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Articoli della categoria ‘Diario’

17
mag

C’è sempre un motivo, ma a volte possiamo anche fregarcene e andare avanti lo stesso. Parliamo di successo?

Guardo il mio sito e vedo il titolo dell’ultimo articolo scritto: Cosa c’entra l’Excellence Coaching con il ballare sotto la pioggia?

Poi ci ritorno dopo qualche giorno e trovo lo stesso articolo in alto. Poi torno dopo una settimana e c’è sempre quell’articolo. Sono passate più di due settimane e lui non si schioda da lì.

Mi chiedo: “perchè?” Nulla da scrivere? Zero idee? Niente ispirazione? Nulla da condividere?

No! Tutt’altro. In queste due settimane ho accumulato un sacco di cose interessanti di cui parlare eppure… niente!

Pigrizia? Mancanza di motivazione? Incuria?

No, non credo proprio. Anzi, sono carichissimo.

Ho anche pensato che avesse a che fare con il tema dell’ultimo post: l’Excellence Coaching. Forse il mio inconscio ha voluto che l’articolo, che ricordava la magnifica esperienza del corso, rimanesse lì in bella vista il più possibile…

Forse!

Un motivo sicuramente c’è e forse è un insieme di cose, ma tutto sommato non è poi così importante, così ho deciso di rompere il digiuno e scrivere. Sì perchè in questo tempo di “silenzio” mi è mancato qualcosa. Questo blog è il mio diario personale e scriverci su è liberatorio, quasi terapeutico.

E così scrivo una riflessione scambiata proprio ieri al telefono con un amico caro.

Parlavamo di successo.

Siamo tutti abituati ad abbinare il successo alle conquiste, alle vittorie, ai risultati eccellenti che otteniamo. Il successo di una persona lo misuri dalle cose che ha fatto. Più sono grandi, di valore e più sei considerato di successo.

La nostra riflessione però si appoggiava su altri presupposti. Il successo come misura delle difficoltà che una persona è stata capace di superare.

Nel primo caso il successo è legato all’obiettivo; nel secondo è legato al percorso da fare.

Essere felici quando tutto va bene è più facile rispetto a quando le cose sembrano precipitarti addosso.

Ottenere una vittoria contro avversari di poco conto è diverso che vincere contro dei campioni. Il risultato finale è lo stesso, magari una medaglia d’oro, ma se indaghi a livello più profondo scopri che c’è una grande differenza.

Un bel salto di paradigma non trovi?

Tu che ne pensi? Lascia un commento.

22
apr

A scuola di cucina naturale con Disanapianta. Quando mangiare sano arricchisce l’esperienza dei pasti.

Non ci crederai ma questo week end mi sono dedicato un bel corso di cucina naturale. Nonostante non mi sia mai sentito particolarmente attratto dai fornelli (quantomeno non ancora) ho deciso di fare questa esperienza, e… sono entusiasta di averla fatta.

Sono vegetariano da oltre 15 anni, mangio prevalentemente cibi biologici e sono particolarmente attento alla mia alimentazione ma, ahimè, non mi sono mai preoccupato di imparare a farmi da mangiare. Devo ammettere che non ne sento la necessità, visto e considerato che mia moglie cucina benissimo e condivide esattamente come me le mie scelte alimentari. Non solo, lei è anche una delle istruttrici del corso di cucina naturale… insomma potevo farne a meno, ma… come dire… mi sentivo pronto. E’ arrivato il momento di “scendere in campo”… anzi no di… mettermi ai fornelli.

Conoscevo tutte le parti teoriche circa la nutrizione (dopo oltre 15 anni di corsi sulla salute e la vitalità…), e conoscevo la stragrande maggioranza degli elementi usati (dalle materie prime agli accessori) e, a dirla tutta, conoscevo anche la maggiorparte delle ricette che ci hanno fatto sperimentare, visto che le avevo già mangiate a casa!!!!!!

Ma la realtà è che non avevo mai preso in mano in prima persona tutte queste cose e messe in pratica in cucina. Ho perso il conto di tutte le volte in cui al corso Vitality Coaching, parlando di alimentazione, ho suggerito di mangiare il tofu, il seitan, il tempè, i germogli; di usare le spezie… ma non mi ero mai impegnato ad imparare a cucinarli in prima persona.

