Parole, parole, parole…
Centinaia e centinaia di corsi in venticinque anni di lavoro. Milioni e milioni di parole dette spesso con enfasi, passione, convinzione.
Certo che per una persona taciturna e, mi azzardo a dire, riservata e solitaria come me non è proprio male… vero? Ho sempre riconosciuto nella mia innata propensione all’ascolto il mio talento migliore, e alla fine mi sono scelto un lavoro dove parlo per ore e ore ininterrottamente… mah! Forse ho sbagliato qualcosa!!!
Mi è capitato spesso di pensare a come riesca a stare giornate intere davanti a centinaia di persone e a parlare ininterrottamente. Chi lavora con me sa perfettamente che non uso scrivermi nei dettagli quel che dirò ai corsi. Tolta quella che è la tipica scaletta degli argomenti, tutto il resto (esempi, storie, metafore, battute, approfondimenti, ecc.) mi viene fuori lì in quel momento, senza pianificazione.
Se qualcuno mi chiedesse 5 minuti prima di cominciare il corso, di dirgli cosa andrò a dire, farei fatica a rispondere. Non lo so! Dico davvero. In quel momento non lo so.
Molto di ciò che dico ai corsi viene definito proprio sul momento, in base alla platea, agli sguardi che vedo, ai miei pensieri… E’ davvero strano e, per me, difficile da spiegare. L’unica cosa che so, è che ho bisogno di stare nello stato interiore giusto per avere accesso alle mie conoscenze e per scegliere sempre la cosa migliore in ogni momento.
Per chi non è del mestiere so che può risultare difficile da comprendere, ma è proprio così! E’ una magìa! E’ esattamente come accade nello sport. Anche io ho bisogno di accedere ad uno stato di trance per riuscire ad esprimere l’eccellenza di me stesso. Prova ne è il fatto che dopo il corso tendo a non ricordare una buona parte delle cose che ho detto.
L’altra settimana eravamo a Padova in occasione del corso IMPARA DAI CAMPIONI – The Challenge. Un corso di due giorni in cui ovviamente, essendo io il trainer, mi sono trovato sul palco davanti a 200 persone a parlare di continuo. Durante una pausa pranzo, lo Zio Giuse (al secolo Giuseppe Montanari ndr) mi dice di essere stato colpito da una frase che ho appena detto al corso. Il suo commento è stato: “Boss, oggi hai detto una frase bellissima che mi ha colpito molto. In tanti corsi in cui ti ho seguito da dietro, non te l’avevo mai sentita dire”.
In effetti ripensandoci, si tratta di una frase molto bella, che non credo di aver letto da nessuna parte (ma non ne sono certo!!!) e che in quel momento, in quel contesto preciso… era la cosa più ovvia e naturale che potessi dire. Forse non la dirò mai più, forse la dirò in maniera diversa… non lo so davvero. Quel che so è che sono felice che sia sgorgata “dalla pancia”, senza premeditazione… mi piace pensare che sia nata dall’ispirazione. Come nasce una poesia per un poeta, un quadro per un pittore o una canzone per un musicista.
Ah… mi stavo dimenticando… non vorrei lasciarti lì con la curiosità circa la frase di cui parlava lo Zio Giuse.
Eccola:
Quando vinci la vita ti premia. Quando perdi la vita ti insegna!
Crisi? Non esiste crisi per chi ha idee innovative. SPOTIFY docet!
Ogni tipologia di mercato è oramai saturo di prodotti e servizi che sono l’uno il doppione dell’altro. Oggetti che si cannibalizzano a vicenda e si contendono pezzetti di mercato come sciacalli intorno ai resti di una carcassa.
Eppure, per 1000 persone o aziende che si addannano a cercare di urlare più forte per farsi ascoltare, ve ne è una che silenziosamente lavora per anticipare i tempi e creare le nuove tendenze. Lo fece Google, poi Facebook… ora è il tempo di SPOTIFY. Lo conosci?
Oggi Stefano Monticelli (mio caro amico) me lo ha mostrato ed immediatamente ho pensato: “Ma certo ovvio. Come è possibile che nessuno ci avesse pensato prima?”
Non è ancora molto conosciuto in Italia, ma sono pronto a scommettere che sarà un BOOM pazzesco. L’ennesima riprova che le idee innovative, capaci di generare reale valore nella vita delle persone, non conoscono crisi.
Vuoi vedere che in questi periodi di recessione, Spotify avrà una crescita da record?
Vuoi vedere che il mondo della musica in qualche modo si dovrà adattare a questa nuova “rivoluzione”? Autori, editori, emittenti radio, rivenditori… ma anche aziende non del settore musicale che vorranno cavalcare questa nuova onda…
Ti piacerebbe poter ascoltare con immediatezza qualsiasi canzone o LP di qualsiasi autore, cantante o gruppo, di qualsiasi genere musicale in ogni istante? Senza doverla scaricare illegalmente e senza doverla acquistare?
Ti piacerebbe creare playlist di ogni tipo, condividere quella di altri amici, e tanto altro ancora?
