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Articoli Recenti

20
apr

Chi fa da sè fa per tre… anche per quattro e per cinque!

Una vita passata a motivare la gente a fare squadra, a creare team affiatati al grido di: “nessuno di noi è meglio di tutti noi”.

Eppure, ci sono circostanze in cui vale proprio il contrario… come la vita insegna, gli assoluti vengono SEMPRE smentiti.

Questo incipit solo per presentare il video che segue, dove evidentemente la protagonista dimostra talento, capacità e iniziativa tali da permetterle di fare da sola… beh, non vi anticipo nulla.

Guardatevi il video e ditemi che ne pensate.

Approfitto di questo video per condividere una riflessione che ho fatto dopo aver sentito questa ragazza. Il mondo è pieno di persone di talento e spirito di iniziativa. Un tempo chi non riusciva a ottenere successo era destinato a rimanere un perfetto sconosciuto. Oggi no!

Sono felice che “la rete” possa permettere a tutti di manifestarsi e di farsi conoscere da tutto il mondo. Un’opportunità in più per condividere il proprio talento con gli altri e per realizzare il proprio sogno di successo.

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16
mar

Un bimbo davanti ad uno schermo rappresenta il progresso? Ma anche no!

Un rapporto pubblicato dal Parlamento Europeo, riporta un dato decisamente inquietante.

Nei primi 7 anni di vita un bambino passa complessivamente 1 anno di vita fissando uno schermo (computer, tablet, tv, Play station, telefonino, ecc.).

Non è terribile?

Se togliamo le ore di sonno, e i primissimi mesi di vita nei quali (mi auguro) non credo che un bimbo stia davanti alla tv o al computer, il dato assume una dimensione tragica.

Vero che i bimbi di oggi sono figli di questi tempi e che sembrano già preparati e pronti all’uso della tecnologia, ma nei primi sette anni di vita… un anno intero davanti allo schermo…

Ho motivo di pensare che questo accada per svariati motivi, tra cui:

- i genitori non riescono a dedicare loro il tempo necessario e usano tv, giochi e computer per tenerli occupati

- i genitori sono distratti e non si accorgono della quantità di tempo esagerata che i figli passano davanti allo schermo

- i genitori pensano che tuttosommato sia un bene e che si tratti di uno strumento educativo

- i genitori non ritengono la cosa così grave, e quindi non necessita di alcun intervento correttivo

In ogni caso, si tratta di una responsabilità dei genitori.

Il mio è un appello ai papà e alle mamme… fateli muovere, giocare, correre, saltare, cantare… portateli all’aria aperta, ma non lasciateli davanti alla tv, non mettetegli in mano il tablet, e non storditeli con i giochi elettronici… abbiate la cura e l’amore di tutelarli.

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6
mar

Alimentazione e salute. Non c’è sordo peggiore di chi non vuol sentire.

Come si fa a discutere il fatto che l’alimentazione è in stretto collegamento con la nostra salute? Solo un folle lo farebbe. Possiamo invece discutere su come l’alimentazione incida sulla nostra salute, cosa ci fa bene e cosa ci fa male, ma non sicuramente sul fatto che le due cose siano collegate.

Sono anni (tanti) che sostengo con vigore l’importanza di prendersi cura di sè e della propria esistenza a partire dalla cura della propria salute, attraverso l’attività fisica, i pensieri e l’alimentazione. Attorno a questo concetto ho anche costruito un seminario bellissimo (VITALITY COACHING) nel quale aiuto le persone a diventare i primi responsabili della propria salute e vitalità.

In questa giornata di sole (finalmente), che prelude alla primavera oramai prossima, sto pensando a mio papà. Quasi due anni fa lo accompagnai dall’oncologo (un primario di rilievo) che guardando le sue analisi gli prospettò il suo protocollo (che mi guardo bene dal giudicare) come unica cosa sensata da fare per provare a risolvere il suo grave problema.

Riservai per ultima la domanda che per tutto il tempo della visita, avrei voluto rivolgergli: “dottore, mi scusi, lei ritiene che sia opportuno fare qualcosa in merito all’alimentazione di mio padre?”.

Avevo curiosità di sapere che rilievo dava allo stile di vita del paziente, poichè non gli aveva rivolto nemmeno una domanda in merito.

Lui mi guardò con un’aria indecifrabile, come se gli avessi chiesto se fosse meglio prendere l’autostrada o la strada statale per tornare a casa. Della serie: “e che ci azzecca?”.

Mi rispose per pura cortesia qualcosa della serie: “no, lasci stare, non centra nulla”.

Ovviamente non ero d’accordo ma, il medico era lui, e mio padre scelse di seguire il protocollo.

