppato in grafica computerizzata, realizzato dalla Pixar. Eh sì, se non lo sapevi qui c’è il suo zampino. Nel 1995, quando ancora Google non esisteva e le connessioni a Internet erano… pressochè inesistenti, Steve Jobs aveva già intuito le potenzialità e le possibilità offerte da un nuovo modo di fare grafica. Che vista lunga che aveva quell’uomo.

Quando lo richiamarono in Apple per risollevarne le sorti, lui si inventò l’oggetto di culto più venduto al mondo: l’iPod e poi … tutto il resto.

Dio solo lo sa cos’altro avrebbe fatto quest’uomo.

Ah, tra l’altro, inizio a credere che Dio abbia preferito portarselo su con lui per… questo non mi è dato proprio di saperlo.

Mi piace ricordare steve Jobs per quel suo straordinario e memorabile discorso motivazionale ai neo laureati della Stanford University.

Dal mio punto di vista, una lezione di life e business coaching strepitosa.

30
set

Un Mental Coach a Milano SaporBio: come riuscire a vivere con piena energia vitale.

Venerdì 7, sabato 8 e domenica 9 ottobre 2011, a Milano ci sarà la manifestazione SaporBio.

Un progetto ideato da Marco Columbro e Stefania Santini per educare, informare e formare il pubblico a uno stile di vita e ad abitudini alimentari e d’acquisto più consapevoli. Tutto orientato al biologico e alla eco-sostenibilità.

In una società che ci vorrebbe tutti “ipnotizzati” e bravi “consumatori inconsapevoli”, benvengano queste manifestazioni atte a sensibilizzare e a far conoscere “un modo migliore” per nutrire se stessi e i propri figli rispetto a quello che ci propinano le industrie multinazionali. Non solo, a SaporBio potrai conoscere la bioedilizia; trovare abbigliamento, prodotti cosmetici e tanto altro ancora. Vivrai un’esperienza multisensoriale  con degustazioni, assaggi, giochi, workshop, sport, spettacoli e servizi di vario genere tutti legati dal filo conduttore della consapevolezza, del naturale e della eco-sostenibilità.

Ed io cosa c’entro? Chi era presente all’ultima edizione del corso Vitality Coaching, sa bene quanto sia appassionato di questo tema e quanto lo ritenga un punto importante nella mia vita.

Io ci sarò perchè sabato 8, dalle 16,30 alle 18, terrò un workshop su come vivere in salute ed energia vitale con il mental coaching.

La mente può aiutarci a vivere meglio?

Certo che sì, e sabato spiegherò alcune strategie per educare il nostro inconscio alla salute e alla vitalità.

Vienimi a trovare e, perchè no, passa parola! E’ un modo decisamente positivo per passare una giornata, anche con l’intera famiglia (ci sono attività preparate apposta per i bambini), e vivere all’insegna del rispetto per se stessi e per il nostro pianeta.

Saporbio si tiene presso palazzo Giureconsulti in piazza Mercanti (vicino al Duomo).

PS. Sabato mattina, dalle 8,30 su RETE 4 mi trovi alla trasmissione “Vivere Meglio” con il prof Trecca a parlare dell’iniziativa.

26
set

Un compleanno davvero speciale.

Credo che ogni giorno della nostra vita meriti di essere celebrato. Mi viene in mente il cappellaio matto che festeggiava il “non compleanno” nella storia di Alice nel paese delle meraviglie.

Tuttavia ci sono momenti nella vita, giorni specifici, che per cultura e tradizione esigono una qualche forma di festeggiamento. Pochi giorni fa, esattamente il 24 settembre, cadeva il mio compleanno. Il mio 45° compleanno.

Le mie caselle di posta, il mio account Facebook, Twitter, Skype ecc. sono stati letteralmente inondati di messaggi. Credo di averne letti oltre il migliaio… incredibile.