Sbollentare il tofu e saltarlo con zucchine e spezie varie; preparare un dolce vegano; usare i germogli per rendere un piatto fresco e gustoso, fare una polpetta di Quinoa…

A chi pensa che mangiare sano significhi per forza di cose, rinunciare al piacere della tavola, consiglio di cuore di fare un bel corso di cucina naturale. In tre giorni abbiamo preparato e mangiato oltre 40 piatti diversi, e ti assicuro che erano uno più gustoso dell’altro.

Anche a chi pensa che mangiare sano significhi “intristire l’esperienza del pasto” consiglio di farsi un bel corso Disanapianta. Poche altre volte in vita mia ho visto delle preparazioni tanto colorate, saporite e profumate. Una tempesta sensoriale.

Devo dire che mi mancava come esperienza, e sono convinto che rappresenti un appendice fondamentale del corso Vitality Coaching.

7
apr

Presentazione del libro ISTRUZIONI PER VINCERE a Torino.

Mercoledì 11 aprile 2012, presso la libreria Feltrinelli in stazione Porta Nuova, presenterò la nuova edizione del libro Istruzioni per Vincere edito da Gribaudo.

Credimi se ti dico che presentare il libro nella mia città di origine mi emoziona molto. Devi sapere che agli inizi della mia carriera professionale (’88-’89) sognavo un giorno di diventare un bravo conferenziere. Sognavo di girare l’Italia tenendo seminari e corsi e presentando libri da me scritti. Un’immagine che avevo preso leggendo i fantastici libri di Og Mandino. Il suo esempio mi motivò molto. Da allora sono passati oltre vent’anni e sono orgoglioso di poter dire che questo obbiettivo sono riuscito a centrarlo piuttosto bene. Oggi devo addirittura fare selezione dele richieste che mi sottopongono da tante che sono, ma presentare il libro a Torino non ha prezzo!

L’idea di venire a Torino e magari di avere tra il pubblico anche persone che mi conoscevano da ragazzo mi emoziona profondamente. Attendo quindi con eccitazione che arrivi mercoledì. Dalle 18 alle 19,30 ho pensato di presentare il libro con un workshop su come allenare la propria mente per vincere nella vita.

Ah, inutile dirlo, se sei di Torino mi aspetto di incontrarti ;-)

31
dic

Il mio consueto messaggio di buon anno.

Ultimo giorno dell’anno. Stiamo per archiviare anche il 2011. Com’è andato?

A livello collettivo, dal punto di vista economico, politico, sociale è stato un anno molto duro. Spero invece che a livello individuale, per te, sia stato un buon anno.

Queste feste sono una boccata di ossigeno per aiutarci a riprendere fiato. Tra poco si riparte per una nuova avventura, il 2012, e abbiamo l’obbligo morale, ma anche il piacere, di fare di tutto per renderlo speciale. Ecco, vorrei partire da qui, dal piacere di rendere il 2012 davvero speciale, per noi stessi, per chi ci sta vicino e per tutte le altre persone che avremo modo di influenzare anche in maniera indiretta.

Questo audio l’ho appena registrato e contiene i miei auguri per te.

Quest’anno non mi sono limitato a fare gli auguri, ma ho voluto includere alcuni suggerimenti che possono apportare valore aggiunto alla tua vita.


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Buon 2012.

PS. Lascia un commento con i tuoi migliori auguri per tutti.

18
nov

Ehi, hai mai pensato di condividere il tuo ufficio con qualcun altro? Una soluzione fantastica per chi lavora.

Martedì ero a Torino per una serie di appuntamenti di lavoro tra cui una sessione di business coaching. Di solito in questi casi mi reco personalmente presso l’azienda del cliente ma martedì, per una serie di motivi, ho scelto di riceverli io. La cosa curiosa su cui vorrei soffermarmi è che a Torino non possiedo una sede fisica della mia attività e questo potrebbe rappresentare un problema, eppure non è stato così. Ho potuto svolgere i miei appuntamenti di lavoro in maniera proficua, funzionale e professionale usufruendo di una struttura polifunzionale di uffici in coworking.

