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Articoli Recenti

14
set

Valentino Rossi, un successo che dura da vent’anni.

Si dice che la cosa più difficile non sia tanto saper raggiungere il successo, quanto invece saperlo mantenere nel tempo.

Con la vittoria di oggi nel gran premio di San Marino a Misano, IL DOTTORE ha collezionato la sua 107 esima vittoria. Sono quasi vent’anni che Vale calca le piste di mezzo mondo collezionando vittorie su vittorie.

Ci ha abituati a sfide mozzafiato tenendoci incollati alla tv fino all’ultima curva.

Oggi, davanti al suo pubblico, nella pista dietro casa sua, ci ha regalato l’ennesima grande emozione.

Ecco un successo vero. Non ce n’era bisogno, perché ha già ampiamente dimostrato di essere un assoluto fuoriclasse, ma noi che amiamo la figura dell’eroe dal coraggio inossidabile e dall’atteggiamento mentale del Campione (con la C maiuscola) apprezziamo questo suo ennesimo successo.

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14
lug

Qualunque cosa la mente di una persona può concepire e credere, la può anche ottenere.

La storia dell’umanità è piena di esempi che dimostrano che tutte le cose sono difficili, prima di diventare facili.

Non solo. Addirittura, abbiamo un’infinità di dimostrazioni del fatto che ciò che oggi sembra impossibile, domani potrebbe realizzarsi. Questo, grazie alla mente visionaria di alcune intraprendenti persone che hanno avuto il coraggio di immaginare e credere possibile anche ciò che tutto il mondo, da sempre, ha reputato o reputa impossibile.

I fratelli Wright (i primi a volare), Leonardo Da Vinci, Edison, Roger Bannister, Marting Luther King, Madre Teresa, Steve Jobs, ecc.

Inconsciamente, spinti dalla propria passione, hanno sfruttato il potere della loro mente per andare oltre le convinzioni radicate nella cultura di intere popolazioni, nonché della propria. Sono riusciti a immaginare l’inimmaginabile. Hanno osato pensare a ciò che ancora non esisteva, come se potesse esistere, e l’hanno realizzato davvero.

Nel mio piccolo, attraverso la mia attività di coaching e di training, aiuto le persone a immaginare se stessi e la propria vita migliore, più bella, più ricca… molto più appassionante di quanto non lo sia mai stata in passato, e sapete cosa? Il più delle volte ci riescono davvero. Assisto a vere e proprie magìe, a trasformazioni che sembravano impossibili.

Guardate questo filmato. Ha dell’incredibile. Ma forse proprio per questo, abbiamo motivo di pensare che forse… un giorno…

Buona visione.

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30
giu

Vuoi essere un leader? Lo dici davvero? Conosci il prezzo da pagare?

Si fa un gran baccano quando si parla di leadership e di leader.

Spesso si guardano le persone di successo con atteggiamento sognante o in qualche caso con invidia, pensando a quanto piacerebbe anche a noi avere lo stesso livello di successo e realizzazione economica, professionale e sociale. Quasi mai si pensa a ciò che è necessario fare per arrivare a quei risultati.

Per esperienza posso dire che i prezzi della leadership sono principalmente due: la Congruenza tra ciò che si dice e ciò che si fa; e laResponsabilità.

Ad esempio, tutti vorrebbero essere a capo di qualcuno piuttosto che stare agli ordini di qualcuno, ma non tutti sono disposti a pagare il prezzo che questo comporta.

Ammetto ad esempio che, personalmente, ci sono delle volte che non sono disposto o capace di pagare il prezzo e altre volte sì. Quando vengo meno alla congruenza o alla responsabilità, perdo carisma e autorevolezza nei confronti di me stesso e delle altre persone.

Per quanto riguarda la Congruenza, possiamo dire che sembra facile ma non lo è affatto. Significa il più delle volte, dover rappresentare il modello di riferimento, l’esempio da seguire per poter fare bene. Si dice che un bravo leader debba guidare le altre persone con il proprio esempio.