So perfettamente che alcuni di questi erano di circostanza, non c’è niente di male, ma la maggiorparte avevano il profumo della genuinità e il trasporto di un sentimento sincero. Comunque sia, a prescindere da ciò, mi sono sentito “amato” e inondato di una bellissima energia positiva (il potere della suggestione…)  :-)

E’ bello sapere che ci sono persone, alcune  che conosci a mala pena, che pensano bene a e di te. Mi piace pensare che sia in qualche modo un effetto di ciò che ho fatto nella mia vita, e questo mi fa sentire molto bene.

Il “quadretto” è stato ovviamente arricchito da una festa “a sorpresa” da parte dei miei bimbi che durante la colazione mi hanno inscenato una pantomima fantastica per riuscire a distrarmi e farmi comparire magicamente sul tavolo  la torta e i regali.

Fantastico!

A volte la vita sa essere crudele e tragica, lo so.

Lo so che ci sono persone che soffrono e che sono chiamate ad affrontare situazioni terribili e non vorrei mancare loro di rispetto o risultare poco sensibile nel dire che amo la vita, e che la ringrazio per tutto ciò di straordinario che ha voluto riservarmi per questi primi 45 anni di vita. Vorrei avere la forza di continuare ad amarla sempre, anche nei momenti più duri.

Mi sento un privilegiato e vorrei ringraziare tutte le persone che mi hanno dimostrato il loro affetto in questo giorno speciale della mia vita.

Grazie.

13
set

Ricomincia la scuola… e la vita si appresta a compiere un ennesimo giro di giostra.

Per molti bambini e ragazzi ieri è stato il primo giorno di scuola. Non so te, ma io l’ho sempre vissuto in maniera entusiasta. Per me significava rivedere i miei compagni dopo le vacanze, con la curiosità di vedere come erano cambiati, cresciuti. Ricordo di essere stato testimone di sviluppi fisici impressionanti. C’era sempre un compagno (o compagna) che tornava pressochè irriconoscibile per lo sviluppo fatto. Magia pura!

Il primo giorno di scuola portava con sè la curiosita di scoprire che faccia avevano i nuovi arrivi della classe. Ogni anno c’era un certo turn-over di compagni (a causa delle bocciature) e questo creava sempre un briciolo di aspettativa.

Che dire poi degli insegnanti. La speranza di cambiarne qualcuno un po’ troppo severo, in cambio di un’altro un po’ più “amico”.

Se chiudo gli occhi, riesco ancora a sentire le emozioni che provavo; le ricordo molto bene; le ricordo con molto amore.

Forse però, i primi giorni di scuola più significativi sono stati tre. Mi riferisco al primo giorno di elementari, il primo giorno delle medie, e il primo giorno delle superiori.

Ognuno di questi è stato davvero magico e lo ricordo come se fosse ieri. Avevano tutti un sapore di conquista… sapevano di “mi sento grande”. Sarà perchè avendo tre fratelli maschi più grandi di me, io non vedevo l’ora di poter essere come loro. Ognuno di questi tre step, era caratterizzato da un cambio piuttosto significativo nell’uso degli accessori.

Mi riferisco alla cartella, al portapenne, al diario, ai libri, alla merenda, all’abbigliamento.

Se alle elementari lasciavi che fossero i genitori a gestirli, alle medie era un must occuparsene in prima persona. Non era solo un fatto di crescita e maturazione, ma anche un fatto di dignità sociale!!!!! Nella mia cartella, e soprattutto nel mio diario, mettevo mano solo io!

Alle medie era d’obbligo recarvisi da soli e non accompagnati, altrimenti passavi per “cocco di mamma”. Io ero tranquillo a riguardo, poichè anche alle lementari andavo già da tempo da solo.

Alle superiori invece era d’obbligo aderire agli scioperi. Eh, eh, eh… in quel periodo in effetti ce n’erano frequentemente e devo ammettere che erano molto apprezzati.

Oggi ripenso a quei momenti e mi commuovo al ricordo di quel bimbetto con la frangetta che si sentiva grande. Eppure devo ringraziare anche quelle esperienze per essere oggi la persona che sono.