Beh, questo e molto, molto, molto di più è Spotify.
Il campo di gioco più difficile di tutti? La vita!
Tutti, per una cosa o per l’altra, in momenti diversi della vita, abbiamo bisogno di un coach al fianco. Una persona che ci sostenga, che ci ascolti, o che ci guidi. Una persona che abbia fiducia in noi, e che all’occorrenza, sappia anche essere severo, forte, duro… Una persona che ci insegni con il proprio esempio come fare per… Una persona alla quale la vita non ha risparmiato le sue “attenzioni” (nel bene e nel male) e che abbia la voglia e la passione di voler trasferire un po’ della sua esperienza agli altri.
Spesso nei corsi mi capita di parlare dei campioni (vedi corso IMPARA DAI CAMPIONI) e di narrarne le gesta per fornire esempi eccellenti di come fare per riuscire a realizzare i propri obiettivi, sogni…
Già! Perchè, nonostante non sempre e non tutti i campioni si dimostrino degli esempi anche fuori dal campo, rimane il fatto che, comunque sia, siano esempi di eccellenza da cui si può sempre imparare qualcosa.
In passato ho avuto modo di prendere come esempio il velocista paraolimpico Oscar Pistorius. Non ho indugi nell’affermare che abbia dimostrato nella sua vita di avere determinazione, fiducia, volontà, abnegazione, atteggiamento vincente, forza interiore ecc. e che quindi potesse valer la pena di modellarlo per apprenderne le strategie di eccellenza. Lo penso tutt’ora! Tuttavia, il recentissimo tragico episodio che lo ha visto protagonista ci ha letteralmente sbattuto in faccia la “debolezza umana”. Sono dei campioni… ma comunque esseri umani, con tutte le loro fragilità.
Non intendo giustificare nè tantomeno assolvere Pistorius per lo sciagurato atto di cui si è macchiato, ma sto riflettendo (ad alta voce) su tre cose che ritengo possano essere interessanti:
- La prima è proprio legata alla fragilità dell’uomo. Non c’è niente da fare, per quanto forti e determinati, dobbiamo essere consapevoli del fatto che c’è sempre qualcosa o qualcuno più forte di noi, in determinati contesti. Come Superman, per definizione uomo indistruttibile, viene messo in ginocchio dalla Criptonite, ognuno di noi deve tenere presente che non è invulnerabile. Abbiamo tutti dei punti deboli, delle fragilità e dobbiamo proteggerli, il più possibile.
- La seconda invece ha a che vedere con l’imprevedibilità della vita. In ogni istante la nostra vita potrebbe cambiare nel bene e/o nel male. Nel caso di Pistorius, in pochi attimi si sono “stravolti” i destini apparenti di almeno due persone: la ragazza uccisa e lui. Una vita prematuramente interrotta, e l’altra tragicamente rovinata. Chi avrebbe mai potuto pensare che un giovane di successo e apparentemente “equilibrato” come lui potesse essere capace di un gesto tanto folle?
- La terza è che la vita è il campo di gioco più difficile di tutti. Non c’è disciplina sportiva che sia in grado di sfidarci tanto quanto è in grado di fare la vita. Se non ti alleni costantemente, se non impari a conoscere le “regole del gioco”, se non ascolti i suoi messaggi, se non rimani con i piedi ben incollati a terra… lei sa come vincere la sfida.
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Poi, vado su Youtube e guardo un video di un altro campione sportivo. Roberto Baggio (il Divin Codino) legge sul palco dell’Ariston durante il Festival di Sanremo, una lettera scritta da lui stesso per i giovani.
E’ emozionato come un bimbo, fa tenerezza.
Parla di Passione, Gioia, Coraggio, Successo e Sacrificio!
Una lettera semplice, umile, senza virtuosismi letterari e parole forbite. Una lettera che non suona a verità, ma che si sente provenire dal profondo del cuore.
Un esempio di campione anche nella vita? Non lo so, io glielo auguro, come auguro una vita da campione ad ognuno di noi.
Una cosa è certa, la partita non finisce finchè siamo in vita, e non possiamo abbassare la guardia, mai. Sia che ci troviamo in vetta alla cima o sprofondati sotto terra… tutto può ancora succedere.
Lo sport non solo forgia il carattere delle persone, ma lo rivela anche!!!
Molto spesso lo sport si è macchiato (e ahimè continua a farlo) di fatti e fattacci di cui si fa fatica a sentirsi fieri. Comportamenti anti sportivi, poco etici, furbetti, maliziosi, opportunistici e talvolta addirittura truffaldini.
Qualcuno dice che lo sport è anche fatto di queste cose, che non siamo tutti uguali e che, soprattutto, l’unica cosa che veramente conta è vincere! Per cui, vale tutto… o quasi!
In parte è vero! Nello sport agonistico l’importante è vincere. Il secondo non viene ricordato… Sono logiche che conosco benissimo. Chi chiede il mio aiuto in qualità di coach, lo fa perchè vuole vincere, ed io alleno la sua mente a fare tutto il possibile a tale scopo, ma esiste sempre un limite.