Guidare con l’esempio significa non potersi permettere molti atteggiamenti e comportamenti che, per quanto comodi, facili e sacrosanti, non siano di esempio per gli altri.

Essere Responsabili  significa sentirsi letteralmente incaricato di far accadere le cose che devono accadere al fine di raggiungere gli obiettivi, e rispondere in prima persona (nel bene e nel male) dei risultati ottenuti.

Ti sembra poco?

Ora, prima di desiderare davvero ciò che ammiri/invidi alle altre persone, sei sicuro di essere disposto/a a pagare il prezzo della congruenza e della responsabilità?

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19
mag

Manuale per la Gestione dei Giovani Calciatori

Calcio, calcio e ancora calcio.

In Italia non si parla d’altro, e non mi riferisco al fabbisogno di calcio che il nostro organismo richiede per la salute del nostro sistema osseo.

Ovviamente mi riferisco al football.

Il calcio è uno sport bellissimo, appassionante, anche se, ahimè, intossicato da mille fattori.

Al Salone del Libro di Torino

Insieme ad un amico, Jean Christophe Cataliotti, avvocato e procuratore di calciatori, abbiamo deciso di scrivere un libro per aiutare i genitori dei giovani promettenti calciatori (ma anche gli allenatori e i procuratori stessi) nella gestione non facile dei propri figli aspiranti campioni.

Il libro è diviso in due parti:

la prima, scritta da Jean, sulle questioni giuriidiche (vincoli, cessioni, contratti, procure, diritti e doveri); la seconda, scritta da me, sulle questioni psicologiche, motivazionali.

Ne è uscito un libro molto bello ma soprattutto molto utile per chi appunto vive questo tipo di situazione.

Ecco qualche estratto dall’introduzione della mia parte:

Si dice che il problema maggiore nello sport a livello giovanile, sia rappresentato da… i genitori!

Ovviamente escluso i presenti, ossia me e te.

A parte la facile battuta e il rischio effettivo di farmi qualche nemico tra i lettori del libro, la mia affermazione evidentemente provocatoria, si basa su reali feedback ricevuti da tantissimi allenatori, atleti e genitori stessi, e questo non solo nel calcio, ma in tutti gli sport.

Posso affermare senza timore di smentita che le ingerenze dei genitori, pur mosse da splendide intenzioni, spesso producono effetti disastrosi. Anche quando queste avvengono nella totale inconsapevolezza da parte degli autori….

… Com’è possibile che i genitori, che sono i primi a volere il bene dei propri figli, finiscano per penalizzarli?

Beh, ogni caso andrebbe analizzato a sé. Non esiste una causa unica. Inoltre tutto sommato non è così importante comprenderlo. La cosa più importante da sapere è come fare per evitarlo e per far sì che la volontà propositiva di aiutare i propri figli si riverberi concretamente sui ragazzi, ottenendo il risultato desiderato.

Questa parte del libro si pone lo scopo di aiutare i genitori (ma anche tutti gli educatori e operatori sportivi a contatto diretto con i ragazzi) a rappresentare un valore aggiunto per atleti e allenatori. Una vera e propria risorsa per il loro successo.

A tale scopo affronteremo alcuni temi particolarmente sensibili come la comunicazione, la motivazione, la fiducia in se stessi e molti altri ancora. E li affronteremo mettendoci, noi genitori (eh si perché lo sono anch’io), in gioco in prima persona.

Ti avviso, non sarà facile. È decisamente più facile rimanere fermi nelle proprie convinzioni di non influire mai negativamente sui propri figli, piuttosto che assumersi la responsabilità e mettersi in discus- sione direttamente.