1° giorno di scuola di Alice (2009) con Micky

La stessa commozione la provo al pensiero dei miei figli. Michele proprio ieri ha cominciato il suo primo giorno di asilo e sabato sarà il primo giorno di scuola (3a elementare) per l’Alice.

Amori miei. E’ stupendo vedervi entusiasti di cominciare, di rivedere i vostri compagni e di conoscere i nuovi. Mi apre il cuore sapere che accogliete questi momenti con tutto l’entusiasmo che avete.”

“Vi guardo, sorrido, sospiro… ripenso ai miei “primi giorni” e immagino i giovani volti dei miei genitori mentre mi accompagnavano a scuola o mi tenevano la mano… in attesa che crescessi… e ora sono qui a fare le stesse cose con voi… sospiro ancora e la mia anima si fonde con la vostra.

Sono con voi… lo sarò sempre!”

8
set

20 anni di attesa per un posto di lavoro, bastano?

- Pronto… -

- Si, buongiorno lei è il sig. Roberto M.? –

- Sì sono io chi parla? -

- E’ il comune di Parma, lei aveva fatto un concorso per una cattedra di educazione fisica nel ’92? -

Qualche istante di attesa… giusto per tornare con la mente a vent’anni fa… - Sì, ora che mi ci fa pensare credo proprio di sì. Perchè me lo chiede? –

- Sono felice di informarla che le è stata assegnata! –

Attimi di silenzio. – Ah, Adesso! Beh comunque non la voglio, dia la bella notizia al prossimo in graduatoria -

- Scusi? Intende non accettarlo? Ma guardi che è un posto a tempo indeterminato. Una cattedra di ruolo presso un istituto superiore, nella sua città! Ci pensi bene, con i tempi che corrono… -

Venti minuti di telefonata per cercare di convincere la persona a non rinunciare un’opportunità così! E invece, il nostro amico Roberto ha ceduto il suo privilegio (acquisito in oltre vent’anni di attesa) al prossimo della lista.

Ora, rifletto su due cose:

- la prima, quella più assurda, riguarda i tempi. Dopo vent’anni gli comunicano che finalmente c’è una cattedra per lui. Ora che di anni ne ha 48… ma non era meglio dargliela quando ne aveva 28? Che doveva costruirsi una famiglia, comprare casa, ecc? Mah! Comunque sia, spero che si tratti di un caso isolato e che non accada di frequente altrimenti significa che siamo davvero messi male.

- la seconda riguarda l’incredulità dell’operatore che non voleva credere che lui rifiutasse l’incarico. Difficile pensare che in 20 anni uno sia stato con le mani in mano, giusto? Quindi forse può essere che nel frattempo la persona si sia creato una sua posizione professionale che preferisce non mollare di punto in bianco… Magari addirittura si tratta di una professione che gli piace di più, che lo gratifica maggiormente e che non baratterebbe con una cattedra di educazione fisica (con tutto rispetto ovviamente).

Un lavoro non è solo “un posto di lavoro” per ottenere uno stipendio. Un lavoro può essere qualcosa che ti permette di realizzarti e magari anche di essere socialmente utile; un’opportunità per esprimere il tuo talento e soddisfare le tue aspirazioni; l’occasione per vivere ogni giorno con totale passione.

Sorrido all’idea di questa telefonata un po’ surreale. Sono felice per la persona che accetterà volentieri l’offerta vedendo in essa finalmente la tranquillità che stava cercando; e sono felice per Roberto perchè ha il privilegio di svolgere una professione attraverso la quale realizza le sue aspirazioni.

Vuoi sapere di che si occupa? Fa il Mental Coach, ovviamente!

18
ago

In montagna a lezione di coaching.

Ho sempre scelto il mare alla montagna. Nonostante ami camminare, la vacanza d’estate non era tale se non c’era il mare di mezzo. La montagna in inverno, per sciare, e il mare in estate. Conto sulla punta delle dita di una mano, le volte che sono stato in montagna d’estate per fare delle escursioni e camminare. Una di queste l’ho proprio fatta pochi giorni fa, e mi è piaciuta talmente che mi sono ripromesso di farne con continuità.