Non esiste controprova, non sappiamo cosa sarebbe successo se avesse invece scelto un’altra via, e per questo motivo mi rassereno pensando che ognuno di noi sceglie ciò che ritiene e sente più giusto e che probabilmente quella era la sua strada.

Tuttavia un po’ ci penso e mi chiedo come è possibile che nel 2014, con le evidenze scientifiche a disposizione, agli studenti in medicina non venga insegnato nulla rispetto alla nutrizione e alla salute?

Come è possibile che un medico non indaghi (e non cerchi di intervenire se necessario) sulle abitudini alimentari e di vita del paziente?

Come si fa a non prendere in minima considerazione lo stile di vita se il fine ultimo è aumentare tutte le possibilità di sopravvivenza?

Poi mi girano un link di un video, lo guardo e… lasciamo stare!

Vabbè, sono il primo a dire che non possiamo fare di un caso una ricetta, ma se ascolti bene le parole della dottoressa intervistata qualche domandina viene da farsela. No?

APPELLO A TUTTE LE PERSONE A CUI VOGLIO BENE:

Vi prego, potete fare qualcosa per prendervi cura voi stessi della vostra salute?

Potete fare un po’ di attività fisica (di rilievo) ogni giorno?

Potete nutrire pensieri positivi e di amore in maniera predominante rispetto ai pensieri negativi?

Potete smettere di mangiare (spesso consapevolmente) roba che vi fa male e alimentarvi un po’ meglio?

Sapete, io vi voglio bene e vorrei sapervi sani, vitali e felici.

Ho detto una cazzata?

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24
feb

Coaching on the road #21. É meglio AVERE qualcosa, o é meglio REALIZZARE qualcosa?

Il successo è un viaggio non una destinazione.

Questa Coaching on the road parla dell’importanza di avere opportunità per dimostrare quanto valiamo.

Buona visione e, come sempre, lascia un tuo commento.

Dicci come la pensi tu.

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13
feb

Coaching on the road #20. Il potere delle abitudini

Poichè siamo tutti “schiavi delle abitudini”, nessuno si senta escluso. Ognuno di noi può creare abitudini nella propria vita allo scopo di migliorarla e renderla un capolavoro.

Guarda il video e scrivi la tua opinione in merito.

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3
feb

Fognini trascina l’Italtennis ai quarti di finale di Coppa Davis

Fabio Fognini, vince i suoi due incontri di singolare e, insieme a Simone Bolelli, vince anche il doppio, conquistando così i tre punti necessari ad archiviare la “questione argentina” e proiettarsi al prossimo incontro che si giocherà in casa contro l’Inghilterra di Andy Murray.

Non sono stati incontri facili, tutt’altro eppure Fabio, forse contro le aspettative di tanti suoi detrattori, ha dimostrato tutto il suo talento ed anche una personalità che oramai si sta manifestando con prepotenza.

Fabio è cresciuto, maturato, e sta imparando a domare quei lati del suo carattere che in passato lo hanno penalizzato. Non sarà mai un “tranquillo” ma questo per lui non è sempre negativo, anzi. La sua grinta e la sua determinazione attingono energie anche da questa inquietudine interiore che, se gestita bene come sta facendo, lo aiuterà a togliersi molte soddisfazioni. E le toglierà anche a noi tifosi.

Io sono qui che aspetto.

Qualche anno fa, mi invitarono come opinionista in una trasmissione sportiva su SKY. C’era anche il mitico Rino Tommasi. Sono cresciuto con i suoi appassionanti commenti sulla boxe e sul tennis. Lo adoravo.

Mi chiese del mio lavoro e io gli raccontai del lavoro che stavo facendo con Fabio. Lui mi disse che non sarebbe mai emerso. Secondo lui non aveva testa, aveva un pessimo carattere e non possedeva nemmeno tutto quel talento. Forse poteva  diventare un buon giocatore, intorno al 30° posto ma mai un top 10″.

Beh ora è al n°15 e pare che il meglio debba ancora venire.

Al di là di ciò, sono davvero felice di vedere l’ennesimo sogno che si realizza.

Bravo Fabio.

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14
gen

Educare i bambini è una grande responsabilità. Chi si sente pronto?

In questi giorni ragionavo sul fatto che il mio blog, attivo dal 2006, ha raccontato bene o male un po’ tutto di me, della mia famiglia, delle mie passioni, del mio lavoro.

Cari amici, sapete davvero tante cose di me e della mia vita, oramai mi conoscete alla perfezione.