Devo essere sincero, era la prima volta che ne facevo uso ma ne sono rimasto decisamente soddisfatto.

Parlo di una struttura super moderna, tecnologica e funzionale nella quale si condividono aree comuni, uffici, sale riunioni, saletta relax, reception, connessione wi-fi, ecc. con altre realtà professionali.

Sei libero di affittare un ufficio, come una saletta riunioni o una sola postazione di lavoro, per qualche ora, un giorno, una settimana o per quanto tempo vuoi a costi decisamente accessibili e convenienti. Una soluzione ottimale per una start up o per chiunque si trovi nelle condizioni di dover avere un ufficio per tempo limitato senza rinunciare alla comodità e alla funzionalità che un ufficio proprio è in grado di garantire.

La struttura che personalmente ho utilizzato a Torino si chiama ToolBox, ma ce ne sono tante altre in tutta Italia. E’ un po’ come il concetto di car sharing. Se non hai la necessità di doverti spostare frequentemente e per lunghi tragitti, la condivisione del mezzo è una soluzione all’avanguardia, ecologica e super intelligente.

Risparmi denaro, tempo, sforzi e preoccupazioni. Non devi prenderti ulteriori impegni se non nei giorni effettivi in cui devi effettivamente lavorare. La struttura è moderna, attrezzata, informatizzata e hai anche la possibilità di creare un network di conoscenze con persone con le quali condividi gli spazi e che potrebbero rappresentare per te delle opportunità di lavoro.

Questa è un’idea brillante e va premiata, non pensi anche tu?

30
set

Un Mental Coach a Milano SaporBio: come riuscire a vivere con piena energia vitale.

Venerdì 7, sabato 8 e domenica 9 ottobre 2011, a Milano ci sarà la manifestazione SaporBio.

Un progetto ideato da Marco Columbro e Stefania Santini per educare, informare e formare il pubblico a uno stile di vita e ad abitudini alimentari e d’acquisto più consapevoli. Tutto orientato al biologico e alla eco-sostenibilità.

In una società che ci vorrebbe tutti “ipnotizzati” e bravi “consumatori inconsapevoli”, benvengano queste manifestazioni atte a sensibilizzare e a far conoscere “un modo migliore” per nutrire se stessi e i propri figli rispetto a quello che ci propinano le industrie multinazionali. Non solo, a SaporBio potrai conoscere la bioedilizia; trovare abbigliamento, prodotti cosmetici e tanto altro ancora. Vivrai un’esperienza multisensoriale  con degustazioni, assaggi, giochi, workshop, sport, spettacoli e servizi di vario genere tutti legati dal filo conduttore della consapevolezza, del naturale e della eco-sostenibilità.

Ed io cosa c’entro? Chi era presente all’ultima edizione del corso Vitality Coaching, sa bene quanto sia appassionato di questo tema e quanto lo ritenga un punto importante nella mia vita.

Io ci sarò perchè sabato 8, dalle 16,30 alle 18, terrò un workshop su come vivere in salute ed energia vitale con il mental coaching.

La mente può aiutarci a vivere meglio?

Certo che sì, e sabato spiegherò alcune strategie per educare il nostro inconscio alla salute e alla vitalità.

Vienimi a trovare e, perchè no, passa parola! E’ un modo decisamente positivo per passare una giornata, anche con l’intera famiglia (ci sono attività preparate apposta per i bambini), e vivere all’insegna del rispetto per se stessi e per il nostro pianeta.

Saporbio si tiene presso palazzo Giureconsulti in piazza Mercanti (vicino al Duomo).

PS. Sabato mattina, dalle 8,30 su RETE 4 mi trovi alla trasmissione “Vivere Meglio” con il prof Trecca a parlare dell’iniziativa.

26
set

Un compleanno davvero speciale.

Credo che ogni giorno della nostra vita meriti di essere celebrato. Mi viene in mente il cappellaio matto che festeggiava il “non compleanno” nella storia di Alice nel paese delle meraviglie.

Tuttavia ci sono momenti nella vita, giorni specifici, che per cultura e tradizione esigono una qualche forma di festeggiamento. Pochi giorni fa, esattamente il 24 settembre, cadeva il mio compleanno. Il mio 45° compleanno.