Potresti provare, durante la lettura, delle resistenze inconsce che ti porteranno a dire:

«Beh, ma io non faccio così…»
«No, no io non interferisco…»
«Mio figlio sa perfettamente quel che intendo dire quando…»

«Io non rientro tra questi genitori…»

In effetti questo libro è per genitori «illuminati», che desiderano veramente il bene dei propri figli. Lo desiderano al punto di mettersi così tanto in discussione da, se necessario, fare un passo indietro e rima- nere nell’ombra. Non è indispensabile farlo ma a volte è l’unica cosa sensata.

Ho visto consumarsi scene davvero terribili con protagonisti genitori assolutamente sopraffatti dalle proprie emozioni mal gestite.

Ho sentito genitori spiegare ai figli dettagli tattici e tecnici come se fossero navigati esperti del settore, pur non essendolo.

Ho sentito genitori commentare in maniera «colorita» le scelte degli allenatori in presenza dei propri figli.

Potrei riempire pagine e pagine di esempi. Spero che vorrai credermi quando ti dico che le stesse persone citate negli esempi, erano pronte a giurare di essere dei genitori «atipici» cioè che non esercitavano alcuna influenza sull’attività agonistica dei propri ragazzi. Persone completamente inconsapevoli.

La maggior parte dei genitori con cui ho avuto a che fare in qualità di coach, mi ha dipinto una situazione molto diversa dalla realtà dei fatti.

La questione è che è pressoché impossibile che un genitore non abbia influenze sui propri figli. Anche nei casi in cui i genitori si disinteressavano completamente dell’attività dei ragazzi, veniva esercitata comunque un’influenza, volenti o nolenti. Anche la totale assenza di interesse esercita influenza. Anche il silenzio parla, e spesso nasconde molte parole.

Dato questo come presupposto iniziale, ossia che un genitore esercita volente o nolente influenza sui propri figli, allora tanto vale sforzarsi di farlo in maniera positiva e costruttiva rispetto a quelli che sono gli obiettivi e le aspirazioni del ragazzo.

Nelle prossime pagine, senza avere l’ambizione di esaurire il discorso, verranno affrontati e proposti argomenti, strategie e tecniche per riuscire a trarre il massimo dai propri figli nella maniera meno invasiva possibile, aiutando quindi gli allenatori e gli operatori professionisti nel loro arduo ma grato compito.

Ah, un’ultima cosa. Se sei un genitore anche tu, sforzati di non sentirti ferito o mortificato da quanto leggerai ogni volta in cui ti sentirai chiamato in causa. Non è mia intenzione giudicare il tuo operato di genitore, ci mancherebbe altro, ne ho già abbastanza per me stesso, tuttavia, come noterai proseguendo la lettura, sarò molto diretto e critico nei confronti di at- teggiamenti e comportamenti che spesso sono proprio tipici di noi genitori e che ritengo fortemente «tossici» per i nostri figli, sia da un punto di vista sportivo e agonistico che da un punto di vista puramente educativo.

Non volermene.
Ti auguro buona lettura.

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20
apr

Chi fa da sè fa per tre… anche per quattro e per cinque!

Una vita passata a motivare la gente a fare squadra, a creare team affiatati al grido di: “nessuno di noi è meglio di tutti noi”.

Eppure, ci sono circostanze in cui vale proprio il contrario… come la vita insegna, gli assoluti vengono SEMPRE smentiti.

Questo incipit solo per presentare il video che segue, dove evidentemente la protagonista dimostra talento, capacità e iniziativa tali da permetterle di fare da sola… beh, non vi anticipo nulla.

Guardatevi il video e ditemi che ne pensate.

Approfitto di questo video per condividere una riflessione che ho fatto dopo aver sentito questa ragazza. Il mondo è pieno di persone di talento e spirito di iniziativa. Un tempo chi non riusciva a ottenere successo era destinato a rimanere un perfetto sconosciuto. Oggi no!

Sono felice che “la rete” possa permettere a tutti di manifestarsi e di farsi conoscere da tutto il mondo. Un’opportunità in più per condividere il proprio talento con gli altri e per realizzare il proprio sogno di successo.