Ammettere un errore, denunciare una irregolarità a proprio svantaggio non è contemplato nella logica della vittoria ad ogni costo e ha senso interrogarsi su quanto ciò sia giusto oppure no, tuttavia lungi da me emettere giudizi e sentenze in merito e mi limito a segnalare due diversi “modelli del mondo”.
Già, perchè si tratta proprio di due diverse visioni del mondo e dello sport nello specifico. Se da una parte è vero che lo sport educa le persone al sacrificio, al lavoro duro, alla competizione, ecc. dall’altra parte è altrettanto vero che lo sport da alle persone l’opportunità di manifestarsi. Ognuno con le proprie prerogative personali: forza interiore, grinta, sensibilità, correttezza e quant’altro.
Con tutti gli esempi negativi che riempiono le colonne dei rotocalchi sportivi, ogni tanto, spicca qualche episodio che varrebbe la pena segnalare anche sui giornali (ma che ovviamente nessuno si fila).
Qui in basso un breve video di un gesto che ci fa ben sperare nell’animo leale delle persone. Vale la pena di vederlo.
Racconta di una gara podistica in cui, a pochi metri dall’arrivo, il corridore in testa si ferma pensando di aver già superato il traguardo, e il corridore dietro di lui, sopraggiungendo alle sue spalle, non lo supera e lo spinge a tagliare il traguardo per primo.
La domanda che mi faccio è: si sarebbe comportato nello stesso modo se si fosse trattata di una finale olimpica? A te l’ardua sentenza, io non lo so, ma preferisco rimanere con il dubbio e con questa immagine di altri tempi nella mente.
Scampati anche alla profezia Maya, mi chiedo: quale nuovo spauracchio troveremo? Fai come me…
Ogni cosa ha un inizio e una fine. 
E’ la magìa della vita. In natura, si nasce, ci si sviluppa, e poi lentamente si appassisce fino a morire. Anche in economia, in politica, nel business… Nulla è per sempre, nel bene e nel male.
E’ presumibile quindi che anche il nostro pianeta debba avere una fine e la profezia Maya (quella del famigerato 21-12-2012) sembrava possedere tutte le caratteristiche per riscuotere credibilità, e in effetti l’ha riscossa in tutto il pianeta. Basta digitare su Google “profezia Maya” o “21-12-2012” per rendersi conto di quanto abbia attecchito l’ipotesi della fine del mondo.
Il 21 dicembre però è già passato e, a meno che non si tratti di un piccolo ritardo acquisito in migliaia di anni (eheheh), per ora il pericolo è scampato. Ci toccherà andare avanti, vivere anche il 2013 e darci da fare affinchè possa essere un anno ricco e abbondante di soddisfazioni e belle cose.
Mi chiedo tuttavia quale altra scusa riusciremo a trovare per distrarci dalle cose che contano e dalle nostre responsabilità. Quale altro motivo di ansia e rassegnazione adotteremo pur di non agire con lungimiranza e determinazione? C’è già chi dice che la fine del mondo predetta dai Maya in realtà sarà il prossimo febbraio… Mah!
Per noi che tutto sommato alle profezie decidiamo di non dare credito, è tempo di pensare al nuovo anno che verrà e archiviare quello appena terminato.
Non ho idea di come sia stato per te questo 2012: bello, brutto, avvincente, noioso, fortunato o nefasto… di fatto si sta concludendo e volenti o nolenti ce lo dovremo lasciare alle spalle.
Lasciarsi alle spalle qualcosa non significa cancellarlo, ma solo riporlo dietro. Tenerlo a disposizione come esperienza vissuta da cui trarre insegnamento. Non è sempre facile, lo sappiamo tutti, ma è la cosa migliore. Chissà quante cose di questo anno passato vorresti cancellare e quante invece le vorresti rivivere ogni giorno. In entrambi i casi, non sarà possibile. Il passato deve stare là dov’è. Il futuro a sua volta deve stare là in fondo alla strada. Tanto arriverà! Mentre il presente… ahhhhhh… il presente. Quello si che conta.
Una volta ad un corso mi hanno fatto notare una cosa. In auto abbiamo uno specchietto retrovisore per tenere d’occhio ciò che succede dietro di noi, e un parabrezza enorme per vedere dove stiamo andando. Ecco, nella vita bisognerebbe fare la stessa cosa. Guardare bene dove dobbiamo/vogliamo andare, e ogni tanto buttare un’occhio al passato. Non il contrario. Questo ci consente di raggiungere le nostre mete, il nostro destino. Ma non dobbiamo dimenticare che il viaggio rappresenta il presente.
Il segreto dei saggi (un giorno lo saremo anche noi
) sta proprio nel saper godere del viaggio con grande consapevolezza, passione e presenza a se stessi.
Ma torniamo a noi. Rimane il fatto che il 2012 si sta esaurendo e il 2013 è pronto per cominciare.