Le mie caselle di posta, il mio account Facebook, Twitter, Skype ecc. sono stati letteralmente inondati di messaggi. Credo di averne letti oltre il migliaio… incredibile.

So perfettamente che alcuni di questi erano di circostanza, non c’è niente di male, ma la maggiorparte avevano il profumo della genuinità e il trasporto di un sentimento sincero. Comunque sia, a prescindere da ciò, mi sono sentito “amato” e inondato di una bellissima energia positiva (il potere della suggestione…)  :-)

E’ bello sapere che ci sono persone, alcune  che conosci a mala pena, che pensano bene a e di te. Mi piace pensare che sia in qualche modo un effetto di ciò che ho fatto nella mia vita, e questo mi fa sentire molto bene.

Il “quadretto” è stato ovviamente arricchito da una festa “a sorpresa” da parte dei miei bimbi che durante la colazione mi hanno inscenato una pantomima fantastica per riuscire a distrarmi e farmi comparire magicamente sul tavolo  la torta e i regali.

Fantastico!

A volte la vita sa essere crudele e tragica, lo so.

Lo so che ci sono persone che soffrono e che sono chiamate ad affrontare situazioni terribili e non vorrei mancare loro di rispetto o risultare poco sensibile nel dire che amo la vita, e che la ringrazio per tutto ciò di straordinario che ha voluto riservarmi per questi primi 45 anni di vita. Vorrei avere la forza di continuare ad amarla sempre, anche nei momenti più duri.

Mi sento un privilegiato e vorrei ringraziare tutte le persone che mi hanno dimostrato il loro affetto in questo giorno speciale della mia vita.

Grazie.

13
set

Ricomincia la scuola… e la vita si appresta a compiere un ennesimo giro di giostra.

Per molti bambini e ragazzi ieri è stato il primo giorno di scuola. Non so te, ma io l’ho sempre vissuto in maniera entusiasta. Per me significava rivedere i miei compagni dopo le vacanze, con la curiosità di vedere come erano cambiati, cresciuti. Ricordo di essere stato testimone di sviluppi fisici impressionanti. C’era sempre un compagno (o compagna) che tornava pressochè irriconoscibile per lo sviluppo fatto. Magia pura!

Il primo giorno di scuola portava con sè la curiosita di scoprire che faccia avevano i nuovi arrivi della classe. Ogni anno c’era un certo turn-over di compagni (a causa delle bocciature) e questo creava sempre un briciolo di aspettativa.

Che dire poi degli insegnanti. La speranza di cambiarne qualcuno un po’ troppo severo, in cambio di un’altro un po’ più “amico”.

Se chiudo gli occhi, riesco ancora a sentire le emozioni che provavo; le ricordo molto bene; le ricordo con molto amore.

Forse però, i primi giorni di scuola più significativi sono stati tre. Mi riferisco al primo giorno di elementari, il primo giorno delle medie, e il primo giorno delle superiori.

Ognuno di questi è stato davvero magico e lo ricordo come se fosse ieri. Avevano tutti un sapore di conquista… sapevano di “mi sento grande”. Sarà perchè avendo tre fratelli maschi più grandi di me, io non vedevo l’ora di poter essere come loro. Ognuno di questi tre step, era caratterizzato da un cambio piuttosto significativo nell’uso degli accessori.

Mi riferisco alla cartella, al portapenne, al diario, ai libri, alla merenda, all’abbigliamento.

Se alle elementari lasciavi che fossero i genitori a gestirli, alle medie era un must occuparsene in prima persona. Non era solo un fatto di crescita e maturazione, ma anche un fatto di dignità sociale!!!!! Nella mia cartella, e soprattutto nel mio diario, mettevo mano solo io!

Alle medie era d’obbligo recarvisi da soli e non accompagnati, altrimenti passavi per “cocco di mamma”. Io ero tranquillo a riguardo, poichè anche alle lementari andavo già da tempo da solo.

Alle superiori invece era d’obbligo aderire agli scioperi. Eh, eh, eh… in quel periodo in effetti ce n’erano frequentemente e devo ammettere che erano molto apprezzati.

Oggi ripenso a quei momenti e mi commuovo al ricordo di quel bimbetto con la frangetta che si sentiva grande. Eppure devo ringraziare anche quelle esperienze per essere oggi la persona che sono.