Come oramai saprai, amo fare collegamenti tra le esperienze di vita quotidiana e la crescita personale. Credo profondamente che la vita continui ogni giorno a darci lezioni preziosissime, a volte mascherate da semplici “faccende da sbrigare” e altre volte mascherate da attività più impegnative. Il coaching che amo fare, si nutre di questi parallelismi.

Sta di fatto che mi lascio coinvolgere volentieri nell’organizzazione di questa “simpatica spedizione”: eravamo tre adulti, tre bimbi e un cane. Arriviamo al rifugio “Battisti” dopo  un’ora e mezza di camminata. Prendiamo alloggio, e ci andiamo a fare una bella passeggiata fino al lago Bargetano, dopodichè si rientra in rifugio.

Il giorno dopo si parte per la cime del monte Cusna. Sono “solo 2121 m” non si tratta di un ottomila, intendiamoci,  ma quando guardi un monte da lontano, soprattutto se lo vedi immerso nelle nuvole e scuro per l’ombra, incute sempre un po’ di timore. Il primo pensiero che abbiamo avuto tutti, essendo alle prime armi, è stata “troppo lunga, e difficile arrivare lassù in cima”. Non abbiamo avuto il coraggio di dirlo apertamente, ma lo abbiamo pensato tutti.

In quei pensieri la mia voce interna mi ha tranquillizzato: “lo fanno tutti, anche i bambini, quindi… è solo questione di mettersi in marcia”. E così abbiamo fatto. La camminata è stata abbastanza lunga e, per un primo tratto (1h 15 min), la vetta del monte non si vedeva nemmeno perchè coperta da un crinale. Questo è stato un bene perchè sennò ci avrebbe ricordato il pensiero iniziale. Così, il nostro obiettivo è stato subito portarci alle pendici del crinale. Dopodichè, il secondo obiettivo è stato salire sul crinale. Ripido e un po’ faticoso (soprattutto per i bimbi) ma alla fine siamo stati premiati dall’incantevole vista. Da una parte i monti delle Alpi liguri e dall’altra le colline e le valli del reggiano: la pietra di Bismantova, il Ventasso, ecc.

A quel punto vediamo di nuovo la vetta del Cusna, e ci ricordiamo che l’obiettivo è sempre là, ancora distante. Individuiamo due punti intermedi: la stazione finale di una seggiovia, e una punta rocciosa da aggirare abbastanza bruttina da vedere. La cartina la indicava con lo spettrale nome di: “La roccia della morte”. Meglio non chiedersi il perchè… Proseguiamo. La punta del Cusna è sempre più in ombra e appare abbastanza impervia da raggiungere. Mi chiedo come sia possibile che ci facciano arrivare dei bambini… mah! Forse sono io che vedo qualcosa che non è come sembra, e mi dico: “prosegui, arrivaci quantomeno ai piedi”.

Superiamo la roccia e la seggiovia. A questo punto dobbiamo passare lateralmente da una cima che si trova proprio a fianco della nostra meta ultima. Il sentiero è stretto e alla sinistra c’è un dirupo abbastanza preoccupante… penso ai bimbi. Chiedo loro di fare attenzione e, sempre con tranquillità e motivazione, ci portiamo avanti fino ai piedi della cima. Alla fine ci troviamo proprio di fronte all’obiettivo e, dopo aver camminato per due ore e mezzo, non abbiamo la minima intenzione di fermarci qui.

Fortunatamente ci sono due vie per raggiungere la vetta: una diretta dove si arrampica una parete esposta e una più semplice che aggira il monte e sale da dietro. Ci avevano caldamente sconsigliato la prima (riservata ai più esperti) così decidemmo di prendere la strada più lunga ma più sicura. Altri 40 minuti e alla fine… siamo sulla vetta del monte.