Si chiude un ciclo e se ne apre uno nuovo. Ancora una volta la natura ci mette di fronte alle sue regole. Non possiamo rimandare. Le stagioni iniziano e poi finiscono. I pianeti compiono i loro giri e poi ritornano al punto di partenza per ricominciare ancora, e ancora e poi ancora. Si spera il più a lungo possibile.
Anche questo ci insegna qualcosa. Fintanto che non chiudiamo i cicli che vanno chiusi, non riusciremo mai ad aprirne uno nuovo. Fatture aperte con persone, situazioni… con se stessi. Vanno chiuse.
Se vogliamo iniziare il 2013 con la giusta spinta d’inizio, dobbiamo chiudere il 2012.
Fai come me…
Io, come ogni anno, mi concederò una sessione di coaching molto speciale con un coach molto speciale: me stesso!
- Analizzeremo l’anno appena trascorso estraendone le cose belle e le cose brutte; successi e fallimenti.
- Troveremo gli insegnamenti più importanti per ogni fallimento ed ogni esperienza dolorosa.
- Ancoreremo le esperienze positive rendendole delle vere e proprie risorse.
- Metteremo dietro le spalle il tutto conservando gli insegnamenti e le risorse tratte dal 2012.
- Anticiperemo con la mente il 2013 immaginando tutto il meglio che vorrò aspettarmi da esso.
- Infine scriveremo una lettera di intenti per il 2013. La apriremo il prossimo dicembre, per vedere cosa, di ciò che avevamo scritto, saremo riusciti a realizzare.
Come programma non mi sembra così male, no?
Amici dell’ECA (Ekis Club Alumni) rimanete sintonizzati sulla nostra pagina riservata di Facebook… mi sa che sto preparando qualcosa per voi. Magari questa sessione di coaching la registro e ne faccio un video per ognuno di voi.. Cosa ne pensate?
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Infine, colgo l’occasione per augurare a tutti Buone Feste e naturalmente un 2013 ricco di tutto ciò che si possa desiderare: salute, denaro, amore, soddisfazioni… ma non nel senso che vi arrivi un pacchetto pieno di soldi, salute, ecc.
Vi auguro invece che la vita vi dia l’opportunità! L’opportunità di guadagnare molto denaro; l’opportunità di stare in salute; l’opportunità di esprimere, manifestare e ricevere amore; l’opportunità di togliervi tutte le migliori soddisfazioni che desiderate.
Auguro che il 2013 dia a tutti noi l’opportunità di manifestare la forza di Dio che è in noi.
Starà poi a noi darci da fare per sfruttare appieno le opportunità.
Altro che balle!
Un caldo abbraccio a tutti.
BEAUTIFULDAY 2012: Il Mondo alla Rovescia! Ho realizzato un sogno.
Che ci faccio dietro la porta d’ingresso al palco del teatro dal Verme di Milano, ben vestito, con un microfono ad archetto mentre saltello sul posto muovendo le mani proprio come se stessi saltando alla corda? E perchè sento addosso tutta questa adrenalina? Perchè mi sento come un centometrista ai blocchi di partenza della finale olimpica?
Ah… sì… perchè sto per realizzare un sogno!
C’è buio in sala… parte il video di inizio del corso. Sento la musica forte. I bassi mi vibrano nello stomaco… vuoto, perchè non ho toccato cibo a colazione. La sala è gremita. Prima ho sbirciato un po’ dalla porta che dà sui camerini. Ad occhio e croce ci sono oltre 1200 persone.
Davanti a me c’è l’Anto, la più brava e affascinante direttrice di palco che potessi desiderare, con le cuffie e l’interfono che sta dando ordini alla regìa di aprirmi il microfono. Appena finisce il video tocca a me.
C’è anche Milo, manager dell’evento, con una pila in mano. Dice che vuole illuminarmi i primi passi verso il palco buio… è un’usanza in queste occasioni.
Il video finisce, parte la musica programmata per il mio ingresso e stavolta, a far vibrare la mia pancia non sono i bassi della musica, ma i battiti del mio cuore.
In pochi istanti mi trovo in piedi in mezzo al palco e vengo investito da un’onda d’urto pazzesca. Tutta quella gente che non smette più di applaudire, chiamarmi e sorridermi… ed io che faccio questo mestiere da quasi un quarto di secolo, mi ritrovo per l’ennesima volta emozionato e piacevolmente vulnerabile.
Mi ci vuole qualche istante prima di creare l’alchimìa giusta per dare il meglio, e qui il mestiere mi viene finalmente in aiuto
Il corso prende vita e io acquisto la verve e il ritmo necessari a tenere il pubblico sempre attento e vivece.
Presento gli ospiti uno ad uno e loro da veri professionisti non deludono le aspettative.
Lauro Lenzoni. Mi sembrava di avere al fianco Benigni: un toscanaccio doc, entusiasta, esplosivo ed… ecologico! Bello duettare con lui. Coinvolgente!
Andrea Grassi. Volevo che desse contenuti di valore concreto immediatamente fruibili per i manager, gli imprenditori e i professionisti in sala, ed ha mantenuto la parola come sempre. Come direbbe lui… ficcante!