1° giorno di scuola di Alice (2009) con Micky

La stessa commozione la provo al pensiero dei miei figli. Michele proprio ieri ha cominciato il suo primo giorno di asilo e sabato sarà il primo giorno di scuola (3a elementare) per l’Alice.

Amori miei. E’ stupendo vedervi entusiasti di cominciare, di rivedere i vostri compagni e di conoscere i nuovi. Mi apre il cuore sapere che accogliete questi momenti con tutto l’entusiasmo che avete.”

“Vi guardo, sorrido, sospiro… ripenso ai miei “primi giorni” e immagino i giovani volti dei miei genitori mentre mi accompagnavano a scuola o mi tenevano la mano… in attesa che crescessi… e ora sono qui a fare le stesse cose con voi… sospiro ancora e la mia anima si fonde con la vostra.

Sono con voi… lo sarò sempre!”

18
ago

In montagna a lezione di coaching.

Ho sempre scelto il mare alla montagna. Nonostante ami camminare, la vacanza d’estate non era tale se non c’era il mare di mezzo. La montagna in inverno, per sciare, e il mare in estate. Conto sulla punta delle dita di una mano, le volte che sono stato in montagna d’estate per fare delle escursioni e camminare. Una di queste l’ho proprio fatta pochi giorni fa, e mi è piaciuta talmente che mi sono ripromesso di farne con continuità.

Come oramai saprai, amo fare collegamenti tra le esperienze di vita quotidiana e la crescita personale. Credo profondamente che la vita continui ogni giorno a darci lezioni preziosissime, a volte mascherate da semplici “faccende da sbrigare” e altre volte mascherate da attività più impegnative. Il coaching che amo fare, si nutre di questi parallelismi.

Sta di fatto che mi lascio coinvolgere volentieri nell’organizzazione di questa “simpatica spedizione”: eravamo tre adulti, tre bimbi e un cane. Arriviamo al rifugio “Battisti” dopo  un’ora e mezza di camminata. Prendiamo alloggio, e ci andiamo a fare una bella passeggiata fino al lago Bargetano, dopodichè si rientra in rifugio.

Il giorno dopo si parte per la cime del monte Cusna. Sono “solo 2121 m” non si tratta di un ottomila, intendiamoci,  ma quando guardi un monte da lontano, soprattutto se lo vedi immerso nelle nuvole e scuro per l’ombra, incute sempre un po’ di timore. Il primo pensiero che abbiamo avuto tutti, essendo alle prime armi, è stata “troppo lunga, e difficile arrivare lassù in cima”. Non abbiamo avuto il coraggio di dirlo apertamente, ma lo abbiamo pensato tutti.

In quei pensieri la mia voce interna mi ha tranquillizzato: “lo fanno tutti, anche i bambini, quindi… è solo questione di mettersi in marcia”. E così abbiamo fatto. La camminata è stata abbastanza lunga e, per un primo tratto (1h 15 min), la vetta del monte non si vedeva nemmeno perchè coperta da un crinale. Questo è stato un bene perchè sennò ci avrebbe ricordato il pensiero iniziale. Così, il nostro obiettivo è stato subito portarci alle pendici del crinale. Dopodichè, il secondo obiettivo è stato salire sul crinale. Ripido e un po’ faticoso (soprattutto per i bimbi) ma alla fine siamo stati premiati dall’incantevole vista. Da una parte i monti delle Alpi liguri e dall’altra le colline e le valli del reggiano: la pietra di Bismantova, il Ventasso, ecc.

A quel punto vediamo di nuovo la vetta del Cusna, e ci ricordiamo che l’obiettivo è sempre là, ancora distante. Individuiamo due punti intermedi: la stazione finale di una seggiovia, e una punta rocciosa da aggirare abbastanza bruttina da vedere. La cartina la indicava con lo spettrale nome di: “La roccia della morte”. Meglio non chiedersi il perchè… Proseguiamo. La punta del Cusna è sempre più in ombra e appare abbastanza impervia da raggiungere. Mi chiedo come sia possibile che ci facciano arrivare dei bambini… mah! Forse sono io che vedo qualcosa che non è come sembra, e mi dico: “prosegui, arrivaci quantomeno ai piedi”.