I bimbi sono elettrizzati, e stranamente anche io mi sento nello stesso modo. Si tratta di un monte piuttosto basso e con un percorso a zero difficoltà eppure la sensazione era davvero forte. Avevamo conquistato un obiettivo che ci sembrava quasi impossibile da giù! E allora, mentre sono lì in cima, penso alla vita di tutti i giorni; a come sembrino irraggiungibili gli obiettivi quando li guardi da lontano. Penso a quante persone si scoraggino ancor prima di cominciare e per questo motivo non si mettono nemmeno in marcia.

Nella disceva per tornare al rifugio, penso a cosa ci ha permesso di arrivare alla meta, nonostante le perplessità iniziali e ne traggo alcuni punti che ritrovo essenziali anche nella vita:

  • Ci siamo comunque messi in marcia. Alla peggio avremmo fatto una bella passeggiata sul crinale e visto un panorama fantastico.
  • Non ci siamo demotivati o scoraggiati a vicenda. Nonostante tutti avessimo pensato alla possibilità di non farcela (anche per i bimbi), nessuno a cercato di “dissuadere gli altri dall’impresa.
  • Ci siamo fissati piccoli obiettivi di volta in volta: il crinale; la seggiovia; la roccia della morte, ecc.
  • Quando incontravamo persone di ritorno dalla vetta, attingevamo sempre più fiducia.
  • Tutti eravamo motivati dall’idea di arrivare in vetta.

Sono convinto che se nella vita riuscissimo sempre ad avere questo atteggiamento, potremmo conquistare un sacco di “vette” in più.

Ci vediamo sulla vetta! Buona camminata.

11
ago

Vasco Rossi su Facebook. Posta video, canzoni, scrive, e parla della sua vita. Vuoi vedere che…

Da qualche settimana Vasco Rossi, il rocker italiano per antonomasia, la vera star della musica che è sempre stato pressochè irraggiungibile, esce allo scoperto e si rende accessibile a tutti. Ha aperto un profilo su Facebook (a cui mi sono prontamente iscritto in qualità di super fan del Blasco :-) ) attraverso il quale dialoga con i fan, risponde ai giornalisti, condivide le sue esternazioni e, ahimè, esprime giudizi taglienti nei confronti del “collega” emiliano Luciano Ligabue. Dico ahimè perchè adoro anche il Liga e mi spiace che Vasco abbia questa opinione. Il fatto che la esterni tutto sommato non è un problema, in un mondo stracolmo di buonismo e ipocrisia mi sembra un gesto apprezzabile. A me spiace proprio il fatto che lo giudichi di poco talento e presuntuoso.

Ma andiamo oltre. Non voglio commentare la tenzone tra loro due, piuttosto mi incuriosisce e mi stimola molto il fatto che Vasco abbia deciso di mettersi su Facebook come un “comune mortale”, attirandosi addosso una marea di critiche da parte dei cosiddetti “addetti ai lavori”. Mi riferisco a giornalisti e opinionisti di varia natura che giudicano questa mossa decisamente azzardata e segnale di declino…

Mah! Non saprei… Secondo me Vasco ha seguito un istinto, ed avendo una sensibilità straordinaria (le sue canzoni ne sono una prova lampante), mi sa che porterà  a qualcosa di speciale, o di nuovo. Insomma c’è qualcosa nell’aria.

Secondo me, le sue “sfide” della vita, compresa quella che lui ha chiamato “male di vivere”, hanno trovato in Facebook un veicolo straordinario per fare ciò che avrebbe sempre voluto fare ma che la tecnologia e i mezzi di comunicazione non gli permettevano .  Considerando che la tv, la radio e i mezzi stampa erano (e sono tutt’ora) gestiti e controllati da terzi, e che non ti consentono di parlare direttamente al pubblico, chissà quante volte si è visto storpiare, tagliare, cambiare o strumentalizzare affermazioni fatte (ecco uno dei tanti esempi). Chissà quante altre volte ha dovuto rinunciare a spiegare qualcosa che lo riguardava o che avrebbe voluto commentare. Oggi invece la rete  glielo permette.

Su Facebook Vasco è libero di scrivere quello che vuole e di farlo direttamente ai suoi fan, senza passare da un ufficio stampa, o un giornalista o chichessia.