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16
mar

Un bimbo davanti ad uno schermo rappresenta il progresso? Ma anche no!

Un rapporto pubblicato dal Parlamento Europeo, riporta un dato decisamente inquietante.

Nei primi 7 anni di vita un bambino passa complessivamente 1 anno di vita fissando uno schermo (computer, tablet, tv, Play station, telefonino, ecc.).

Non è terribile?

Se togliamo le ore di sonno, e i primissimi mesi di vita nei quali (mi auguro) non credo che un bimbo stia davanti alla tv o al computer, il dato assume una dimensione tragica.

Vero che i bimbi di oggi sono figli di questi tempi e che sembrano già preparati e pronti all’uso della tecnologia, ma nei primi sette anni di vita… un anno intero davanti allo schermo…

Ho motivo di pensare che questo accada per svariati motivi, tra cui:

- i genitori non riescono a dedicare loro il tempo necessario e usano tv, giochi e computer per tenerli occupati

- i genitori sono distratti e non si accorgono della quantità di tempo esagerata che i figli passano davanti allo schermo

- i genitori pensano che tuttosommato sia un bene e che si tratti di uno strumento educativo

- i genitori non ritengono la cosa così grave, e quindi non necessita di alcun intervento correttivo

In ogni caso, si tratta di una responsabilità dei genitori.

Il mio è un appello ai papà e alle mamme… fateli muovere, giocare, correre, saltare, cantare… portateli all’aria aperta, ma non lasciateli davanti alla tv, non mettetegli in mano il tablet, e non storditeli con i giochi elettronici… abbiate la cura e l’amore di tutelarli.

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6
mar

Alimentazione e salute. Non c’è sordo peggiore di chi non vuol sentire.

Come si fa a discutere il fatto che l’alimentazione è in stretto collegamento con la nostra salute? Solo un folle lo farebbe. Possiamo invece discutere su come l’alimentazione incida sulla nostra salute, cosa ci fa bene e cosa ci fa male, ma non sicuramente sul fatto che le due cose siano collegate.

Sono anni (tanti) che sostengo con vigore l’importanza di prendersi cura di sè e della propria esistenza a partire dalla cura della propria salute, attraverso l’attività fisica, i pensieri e l’alimentazione. Attorno a questo concetto ho anche costruito un seminario bellissimo (VITALITY COACHING) nel quale aiuto le persone a diventare i primi responsabili della propria salute e vitalità.

In questa giornata di sole (finalmente), che prelude alla primavera oramai prossima, sto pensando a mio papà. Quasi due anni fa lo accompagnai dall’oncologo (un primario di rilievo) che guardando le sue analisi gli prospettò il suo protocollo (che mi guardo bene dal giudicare) come unica cosa sensata da fare per provare a risolvere il suo grave problema.

Riservai per ultima la domanda che per tutto il tempo della visita, avrei voluto rivolgergli: “dottore, mi scusi, lei ritiene che sia opportuno fare qualcosa in merito all’alimentazione di mio padre?”.

Avevo curiosità di sapere che rilievo dava allo stile di vita del paziente, poichè non gli aveva rivolto nemmeno una domanda in merito.

Lui mi guardò con un’aria indecifrabile, come se gli avessi chiesto se fosse meglio prendere l’autostrada o la strada statale per tornare a casa. Della serie: “e che ci azzecca?”.

Mi rispose per pura cortesia qualcosa della serie: “no, lasci stare, non centra nulla”.

Ovviamente non ero d’accordo ma, il medico era lui, e mio padre scelse di seguire il protocollo.

Non esiste controprova, non sappiamo cosa sarebbe successo se avesse invece scelto un’altra via, e per questo motivo mi rassereno pensando che ognuno di noi sceglie ciò che ritiene e sente più giusto e che probabilmente quella era la sua strada.