Alessandro Mora. Voci di corridoio dicono che si sia superato. Ha fornito grande contributo dal
mondo della PNL in maniera simpatica ed elegante. Una conferma!
Francesca Braglia. Ha distrutto il mito delle proteine animali e degli zuccheri in soli 20 minutisconvolgendo, forse, le convinzioni della maggior parte dei presenti. Incisiva!
Marco Berry. Oltre a intrattenere e divertire il pubblico lo ha anche emozionato e commosso, toccando corde sensibili per ogni essere umano. Travolgente.
Roberto Pesce. Ha tradotto concetti finanziari in termini accessibili e fruibili da chiunque, affinchè potessero acquisire maggiore consapevolezza finanziaria. Una certezza!
Linus. Si è concesso in un’intervista molto bella, franca, diretta, essenziale e decisamente ricca di spunti, nella quale ognuno poteva trovare spazi di immedesimazione. Uno di noi!
Igor Sibaldi. Con ironia e semplicità quasi disarmanti ha tenuto a bocca aperta l’uditorio strappando alla fine un’emozionante standing ovation. Fantastico!
Stefano Monticelli. Che dire… tra il serio e il faceto è riuscito anche questa volta a commuoversi e a commuovere. Saggio, lungimirante e tremendamente vero. Immancabile!
Tutto fila
via liscio come l’olio grazie ad un’organizzazione pressochè perfetta e a una squadra di veri professionisti all’opera e questo non fa altro che dare ancora maggior valore al sogno oramai divenuto realtà.
Mi sento supportato in ogni cosa: quando esco dal palco c’è chi mi accompagna in camerino, chi si preoccupa di portarmi della frutta, o qualsiasi altra cosa. In camerino avevo uno schermo dal quale seguivo chi stava parlando per non perdermi nulla dell’evento anche nei miei momenti di “relax”.
A un certo punto, in camerino, mentre mi stavo aggiustando la camicia davanti allo specchio, scorgo l’immagine di Alessandro che nell’area del back stage e dei camerini nel frattempo “rubava” immagini bellissime del “dietro alle quinte”, splendidamente documentate poi nel suo canale Facebook.
A bordo palco, lo Zio Giuse in tempo reale è riuscito a documentare l’intera giornata postando sul profilo Facebook del Beautifuldayekis i momenti salienti del corso, dando così continuità al magnifico intervento che aveva appena fatto al telefono su radiodeejay anticipando l’inizio dell’evento.
Sento gli ospiti rilasciare la loro intervista appena usciti dal palco e ogni volta provo forte gratitudine per quello che dicono circa l’evento e la mia persona.
Se penso a chi ha diretto e gestito tutto sto ambaradam… mi chiedo come abbia fatto… anzi appena incontro Milo glielo chiedo di persona
Nel frattempo nel foyer del teatro ci sono i ragazzi dello staff che attutiscono l’impatto dei corsisti in vari momenti; a partire dal ritiro del materiale didattico e il badge di accesso, fino all’impatto generato dalle centinaia di iscrizioni al programma IMPARA DAI CAMPIONI E IMPARA DAI CAMPIONI DELLA VENDITA! La Sabri e i suoi ragazzi del sales sono stati impeccabili.
Ah, che dire poi dell’emozione provata quando, tra le svariate offerte proposte per l’acquisto del quadro che l’artista Emanuele Sferruzza Moszkovicz ha donato al Beautifulday, mi comunicano la più alta che si aggiudica l’opera: 2.000 euro che Raimondo Esposito e tutto il Gruppo Re decidono di versare alla MarcoBerryOnlus.
Già perchè, come se non bastasse, tutto questo ben di Dio di giornata, ha anche raccolto e donato in beneficenza una somma di denaro di tutto rispetto (la cui entità sarà precisata proprio in questi giorni).
Quando arrivo agli attimi finali del corso, al termine della visualizzazione scoppia il finimondo. Il pubblico apre gli occhi… e il nostro staff è tutto lì… raccolto dietro il palco pronto a salutarlo e a prendersi da lui il più fragoroso degli applausi come tributo per lo straordinario impegno profuso durante la giornata.
Abbracci, sorrisi, celebrazione pura… e mentre Milo cerca di sottrarmi dalle braccia amiche del pubblico che salendo sul palco voleva salutarci, realizzo quanto la mia vita sia speciale e circondata di persone che mi vogliono bene. Troppo bello per farmi portare via… così distraggo Milo e poi mi fiondo giù nel foyer per salutare (quasi uno a uno) gli ospiti che defluivano. Glielo dovevo, era il minimo.
Seduto sulla poltrona del camerino, stanco e con un sorriso ebete stampato sul volto, sento i complimenti, vedo i sorrisi, sento le pacche sulla spalla… ma non ascolto, non guardo… sono solo con me stesso. Il sogno si è realizzato e sta già scorrendo via, entrando nella mia storia, nel mio passato. Qualcosa che potrò raccontare forse un giorno ai miei figli. Qualcosa troppo bello per non andare in replica!