Se mettiamo insieme in uno shaker una forte inquietudine interiore, la voglia di dire a voce alta quello che si pensa, aggiungendo una posizione sociale ed economica che permette di infischiarsene  di ciò che pensano i “benpensanti”,  una chiara consapevolezza della propria professionalità e  un mezzo come Facebook che gli permette  di postare in tempo reale video, foto, musiche, articoli , ecc.,  ne esce un cocktail davvero esplosivo. Soprattutto se si considera che la sua pagina ha qualcosa come più di 2.365,000 fan!!!!!

Ogni suo post “piace” a migliaia di persone e vengono commentati da più persone rispetto ai post dei più seguiti blog italiani (e non solo). Riesci a farti un’idea?

Ma quale giornale ti da la stessa opportunità di farlo? Ogni sacrosanto giorno? più volte al giorno???

Vasco è un artista d.o.c., di quelli che creano tendenze, di quelli che hanno la sensibilità per “sentire” e vedere cose che ancora non esistono… vuoi vedere che a breve altri artisti “usciranno allo scoperto?” Vuoi vedere che il Blasco ha dato inizio a una nuova era??

Sarebbe una ennesima riprova che si tratta di un vero numero uno!

PS. A prescindere da tutto ciò, qualche giorno fa stavo ragionando su una cosa. Nel passato ci sono stati grandi artisti che hanno reso le loro epoche “speciali”: Raffaello Sanzio, Michelangelo, Leonardo, Mozart, Leopardi, Dante, ecc. Io sono felice di essere nato e cresciuto nell’era di Vasco Rossi, Jovanotti, Ligabue, Bono Vox, John Lennon, ecc. E’ arte anche questa, no?

2
ago

Ma Federica Pellegrini, sta con Marin o con Magnini? Il tormentone dell’estate 2011!

Certe cose faccio proprio fatica a capirle.

Ti è capitato di leggere i giornali sportivi (e non solo sportivi) nelle ultime settimane? Continuano a pubblicare articoli su articoli sulla Pellegrini, ma la cosa buffa o quantomeno curiosa, è che la maggiorparte si riferiscono alle faccende amorosa di lei con i due “colleghi nuotatori Luca Marin e Filippo Magnini.

Intervistano lei, intervastano lui e poi intervistano l’altro. E poi ancora lei che risponde, lui che replica e l’altro che smentisce… non ho parole!

Ma perchè non li lasciano stare? Come è possibile che un giornalista (soprattutto sportivo) dimostri più interesse per il gossip rispetto alle prestazioni agonistiche dell’atleta?

Ma che li lasciassero in pace una volta per tutte. Sono giovani belli e hanno voglia di “ruzzolare” come tutte le persone della loro età, e a noi non deve fregarcene nulla.

Voglio dire, la Pellegrini, che ha appena vinto ben 2 ori, ha confermato di essere una supercampionessa, concedendo il bis dopo l’oro del 2009 sui 400 SL.  Dopo aver superato problemi e crisi personali che stavano compromettendo la sua carriera, lei risorge e stravince nettamente sulle avversarie e, con tutte le domande (intelligenti) che si potrebbero rivolgerle, le vanno a chiedere delle sue fregole sessuali e amorose!!??? Mah!

Tra l’altro è un modo pessimo per aiutare un atleta a rimanere concentrato in vista di una gara tanto importante. Dimostrazione lo sono le dichiarazioni dei due “co-protagonisti” del gossip che hanno confermato la poca concentrazione sui mondiali per via di questa questione. Forse una banale scusa per giustificare una prestazione mediocre… forse. Ma forse anche no.

E Federica? Lei come ha fatto a rimanere concentrata? E che ne so io… magari glielo avessero chiesto!

Rifacciamoci gli occhi e le emozioni rivivendo il momento magico della finale.

Ribadisco: brava e bella… un pezzo da 90 che potrà dare ancora un bel po’ di soddisfazioni a tutti gli appassioati… di sport!