Superiamo la roccia e la seggiovia. A questo punto dobbiamo passare lateralmente da una cima che si trova proprio a fianco della nostra meta ultima. Il sentiero è stretto e alla sinistra c’è un dirupo abbastanza preoccupante… penso ai bimbi. Chiedo loro di fare attenzione e, sempre con tranquillità e motivazione, ci portiamo avanti fino ai piedi della cima. Alla fine ci troviamo proprio di fronte all’obiettivo e, dopo aver camminato per due ore e mezzo, non abbiamo la minima intenzione di fermarci qui.

Fortunatamente ci sono due vie per raggiungere la vetta: una diretta dove si arrampica una parete esposta e una più semplice che aggira il monte e sale da dietro. Ci avevano caldamente sconsigliato la prima (riservata ai più esperti) così decidemmo di prendere la strada più lunga ma più sicura. Altri 40 minuti e alla fine… siamo sulla vetta del monte.

I bimbi sono elettrizzati, e stranamente anche io mi sento nello stesso modo. Si tratta di un monte piuttosto basso e con un percorso a zero difficoltà eppure la sensazione era davvero forte. Avevamo conquistato un obiettivo che ci sembrava quasi impossibile da giù! E allora, mentre sono lì in cima, penso alla vita di tutti i giorni; a come sembrino irraggiungibili gli obiettivi quando li guardi da lontano. Penso a quante persone si scoraggino ancor prima di cominciare e per questo motivo non si mettono nemmeno in marcia.

Nella disceva per tornare al rifugio, penso a cosa ci ha permesso di arrivare alla meta, nonostante le perplessità iniziali e ne traggo alcuni punti che ritrovo essenziali anche nella vita:

  • Ci siamo comunque messi in marcia. Alla peggio avremmo fatto una bella passeggiata sul crinale e visto un panorama fantastico.
  • Non ci siamo demotivati o scoraggiati a vicenda. Nonostante tutti avessimo pensato alla possibilità di non farcela (anche per i bimbi), nessuno a cercato di “dissuadere gli altri dall’impresa.
  • Ci siamo fissati piccoli obiettivi di volta in volta: il crinale; la seggiovia; la roccia della morte, ecc.
  • Quando incontravamo persone di ritorno dalla vetta, attingevamo sempre più fiducia.
  • Tutti eravamo motivati dall’idea di arrivare in vetta.

Sono convinto che se nella vita riuscissimo sempre ad avere questo atteggiamento, potremmo conquistare un sacco di “vette” in più.

Ci vediamo sulla vetta! Buona camminata.

18
lug

Le cattive abitudini non vanno mai in vacanza. Vero, perchè al mare con me porto solo quelle positive!

Tra i tanti luoghi comuni che si sentono in giro c’è anche quello che dice che le cattive maniere/abitudini, non vanno mai in vacanza. In effetti chi è abituato a fare in un determinato modo, tende a ripetersi a prescindere da dove si trovi.

Coerente con la mia lotta contro la “programmazione mentale negativa” a cui spesso siamo sottoposti dall’ambiente che ci circonda, io mi sono attrezzato per poter mantenere fede alle mie abitudini potenzianti anche in vacanza. Mi sono portato attrezzatura per fare sport (occhialini per il nuoto, scarpette per correre, ecc.), libri sulla crescita personale, e scorta alimentare biologica. Senza diventarne schiavi intendiamoci (ci concediamo anche pranzi e cene al ristorante) intendo continuare a fare le cose che ritengo migliori anche quando sono in vacanza.

Non esistono scuse per non impegnarsi in qualcosa in cui si crede davvero. Al corso Vitality Coaching spiego con dovizia nei particolari cosa e come fare per vivere a livelli di energia altissimi e non farsi programmare il cervello da chi ha interesse a farci consumare le peggio cose, farmaci compresi.

Le vacanze, per me, sono un ulteriore opportunità per mangiare sano, fare attività sportiva, stare all’aria aperta, leggere, scrivere, sgombrare la mente e rigenerarsi. Le cattive abitudini preferisco proprio non portarle in vacanza e lasciarle chiuse in un cassetto in cantina… là dove nessuno le può scovare.