La madre degli imbecilli è sempre incinta.
Facebook è una realtà virtuale che restringe gli spazi. Avvicina le persone mettendole in contatto tra loro. Ti permette di conoscerle, ancorchè in forma virtuale, e di frequentarle.
Puoi sapere cosa fanno, cosa pensano, quali sono le loro abitudini, i loro amici… e loro possono fare lo stesso con te.
Certo non deve e non può sostituirsi alla conoscenza “dal vivo”, altrimenti sarebbe drammatico, ma approcciato nel giusto modo può aiutarci ad arricchire la nostra rete di amicizie e conoscenze.
Personalmente lo uso soprattutto per lavoro promuovendo le mie attività e creando network con le persone. Dunque pubblico una minima quantità di info personali e una notevole quantità di info professionali. Ho accordato l’amicizia ad oltre 5000 persone (superando la soglia massima concessa da Facebook) e raccogliendo altrettanti “Mi Piace” sul profilo pubblico.
Pubblico delle “notizie sponsorizzate” (si chiamano così) che vengono viste da oltre 300.000 persone!!!!!
Se penso a cosa si doveva fare in passato (negli anni ’80-’90) per mettersi in contatto diretto con altrettante persone, mi viene male al solo pensiero.
Tutto ciò, oltre a rappresentare una grande opportunità di business rappresenta anche una grande opportunità per analizzare e conoscere meglio il comportamento delle persone.
Ricevo messaggi e commenti ai post che pubblico quotidianamente, e la maggiorparte di questi sono di persone che commentano semplicemente, salutano, si scambiano idee, ecc.
Poi, invece ci sono commenti allucinanti. Ci sono persone che scrivono (spesso anche con modi maleducati e/o volgari) commenti aggressivi, denigratori e puramente distruttivi, il più delle volte (praticamente sempre…) ingiustificati.
Lasciando da parte la sostanza dei contenuti che davvero non è interessante, mi fermo invece a riflettere su: “perchè” queste persone si comportano così?
Il “Perchè” si può declinare in due modi: causa e scopo.
La Causa. Cosa spinge le persone a prendersi la briga di scrivere delle righe rispetto a qualcosa che apparentemente non gli interessa? A casa mia, se qualcosa non mi interessa non ci perdo tempo, passo e vado oltre. In mezzo a centinaia/migliaia di altri post non mi metto a perdere del tempo a commentare, a meno che non pensi di dare del contributo e del valore, allo scopo di migliorare qualcosa. Di sicuro non mi fermo per disprezzare. Eppure c’è chi lo fa!
Lo Scopo. Qual è la finalità per la quale lo fanno? Che risultato vogliono raggiungere? Qual è lo scopo del disprezzo? Qual è lo scopo della denigrazione; dell’offesa; dell’insulto? Non ci vuole una cima per comprendere che sono atteggiamenti e comportamenti distruttivi, per cui mi viene da pensare che lo scopo sia appunto quello di danneggiare. Che brutta vita deve fare chi va in giro adoperandosi per danneggiare il prossimo… no?
Un’ulteriore riflessione che facevo è riguardo a chi è oggetto di queste azioni. Di solito sono persone che stanno “facendo qualcosa”, nel senso che si stanno impegnando nel realizzare un risultato specifico. Sono persone che agiscono, che cercano di costruire qualcosa.
Più ti muovi e più rumore fai.
Più rumore fai e più desti attenzione… anche quella degli imbecilli!
Baumgartner si lancia da 39.068 metri. I limiti sono fatti per essere superati.
Proprio in questi giorni Ekis e il sottoscritto, hanno tenuto un addestramento ad una selezione dei migliori coach che in questi ultimi anni sono usciti dal Master in Coaching. L’addestramento verteva proprio sui limiti. Come superare i propri limiti e, ovviamente, come allenare gli altri a fare altrettanto.
Esistono evidentemente dei limiti che sono oggettivi, reali. In alcuni casi addirittura materiali; li puoi toccare. Eppure, oggi più che mai, i limiti che più ci trattengono dal realizzare i nostri sogni ed obiettivi, non sono quelli oggettivi, ma quelli soggettivi. Ossia, quelli mentali. Quelli che ci costruiamo noi stessi attraverso i nostri pensieri. Quei pensieri che poi diventano le nostre convinzioni più profonde, alle quali diligentemente il nostro inconscio risponderà coerentemente.
La maggiorparte delle persone attribuisce a cause esterne i propri insuccessi, le proprie sconfitte e le proprie frustrazioni. Il mio capo è un imbecille… la crisi… l’economia… la politica… l’educazione ricevuta… e, per chiudere in bellezza, la sfiga!
La mancanza di denaro, di conoscenze giuste, di cultura, di informazioni… la mancanza di tempo a disposizione… tutti limiti che oggettivamente possono esistere, ma che raramente costituiscono la vera ragione di fallimento nella realizzazione personale e professionale.