Tra i tanti argomenti di cui mi sono occupato e su cui ho condiviso il mio punto di vista ve ne è uno al quale sento di tenere particolarmente: l’educazione dei bambini.

Sapete che ho due bimbi (Alice e Michele) e che la loro comparsa, non casuale, nella mia vita, è stata una vera e propria benedizione. I figli vengo al mondo per farci crescere e io mi sono fatto prendere per mano. Tuttavia, non dimentico che il mio ruolo nei loro confronti è preciso e di grande responsabilità.

Devo aiutarli a far si che sappiano trovare il loro posto nel mondo, ed avere tutti gli strumenti che servono per realizzare una vita felice, sana e di soddisfazione.

Un compito straordinario ma anche molto difficile. La società in cui viviamo non ci aiuta più di tanto. Non tutela nè i bimbi (anzi li cerca come consumatori) nè i genitori in quanto tali.

Oggi è facile ingannarsi e somministrare ai bimbi informazioni, giochi, cibi, intrattenimenti che sono fatti sì ad hoc per loro, ma non con scopi educativi, bensì puramente commerciali e consumistici. Anche i bimbi rientrano nei piani e nei budget delle aziende e dei governi.

I bambini sono bambini e il loro lavoro è crescere bene. Per fare ciò hanno bisogno di quel che UN BIMBO NECESSITA.

Mi hanno segnalato un video molto bello che ho guardato con attenzione e che mi ha profondamente emozionato. Riguarda la scuola Waldorf di Rudolf Steiner (di cui il mio punto di vista ho espresso più volte in altri post) e ve lo propongo perchè merita proprio la pena.

E’ in inglese, ma le immagini non hanno bisogno di traduzione alcuna.

Fatemi sapere qual è il vostro punto di vista a riguardo.

Come vi sentite come genitori?

Sentite la responsabilità della loro educazione?

Vi sentite sufficientemente preparati alle molteplici responsabilità come genitori?

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9
gen

Queste dannate meravigliose abitudini

Da qualche mese a questa parte ho installato l’abitudine di andare a correre ogni mattina con il cane.  Di solito mi alzo alle 7, sveglio i bimbi e mentre si vestono gli preparo la colazione. Poi, accompagno l’Alice a scuola, Michele all’asilo e infine, mi fermo con la Briciola al parco del Crostolo per correre una mezz’oretta.

Ovviamente per fare ciò sono costretto a uscire di casa già vestito da corsa. Nel mio caso: tutina aderente da corsa; scarpette, berretto e guanti (c’erano 3 gradi) tutto rigorosamente nero. Sembro un becchino affusolato.

Oggi, non so per quale motivo, quando sono entrato in asilo, ho destato l’attenzione e la curiosità di alcuni genitori. Chi mi chiedeva se mi stessi preparando ad una gara, chi mi diceva se mi pagassero per farlo e chi si congratulava per la mia costanza: “Correre ogni mattina che sia bello o brutto caldo o freddo non è da tutti.”

Credo di aver liquidato tutti con qualche sorriso e poche parole ermetiche (come è mio costume fare nda), ma poi mentre correvo ci ho ripensato sù.

Sì in effetti ci vuole costanza e volontà, ma mi rendo conto che non ne ho dovuta mettere molta per farlo. Un po’ nei primi giorni, ma poi sempre meno perchè ne ho fatto un’abitudine e l’ho inserita nella routine di tutti i giorni.

Mi rendo conto che per me che faccio il mental coach è stato immediato il pensiero di farne un’abitudine, perchè so che non c’è nulla di più forte sul lungo periodo.

La motivazione, la volontà e la determinazione possono servire per iniziare e per superare i momenti in cui non ne hai voglia, ma non possono sostenere sul lungo periodo un’attività quotidianamente affaticante. Troppo dispendioso.

Così sono partiti una serie di pensieri dai quali è scaturita l’idea di scrivere questo post.

Che l’essere umano sia “schiavo delle abitudini” è fondamentalmente un dato di fatto, ma di solito si usa questa espressione con un’accezione negativa, come se avere delle abitudini radicate e consolidate fosse un male.

La realtà è che andrebbe considerato il fatto che le abitudini non sono ne positive, ne negative. Dipende!

Ad esempio, se ti portano a risultati di pregio e soddisfazione, si tratta di abitudini buone e viceversa.

La cosa che so per certo è che qundo individui un’attività che ti porta a risultati positivi, se riesci a trasformarla in un’abitudine hai fatto bingo!!

Già, è proprio questo il segreto.

Il più delle persone reagisce a situazioni che non vanno, con vere e proprie fiammate. Vuoi per orgoglio, vuoi per insofferenza si attivano agendo anche oltremisura. Di solito però queste fiammate, divampano impetuose per poco tempo e poi si spengono, e normalmente tutto torna come prima.

