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1 marzo 2012

Sport e etica a braccetto: siamo disposti ad accettare e pagare i prezzi che comporta?

In questi giorni si parla molto di etica nel calcio. Cesare Prandelli, CT della nazionale, lascia fuori Balotelli per le sue intemperanze in campo (leggi qui). Il Varese calcio lega i contratti ad un codice etico (leggi qui). Gli articoli sulle controversa dichiarazione di Gigi Buffon sul gol-non gol nella partita Juve-Milan di qualche giorno fa… (leggi qui)

… insomma per un motivo o per l’altro si parla di etica e… l’Italia si divide. C’è chi dice sì e chi dice no. C’è chi ritiene certi episodi  al limite della decenza e chi invece li ritiene normali o comunque accettabili nel mondo del calcio.

Non entro nel merito di cosa sia per me giusto o sbagliato, ancorchè mi senta di parteggiare per coloro che sono abbastanza stufi di certi atteggiamenti. Voglio però invitarre a riflettere sul fatto che l’etica, ahimè, spesso male si accompagna con il business e con la “legge del risultato ad ogni costo”. Non sono rassegato, intendiamoci, e apprezzo enormemente gli sforzi di Prandelli, del Varese e di chiunque voglia promuovere uno sport valoriale, anche perchè se qualcuno non prende posizioni nette e non agisce di conseguenza, non si potrà mai cambiare la situazione.

Detto ciò, sono curioso di sapere se queste persone avranno la forza di seguire le proprie intenzioni anche quando (e se) i risultati volteranno le spalle. Ad esempio. Non convocare Balotelli, che per quanto sia una testa calda è indubbiamente uno dei giovani di magior talento, potrebbe penalizzare fortemente le performance della nazionale. E allora mi chiedo, se Prandelli avrà la forza di seguire la propria linea di condotta (che ripeto apprezzo e condivido pure) anche in caso di sconfitte sul campo.  Questa mia riflessione è quantomai attuale visto che la nazionale (priva appunto di Balotelli) ha appena perso l’amichevole con gli Stati Uniti. I giornali hanno immediatamente sottolineato la cosa (leggi qui).

Educare le persone all’etica quando non sono abituate a seguirne una, è decisamente difficile. Costa. Costa in termini di energie, sforzi, tempo e… ahimè in questi casi anche denaro. Rinunciare al talento per privilegiare l’atteggiamento può richiedere prezzi prestazionali e di risultati molto alti. Credo che ne valga la pena ovviamente, ma solo se si guarda in avanti con un’ottica di lungo periodo. Sul breve può diventare fortemente penalizzante. Avremo la forza di resistere e di pagare il prezzo?

Io tifo per Prandelli & co. Sogno un calcio, e più in generale, uno sport più etico e, perchè no, formativo, come lo sport dovrebbe comunque essere.

La realtà e l’esperienza insegnano che dove c’è business l’etica non è ben vista, ma questo non deve essere una scusa per non darsi da fare in quella direzione. Anzi! Per me è aberrante che dei giocatori si vendano le partite. Eppure, questo è un cancro che prospera e che si nutre di persone che personalmente reputo stupide e di bassa autostima che si lasciano convincere.

Il comportamento dei giocatori e degli operatori dello sport (allenatori, dirigenti, giornalisti ecc.) influenzano quello degli appassionati, legittimando o condannando qualsiasi comportamento anche da parte dei tifosi. Giustificare comportamenti violenti in campo, e poi condannare quelli sugli spalti è un’incoerenza che non porta a nulla. Aria fritta.

A cosa serve stupirsi o indignarsi di fronte a comportamenti irresponsabili di calciatori e tifosi quando gli stessi giornalisti si comportao da scalmanati? Guarda questo:

E allora, avanti tutta con l’etica. Dicevo all’ultimo Beautiful Day: “Dovremmo sforzarci tutti di comportarci in maniera un po’ più etica”.

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