Qualsiasi limite oggettivo, viene nutrito e rinforzato dai nostri pensieri e dalle nostre convinzioni. Sono quest’ultimi che dobbiamo imparare ad affrontare e a superare. Sono i nostri limiti mentali che vanno abbattutti per primi; così facendo riusciremo a trasformare i limiti oggettivi in semplici ostacoli da superare o addirittura in veri punti di forza.
Certo bisogna sapere come si fa. Come è possibile abbattere un limiti nella nostra mente? Beh tanto per cominciare bisogna prendere atto che un limite è tale fintanto che non viene superato, e tutti i limiti prima o dopo vengono superati. Difficile da credere ma è così. Cento anni fa, se qualcuno avesse detto che sarebbe stato possibile parlare e vedersi da un apparecchietto piccolino (un iPhone nda) lo avrebbero preso per pazzo. Se poi avesse detto anche che un giorno, una voce da una scatoletta avrebbe potuto dare le indicazioni da seguire per raggiungere qualsiasi destinazione di viaggio (navigatore nda) lo avrebbero arso vivo!!!
Eppure, noi oggi, sperimentiamo tutto ciò come se fosse la cosa più scontata della terra.
Tutto ha potuto avere creazione solo dopo che qualcuno (appartenente alla community del mondo alla rovescia) ha osato immaginarlo nella sua mente.
E’ notizia di poche ore fa, che l’atleta e paracadutista austriaco Felix Baumgartner (43 anni) si è lanciato da oltre 39 km di altezza. In caduta libera per ben oltre 4 minuti e superando la barriera del suono (1000 km/h). Un’impresa pazzesca che dimostra per l’ennesima volta che i limiti sembrano fatti per essere superati.
Mi viene da dire: ma ci te lo fa fare? Ma a che serve?
Però penso al fatto che quando qualcuno abbatte un limite, anche apparentemente senza senso, sta dando un segnale forte all’intera umanità. Come fecero i fratelli Wright nel 1903 quando a Kitty Hawk fecero volare per la prima volta un aereo da loro costruito.
I limiti esistono, eccome se esistono. Lo sappiamo tutti. Ma è dentro di noi il limite più grande. E’ quello che dobbiamo avere il coraggio di affrontare e di superare. Proprio come deve aver fatto anche Felix Baumgartner.
Benvenuto nel mondo alla rovescia!
Venerdì sono stato a Forte dei Marmi per un appuntamento di lavoro e ne ho approfittato per rivedermi, dopo qualche anno, con un caro amico: Lauro Lenzoni.
Ci siamo messi al bordo della piscina di un bell’albergo della riviera, e sotto un piacevole e tiepido sole ci siamo intrattenuti con la voglia di raccontarci l’evoluzione delle reciproche vite. Lui è diventato papà di due splendidi bimbi e sta ottenendo un grande successo lavorativo. Sono decisamente felice per lui.
Stavamo lì a parlare di noi delle nostre vite, quando poco alla volta ci siamo scoperti entrambi appartenere ad un “mondo alla rovescia“. Si proprio così, hai letto bene: un mondo alla rovescia fatto di atteggiamenti e comportamenti decisamente “diversi” e non convenzionali.
Quando solitamente le persone riposano, spesso noi lavoriamo.
Gli altri risparmiano sui costi e noi investiamo.
Non guardiamo la tv. Non conosciamo i protagonisti delle trasmissioni più note.
Non mangiamo quello che la maggiorparte della gente mangia o beve.
Per le reciproche attività, questo che è un momento di crisi diffusa, rappresenta invece un momento di grande crescita e risultati.
Forse è poco elegante da dire ma la maggiorparte della gente spende il proprio tempo a lamentarsi: noi no!
Trovarci fuori dalla zona di comfort non ci spaventa, anzi di solito ci eccita e motiva.
Lavorare ci diverte e non rappresenta “solo un dovere”.
Il mondo insegna ed educa i bambini a non fare errori ad evitare i fallimenti: noi no, anzi! Che li facciano, perchè è l’unico modo per imparare ad avere successo nella vita.
Spesso e volentieri ci accorgiamo di andare contro corrente e fare esattamente quello che tutti gli altri non fanno.
Non vorrei tuttavia essere mal compreso. Non si tratta di auto celebrazione, nè tantomeno di un atteggiamento spocchioso di chi si sente meglio degli altri. Proprio no. Parliamo con la gente, incontriamo entrambi moltitudini di persone ogni anno e confrontarsi in maniera aperta e critica è una cosa che avviene in termini naturali. Prendiamo atto che la nostra vita e l’atteggiamento nei confronti di essa, sono sensibilmente diverse da quelle dei più.
Non so bene come giudicare tutto ciò, forse un giorno scoprirò di non aver capito nulla della vita… chi lo sa!!? Al momento attuale però, mi reputo privilegiato e decisamente orgoglioso di questa mia vena “controcorrente”.
Con Lauro è stata una escalation pazzesca. Più ne parlavamo e più tiravamo fuori esempi a conferma di ciò.