Se riesci a fare di un’attività positiva un’abitudine costruirai poco alla volta il tuo successo. Vuoi sapere come si fa? Ti interessa?

Ok!

Ecco 5 passi fondamentali:

1. Individua l’attività che vuoi fare con continuità.

2. Inizia a farla! Questo è il punto crucuale dove c’è bisogno di motivazione e volontà. In questa fase ti suggerisco di cominciare “morbido”, facile. Il tuo inconscio non deve associare troppa fatica e/o dolore all’attività, quindi meglio cominciare piano piano. Rendila piacevole.

3. Inserisci l’attività in una routine possibilmente già rodata. Incastra la nuova azione all’interno di un meccanismo già avviato. Questo ti permette di renderlo fluido e scorrevole all’interno della quotidianità della tua vita.

4. Poco alla volta aumenta l’intensità e portati al livello desiderato. Sfidati ogni tanto e supera il tuo limite. Spingiti un po’ più in la (ogni tanto) facendo sempre attenzione a non renderlo “spiacevole”.

5. Focalizzati sulla soddisfazione e il piacere che provi dopo averlo fatto. Sii fiero. Sentiti orgoglioso per aver creato un’abitudine nuova e positiva nella tua vita.

A questo punto il gioco è fatto!

Vuoi avere la prova del fatto che sia diventata un’abitudine? Molto semplice. La sola idea di non poterlo più fare ti dovrebbe dare fastidio.

Potranno capitarti giornate in cui non ne avrai voglia. Qualche volta ci può stare e puoi anche permetterti di “saltare” qualche appuntamento, ma fai attenzione a non perdere mai l’abitudine.

Quando non ne hai voglia, devi metterci motivazione e volontà. In questi casi il mio segreto è… non pensarci e agire. Mi vesto e continuo a fare la mia routine anche se non lo vorrei fare. Una volta che sono fuori e inizio a correre, tutto torna normale.

Personalmente

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4
dic

Beautiful Day 2013. Veloce retrospettiva.

Sono le 19,02 del 4 dicembre. E’ mercoledì e sono nel mio ufficio. Sono tutti andati a casa dopo un’ennesima giornata di lavoro molto appassionante.

Io rimarrò qui ancora qualche minuto prima di uscire, chiudere la porta e andare al campo da tennis per giocare con Gio (Giovanni Sposito).

C’è silenzio. Dai finestroni del mio ufficio si vedono le luci della città e anche i rumori delle auto sembrano attenuati dall’oscurità.

Ho appena ricevuto alcune foto del Beautiful Day e mentre le guardo, in questa atmosfera atipica per i nostri uffici, posso lasciare andare i pensieri, la mente e le emozioni legate a quella magnifica giornata.

Continuo a ricevere email, msg, post, sms di persone (amiche e non) che mi ringraziano e fanno i complimenti per il magnifico evento che siamo stati in grado di mettere su.

Sì, se mi metto nei panni di un partecipante anch’io rimarrei piacevolmente colpito dalla maestosità dell’evento. Nell’ambito della formazione è veramente raro vedere una cosa simile.

In effetti a pensarci, siamo stati impegnati nella progettazione, e realizzazione dell’evento per svariati mesi. Decine (non le ho contate) sono state le persone coinvolte per far sì che nulla fosse lasciato al caso. E alla fine siamo riusciti nell’intento.

Ora che l’evento è alle spalle, e posso con lievità, tirare qualche somma, sento un profondo senso di soddisfazione, mista ad orgoglio e gratitudine. In realtà c’è molto di più, ma credimi, faccio difficoltà a verbalizzare tutto.

Penso all’entusiasmo dei “giorni prima” dell’evento. Quello che mi rendeva impaziente e per il quale non vedevo l’ora che arrivasse il 1° dicembre.

Penso alla tensione nei camerini poco prima di iniziare. Il vociare della sala strapiena che attendeva l’inizio. La musica del filmato introduttivo, e infine la musica degli U2 sulla quale sono salito sul palco. Gli applausi e la marea di persone che sorridenti mi stavano dando il loro benvenuto.

Da lì in avanti è stato tutto molto più semplice, anche perchè gli speaker sono stati talmente bravi da superare qualsiasi aspettativa.

Andrea Grassi, chiaro, diretto e innovativo nello spiegare la rivoluzione dell’approccio alla vendita del suo libro/seminario VENDITA 3.0

Franco Bolelli, disarmante, sferzante e maledettamente bravo nel proporre la sua visione del cambiamento e dell’evoluzione.