Tuttavia un po’ ci penso e mi chiedo come è possibile che nel 2014, con le evidenze scientifiche a disposizione, agli studenti in medicina non venga insegnato nulla rispetto alla nutrizione e alla salute?

Come è possibile che un medico non indaghi (e non cerchi di intervenire se necessario) sulle abitudini alimentari e di vita del paziente?

Come si fa a non prendere in minima considerazione lo stile di vita se il fine ultimo è aumentare tutte le possibilità di sopravvivenza?

Poi mi girano un link di un video, lo guardo e… lasciamo stare!

Vabbè, sono il primo a dire che non possiamo fare di un caso una ricetta, ma se ascolti bene le parole della dottoressa intervistata qualche domandina viene da farsela. No?

APPELLO A TUTTE LE PERSONE A CUI VOGLIO BENE:

Vi prego, potete fare qualcosa per prendervi cura voi stessi della vostra salute?

Potete fare un po’ di attività fisica (di rilievo) ogni giorno?

Potete nutrire pensieri positivi e di amore in maniera predominante rispetto ai pensieri negativi?

Potete smettere di mangiare (spesso consapevolmente) roba che vi fa male e alimentarvi un po’ meglio?

Sapete, io vi voglio bene e vorrei sapervi sani, vitali e felici.

Ho detto una cazzata?

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24
feb

Coaching on the road #21. É meglio AVERE qualcosa, o é meglio REALIZZARE qualcosa?

Il successo è un viaggio non una destinazione.

Questa Coaching on the road parla dell’importanza di avere opportunità per dimostrare quanto valiamo.

Buona visione e, come sempre, lascia un tuo commento.

Dicci come la pensi tu.

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13
feb

Coaching on the road #20. Il potere delle abitudini

Poichè siamo tutti “schiavi delle abitudini”, nessuno si senta escluso. Ognuno di noi può creare abitudini nella propria vita allo scopo di migliorarla e renderla un capolavoro.

Guarda il video e scrivi la tua opinione in merito.

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3
feb

Fognini trascina l’Italtennis ai quarti di finale di Coppa Davis

Fabio Fognini, vince i suoi due incontri di singolare e, insieme a Simone Bolelli, vince anche il doppio, conquistando così i tre punti necessari ad archiviare la “questione argentina” e proiettarsi al prossimo incontro che si giocherà in casa contro l’Inghilterra di Andy Murray.

Non sono stati incontri facili, tutt’altro eppure Fabio, forse contro le aspettative di tanti suoi detrattori, ha dimostrato tutto il suo talento ed anche una personalità che oramai si sta manifestando con prepotenza.

Fabio è cresciuto, maturato, e sta imparando a domare quei lati del suo carattere che in passato lo hanno penalizzato. Non sarà mai un “tranquillo” ma questo per lui non è sempre negativo, anzi. La sua grinta e la sua determinazione attingono energie anche da questa inquietudine interiore che, se gestita bene come sta facendo, lo aiuterà a togliersi molte soddisfazioni. E le toglierà anche a noi tifosi.

Io sono qui che aspetto.

Qualche anno fa, mi invitarono come opinionista in una trasmissione sportiva su SKY. C’era anche il mitico Rino Tommasi. Sono cresciuto con i suoi appassionanti commenti sulla boxe e sul tennis. Lo adoravo.

Mi chiese del mio lavoro e io gli raccontai del lavoro che stavo facendo con Fabio. Lui mi disse che non sarebbe mai emerso. Secondo lui non aveva testa, aveva un pessimo carattere e non possedeva nemmeno tutto quel talento. Forse poteva  diventare un buon giocatore, intorno al 30° posto ma mai un top 10″.

Beh ora è al n°15 e pare che il meglio debba ancora venire.

Al di là di ciò, sono davvero felice di vedere l’ennesimo sogno che si realizza.

Bravo Fabio.

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