Ci guardiamo, e pensiamo che in realtà quello che chiamo “il mondo alla rovescia” dovrebbe essere quello dritto e viceversa, ma va bene lo stesso. E’ giusto che ogni persona scelga come vivere la propria vita, seguendo i propri valori e le proprie convinzioni. Mi rimane tuttavia il dubbio circa quanto le persone siano consapevoli. Se la loro scelta sia davvero tale o sia una “finta scelta”, condizionata da poche persone che hanno infinite motivazioni affinchè le cose vadano esattamente così.
E tu? In quale mondo vivi? Lascia un tuo commento.
Italia Loves Emilia: io… non c’ero!
22 settembre 2012. Mega concertone al campo volo di Reggio Emilia. ITALIA LOVES EMILIA a favore dei terremotati emiliani. Ci sono tutti: Luciano Ligabue, Jovanotti, Zucchero, Litfiba, Giorgia, Elisa, Fiorella Mannoia, Baglioni, Negramaro, Biagio Antonacci, Nomadi, Renato Zero. Mancava solo il Komandante. Assente giustificato (o quasi).
Da ogni dove d’Italia sono arrivate al campo volo 150.000 persone, ben più di quante la città di Reggio Emilia ne conti come residenti. Strade bloccate dalla sera prima, auto posteggiate in ogni parte della città. Fiumane di persone che convergevano nello stesso punto come attirate da un potente magnete.
L’evento dell’anno. Una cosa mai vista prima.
Sapevo del concerto ma nella stessa data avevamo fissato il follow up del corso “Padre Ricco Tour” con Robert Kiyosaki e sarebbe stato altamente improbabile riuscire a terminare in tempo utile per vedere il concerto da capo a fondo.
Ieri c’è stato il follow up (che tra l’altro è andato benissimo) e con Roberto Pesce, Massimo Golfarelli e Fabrizio Mentone abbiamo letteralmente travolto di contenuti le 100 persone presenti, sforando clamorosamente nei tempi.
Alla fine sono uscito dall’hotel che erano praticamente le nove e nell’aria c’era un’energia particolare. Sono salito in auto per raggiungere la Silvia e i bimbi per cenare insieme. Tiro giù i finestrini e sento in lontananza la musica. Mi ero quasi dimenticato del concerto.
Sento la voce di Baglioni che canta “Via“. I bambini mi chiedono cosa sia tutto questo rumore che si sente e glielo spiego.
E’ un concerto
E chi canta?
Cantano tutti i migliori cantanti italiani. Lo fanno per raccogliere fondi per i terremotati. Lo fanno per loro.
Più ne parliamo e più capisco quale errore abbia commesso nel non prendere i biglietti. Mi viene voglia di andare là davanti al campo volo a respirare un po’ di quella energia, ma il piccolo Michele, mezzo addormentato sui sedili dietro, invoca il suo letto e chiede di andare a casa. Ne ha ben donde piccino, è tutto il giorno che è sballottato avanti e indietro e reclama un po’ di tranquillità.
Decido comunque di provare ad avvicinarmi di più, ma le strade sono tutte transennate e proprio non si riesce. Ci accontentiamo di quel che sentiamo dai finestrini… mentre ci allontaniamo in direzione di casa.
Accendo la radio e sento che tutte le radio sono sintonizzate sul concertone. Non solo. Trasmettono tutti da un unico studio allestito in loco con i dj delle varie emittenti che si danno il cambio a turni. FANTASTICO. Questa insolita cooperazione ha qualcosa di magico. Più ascolto e più mi rendo conto della portata dell’evento e più mi rammarico per non essermi organizzato a dovere.
Arrivati sottocasa Alice mi chiede se possiamo rimanere in auto a sentire in radio il concerto. Ora c’è Jova; i bimbi lo adorano.
Facciamo di meglio. Corriamo su, accendo Sky e compro la visione del concerto, 10 euro che vengono interamente devoluti alla causa. FANTASTICO.
Accendiamo la tv e ci godiamo lo spettacolo tutti sul divano. E’ tardi, è notta fonda per i bimbi. Non ci sono abituati ma era un evento speciale.
Mi viene in mente la canzione di Jova “Mario“, dedicata al padre. Quando dice che, quando era bimbo, il papà lo aveva portato a quella “festa al contrario” (i funerali della scorta di Moro nda) che lui non scorderà mai più. Chissà, se i bimbi si ricorderanno di questa serata insolita, assonnati ma presenti, a guardare un concerto in tv con mamma e papà.
Ci ripromettiamo tutti che la prossima volta saremo più organizzati e che in qualche modo ci saremo.
Tutti quegli artisti sullo stesso palco, tutti insieme per un’unica causa… le radio unite e coese anche loro per la stessa causa… 150.000 persone presenti all’appello… 50.000 che hanno acquistato la visione su Sky migliaia di reggiani radunati fuori dal campovolo… milioni di ascoltatori alle radio… queste cose mi commuovono, mi entusiasmano e mi rendono fiducioso per il futuro. E’ la prova che quando serve e lo vogliamo davvero possiamo cooperare tutti insieme.