Richard Romagnoli, semplicemente fantastico e travolgente nel coinvolgere 1.200 persone alla scoperta della risata “spintanea”.

Roberto Pesce, unico, come nessun altro riesce a essere, quando parla di denaro, risparmi, guadagni e ricchezza.

Igor Sibaldi, sorprendente, ironico e concretamente spirituale.

Riccardo e Fedor, semplici, puri, disarmanti.

Alessandro Mora, bravo ed efficace. Ha condotto per mano la platea in un viaggio lungo la timeline della vita.

Stefano Monticelli, simpatico, caldo e, per la prima volta, decisamente salito in cattedra con puntuali suggerimenti per fare nostro il prossimo futuro.

Ognuno di loro ha fatto la differenza dando un vero contributo di valore alla giornata, tuttavia sento il dovere di ringraziare tutte le persone che hanno lavorato dietro le quinte. E’ grazie a loro che l’evento si è potuto realizzare. E’ grazie a loro se i partecipanti si sono sentiti avvolti e coccolati. E’ grazie a loro che tutto è andato come doveva andare.

Per evitare una lista infinita di nomi, col rischio di dimenticarne qualcuno, mi limito a citarne uno solo per tutti: Milo Bazzocchi.

Grazie!

E tu, c’eri?

Chi ti è piaciuto di più?

Cosa ti è piaciuto particolarmente?

Hai idee per il Beautiful Day del prossimo anno?

Facci sapere.

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19
nov

Quando le cose nascono con una bella energia.

Per capire se un progetto andrà bene o male, ho imparato ad andare alla fonte e analizzare con quali intenzioni, energie e presupposti ha avuto origine l’idea. Ovviamente non è una regola infallibile ma devo dire che nella mia esperienza si è spesso rivelata utile ed efficace.

Nella mia vita le cose “tirate per i capelli” (detto da me poi…) o nate senza un cuore pulsante di belle intenzioni non sono mai state un granchè, mentre tutto ciò che è scaturito naturalmente come riverbero di belle energie, e positive intenzioni sono decollate senza alcuna fatica.

Beh, il Beautiful Day è una di queste.

Dopo 8 anni ed altrettante edizioni svolte dalla sua nascita, il progetto continua ad evolversi, a generare profitti (che vengono devoluti in beneficienza) e a fare del bene a tantissime persone. L’energia che si avverte prima, durante e dopo l’evento è pazzesca.

Ricevo costantemente email, messaggi di persone che non vedono l’ora che arrivi il fatidico giorno, consapevoli che ne riceveranno tangibili benefici.

A volte mi dimentico quasi di queste cose. E’ il mio lavoro, che adoro letteralmente, eppure non sempre sono consapevole dell’effetto benefico che ha sulle persone. Me ne accorgo proprio quando ricevo feedback di questo tipo.

E allora lasciate che vi ringrazi tutti dal profondo del cuore. GRAZIE! Le vostre parole sono un vero balsamo per il cuore e nutrimento allo stesso tempo.

Quest’anno,  per l’edizione Beautiful Day 2013, abbiamo scelto un titolo che mi piace da matti: Ritorno al Futuro!

Ritorno al futuro perchè è tempo di tornare a guardare avanti, a progettare e a credere in un domani migliore. Non se ne può più di sentire gente che si lamenta e che rimpiange il passato. L’evoluzione non si può arrestare, ma dobbiamo saperla guidare con maestrìa, e possiamo farlo solo se sappiamo dove andare.

Ritorno al futuro perchè, prima con la mente possiamo immaginare il futuro che vogliamo vivere, e poi nella realtà torniamo passo dopo passo, verso quel futuro già vissuto nella nostra mente.

Vogliamo motivare, spronare, ispirare e sfidare i presenti a prendere in mano la propria vita e a costruire il proprio futuro, senza attendere che le cose cambino da sole o per intervento di chicessia. Ognuno è responsabile e artefice al tempo stesso della propria vita.

Mancano poco più di dieci giorni all’evento e inizio a sentire la carica e l’energia che cresce dentro di me (e attorno a me). proprio come un atleta che sente l’avvicinarsi della finale. Che bella sensazione. Che bella emozione.

Spero di vedervi tutti e di stringere la mano ad ognuno di voi, anche se non sarà facile visto che sono previste 1.200 presenti.

In attesa del 1° di dicembre, data dell’evento, mi piacerebbe leggere qualche commento di chi già si è iscritto e ha piacere di condividere un po’ delle emozioni, curiosità e aspettative legate al prossimo Beautiful Day. Così mi carico un po’!!

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